In Italia si discute di Imu, ma ci si dimentica che sulle bollette è operativo da sempre un prelievo «parafiscale» che vale tre volte la tassa sulla prima casa e che nel 2013 salirà a 13 miliardi di euro. Sono i cosiddetti «oneri generali di sistema » e i consumatori italiani li pagano principalmente (9,2 miliardi l’anno) per gli incentivi alle rinnovabili. Ebbene, lo scorso 24 aprile l’ex ministro Corrado Passera ha fissato le misure che consentiranno di sgravare le aziende che più usano l’elettricità (le «energivore ») di 600 milioni di tali oneri. Una misura in sé meritoria, finalizzata al sostegno della competitività del sistema industriale. Senonché i 600 milioni tolti alle imprese ricadranno in toto sulle famiglie e sulle piccole attività commerciali. L’aggravio potrebbe far salire la tariffa dell’elettricità tra l’1,5 e il 2% in uno dei prossimi trimestri. La novità ha messo sul chi va là anche l’Autorità per l’energia, da tempo assai sensibile sulla questione. «Il peso degli oneri di sistema sulle bollette dei clienti finali è diventato quasi insostenibile», commenta il presidente Guido Bortoni. Una situazione al limite del paradosso da quando, l’anno scorso, la componente «parafiscale » (ormai al 20% della bolletta) ha superato quella propriamente fiscale. Come se ne esce? «La soluzione non passa dal trasferimento sulla fiscalità generale, ma neanche dallo sgravio a favore di alcuni e a danno di altri» spiega Bortoni. Che aggiunge: «Bisognerà ridurre il monte oneri complessivo, e la chiave per farlo è la selettività. Segnaleremo molto presto al nuovo governo i termini della questione». La riduzione degli oneri in bolletta è l’uovo di Colombo ma come potrebbe avvenire? «Se ci sono rendite ingiustificate o extraprofitti vanno ridotti», si limita a dire il presidente dell’Autorità. Non ci vuole molta fantasia per individuare l’area che potrebbe entrare nel mirino: nel 2012 gli incentivi al solo fotovoltaico sono passati da 3,9 a 5,9 miliardi. L’incentivo dura vent’anni ma in tempi brevi garantisce una rendita pura, che potrebbe quindi essere rimessa in discussione. Certo, così l’Autorità si esporrebbe all’accusa di mortificare la «green economy» o di piegarsi alle pressioni dei produttori termoelettrici. «Nei fatti però siamo già intervenuti sul sistema delle rinnovabili, imponendo una maggior responsabilizzazione sul fronte della programmazione », spiega Bortoni. «Coprire» le energie rinnovabili quando non c’è sole o vento ha un costo per il sistema, che come tutte le altre uscite va in bolletta. Ma eolico e fotovoltaico non sono del tutto non programmabili. Ecco perché dal primo gennaio scorso chi tra i produttori «sfora» per più del 20% le proprie previsioni di produzione elettrica deve pagare dazio. Una «franchigia» che scenderà al 10% dalla fine di giugno. L’Autorità si sta comunque muovendo anche sui produttori elettrici «tradizionali» (soprattutto quelli che usano il gas). Il minor consumo di elettricità e la crescente affermazione delle rinnovabili li ha messi in crisi, affondandone i margini operativi. Oggi, in sostanza, chiedono che venga riconosciuto un sussidio, ciò che in gergo viene chiamato «capacity payment». Un provvedimento entro la fine dell’anno arriverà, ma più che una sovvenzione si tratterà di una soluzione ponte, in attesa della creazione di un vero e proprio mercato dove i produttori elettrici concorreranno tra loro per assicurare la disponibilità sul lungo termine di energia e l e t t r i c a (un «capacity market»). L’Autorità, che su questi temi è al lavoro anche con le sorelle europee, ha in mente per ora di remunerare dei «servizi di flessibilità». Che cosa vuol dire? Un esempio: se la Germania in crisi di energia dopo il blocco del nucleare ha bisogno di aiuto per i suoi problemi di rete (difficile trasportare l’energia eolica dal mare del Nord alla Baviera), potrebbero essere proprio le centrali italiane a candidarsi per la copertura, esportando elettricità oltre le Alpi. Andrà così? I produttori nazionali riuniti nell’Assoelettrica per ora nicchiano. Si vedrà. E sul fronte del gas, dopo il calo delle tariffe del 4,2% lo scorso trimestre? «I risultati della nostra riforma sono arrivati — sostiene Bortoni — i prezzi di gas e kilowattora elettrico sono scesi in seguito alla nostra idea di partire dal mercato all’ingrosso. Ma ora, dopo le regole pro mercato, si tratta di rendere strutturali i cali con le infrastrutture necessarie». È ciò che prevede anche la Strategia energetica nazionale.. «In parte sì, anche se credo che la valutazione sulle infrastrutture vada fatta in un’ottica allargata, più europea. E non si tratta di un wishful thinking: i partner Ue guardano con attenzione al nostro ruolo di porta di ingresso Sud del mercato energetico continentale. Ma questo non a qualunque costo per il consumatore italiano».

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