Cécile Kyenge ha gli occhi brillanti e la voce sicura: «No, l’Italia non è un paese razzista. E’ solo una minoranza quella che offende ed insulta, anche se così tanti insulti non me li aspettavo, mi hanno ferito, ma non mi fermeranno». Cécile Kyenge è il nuovo ministro per l’Integrazione e non solo non si è fermata davanti a chi in questi giorni ha scatenato contro di lei parole razziste per via della sua pelle scura, ma ha rilanciato immediatamente: «Sono nera e non di colore e lo dico con fierezza. Bisogna cominciare ad usare le parole giuste». Il ministro Kyenge si è presentata ieri per la prima volta davanti ai giornalisti per una conferenza stampa, il tono pacato e addolcito da una «erre» vagamente arrotata. Il presidente Enrico Letta ha scelto lei per gestire l’Integrazione e l’Immigrazione nel nostro paese e Cécile Kyenge non ha perso tempo: è intervenuta sui Centri identificazione ed espulsione (Cie). Deciso l’intervento del nuovo ministro: «Non si possono trattenere 18 mesi le persone dentro i Cie solo perché non hanno un documento o perché sono irregolari. Ci sono irregolarità e molte cose che vanno cambiate ». Per tutta la giornata erano fioccate su di lei attestati di solidarietà. I più attesi sono stati quelli che il premier e il vice premier le hanno fatto, insieme. Una nota congiunta, ufficiale quella di Enrico Letta e Angelino Alfano: «Siamo fieri di averla nel governo come ministro per l’Integrazione e le esprimiamo piena solidarietà a fronte degli attacchi razzisti che ha ricevuto». Congiunta anche la solidarietà che è arrivata al ministro Kyenge da due sue colleghe di governo, il ministro per l’Agricoltura Nunzia di Girolamo e il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin: «Le affermazioni razziste usate contro di lei sono gravissime e vanno contrastate». Anche dalla Lega sono arrivate parole, forse inattese. I più brutti insulti contro questo nostro nuovo ministro italo-congolese erano arrivati infatti da alcuni esponenti della Lega, ma il governatore della Lombardia Roberto Maroni è stato il primo a voler prendere le distanza dal suo compagno di partito Mario Borghezio. Ha detto Maroni: «Si può essere d’accordo o no con il governo, ma queste affermazioni razziste non ha senso farle perché si prestano solo a critiche senza alcun vantaggio ». A seguire a ruota Maroni ci ha pensato un altro governatore leghista, il veneto Luca Zaia. Un invito che ha il senso di un gentile gesto di riparazione, quello di Zaia: «Il ministro Kyenge venga a trovarci in Veneto, verrà accolta con tutti gli onori». Cécile Kyenge è una nera nata in una famiglia con trentotto fratelli ed è diventata medico oculista grazie agli studi che si è pagata tutta da sola. Lo ha raccontato in tv, nella trasmissione di Gad Lerner: «Nella mia famiglia mio padre ha studiato e anche tutte le donne hanno studiato. Quello che ci è stato trasmesso infatti è stato sempre il messaggio dell’importanza dell’istruzione, anche per le donne». Nel pomeriggio a portare la sua solidarietà a Cécile Kyenge ci aveva pensato anche il segretario della Cgil Susanna Camusso, in una nota estesa pure alla presidente della Camera Laura Boldrini, e insieme alla Camusso anche i medici stranieri, e le associazioni di immigrati, e l’Arci. Ma il ministro Kyenge non è rimasta ad ascoltare e si preoccupata della cittadinanza per gli immigrati. Non ha dubbi Cécile Kyenge: «Bisogna dare risposte ai tanti figli di stranieri che nascono e crescono in Italia e non si sentono nè italiani nè del Paese di origine dei loro genitori. Ma le cose si possono cambiare anche senza urlare ».

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