Il giorno dopo, davanti allo sgomento di una bambina uccisa a fucilate dal fratellino, se la cavano con la frase sempre pronta: «Le armi sono una tradizione culturale dell’America rurale». E siccome le carabine se le passano dal bisnonno fino all’ultimo nipote la tradizione non muore mai. Però muoiono quelli che finiscono nella linea di tiro. Adulti, e come avvenuto in Kentucky, anche i minori. Uccisi dai loro coetanei, non in grado di capire cosa stanno facendo. Lo sanno bene invece le fabbriche di armi che da anni producono e vendono «linee» studiate per i bambini. L’ultima tragedia è avvenuta in un angolo della contea di Cumberland, nei pressi di Burkesville, Kentucky. È una zona agricola, fattorie e povere casette sparse. In una di queste c’è Stephanie, la mamma. È impegnata in cucina. Non bada ai suoi due figli, Kristian, 5 anni, e Caroline, 2. All’improvviso sente uno sparo, corre nella stanza vicina e scopre l’irreparabile: il maschietto ha sparato alla sorellina. Per Caroline non c’è nulla da fare. Il proiettile le ha tolto la vita. Arriva lo sceriffo che ha poco da indagare. Sembra un incidente. I genitori si scusano: «Non sapevamo che il fucile fosse carico». Ma si può parlare di «incidente» quando si lascia a un minore la possibilità di impugnare un’arma? Anche perché il fucile era stato regalato un anno fa a Kristian. Invece della macchinina, un «Crickett» calibro 22. Lo produce la Keystone Sporting Arms, costo circa 90 euro. Un «pezzo» realizzato proprio per i minori, con dimensioni ridotte e rinculo nullo. «My first rifle», è lo slogan della Keystone che dal 2008 ha venduto quasi 20 mila fucili della linea, con i colori classici e quelli vivaci, da giocattoli. Un successo. Tanto che all’inizio aveva un pugno di dipendenti e ora invece ne impiega una settantina. Ai quali il lavoro non manca. Ma quelli della Keystone non sono certo i soli in questo settore. La concorrenza è forte, così come il marketing. Un’inchiesta del New York Times dopo la strage di Newtown ha rivelato la campagna della lobby delle armi e dei produttori per catturare nuovi appassionati fin da piccoli. Un modo per rinforzare il mercato, allargare la base (un giorno voteranno), seguire la tradizione. Facile per loro puntare nelle zone più remote degli Stati Uniti, lungo la frontiera meridionale, negli spazi senza limiti e (persone) nell’Ovest, nelle campagne. Senza dimenticare i sobborghi delle grandi città dove tanti vogliono essere pronti. Un amico americano mi ha detto senza troppi problemi: «La regola che vige nella nostra famiglia è semplice: ognuno deve avere un’arma». E lui in casa ha un paio di figli sotto i 18. Ci sono genitori prudenti che prima di mandare i ragazzini a giocare in casa del vicino si informano su come la pensa sui revolver. Vedi mai che salti fuori una 38 vera lasciata incustodita. Gli «incidenti » —come dicono anche in tv— avvengono. L’obiettivo «minori in armi» è stato lanciato cinque anni fa con una serie di iniziative ben modulate per trasformare ragazzi in un’età compresa tra gli 8 e i 17 in «ambasciatori» delle bocche da fuoco. Ma prima di dargli il «ferro» li hanno introdotti all’uso delle Bb-gun (pistole ad aria compressa che sparano palline colorate), al tiro con l’arco o con la balestra. Poi il «salto » verso pistole e fucili. La Nra e altre associazioni pro-armi hanno finanziato corsi dove i bambini imparano a tirare con fucili come il Crickett. Programmi portati avanti con una ventina di milioni di dollari. Sono stati promossi tornei di tiro, come lo Scholastic Steel Challenge, riservato ai dodicenni e sponsorizzato da alcune marche famose che hanno offerto anche delle semiautomatiche. La Youth Shooting Sport Alliance ha ricevuto armi, equipaggiamento e denaro per un milione di dollari, materiale e risorse girate per addestrare i più giovani. E lungo questa linfa di supporto sono arrivati i soldi alla rivista «Junior Shooters», creata nel 2007 nell’Idaho per catturare gli sparatori in erba. Chi fabbrica fucili fa avere al giornale i nuovi modelli che sono poi provati dai ragazzi sotto la supervisione degli adulti. Tra le novità c’è una copia, in versione ridotta e in calibro meno potente, dell’Ar 15, il semiautomatico usato in tante stragi americane. Iniziative strutturate accompagnate poi da «feste» dove il tema forte è sparare. Meeting non per gli specialisti ma rivolti a un pubblico più eterogeneo, con padre, mamma e figlio che si divertono a spazzare via bersagli. Ricordo la pubblicità su Internet di un festival in Oklahoma dove uno poteva usare la mitragliatrice contro dei vecchi veicoli lanciati lungo un pendio. Con un’avvertenza: «Ricordatevi che questo è un evento per famiglie e l’alcol è proibito». Guido

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