Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni difende conti e credibilità del Paese ma l’Ocse boccia l’abolizione dell’Imu mentre Silvio Berlusconi rilancia la sua idea-mantra che «se non verrà tolta l’imposta sulla prima casa usciremo dal governo». In una intervista al Tg5 il leader del Pdl spiega che non si tratta di una «fissazione, ma un convincimento profondo sulla necessità di abolire questa imposta: se non lo facciamo perderemmo completamente la faccia e non credo che sia assolutamente il caso». Saccomanni in mattinata, alla presentazione del rapporto Ocse sull’Italia e nel pomeriggio nel corso di una audizione al Parlamento, aveva cercato di smussare ogni asperità, in bilico tra il nuovo scenario politico locale e le esigenze di Bruxelles e di Francoforte. «Risolveremo i problemi più urgenti, dall’Imu agli esodati alla cassa integrazione — ha affermato — ma il tetto del deficit al 3% è un limite invalicabile e la chiusura della procedura di infrazione Ue è una condizione cruciale». Il ministro ha garantito che il governo terrà la barra dritta e che al più presto «presenterà proposte su ciò che è possibile fare nel breve e nel medio periodo, ma senza fare nuovo indebitamento ». Per Saccomanni i capitoli da cui attingere risorse sono la spending review, la lotta all’evasione fiscale e la gestione efficiente del patrimonio pubblico. Ma l’annuncio di abolire o sospendere l’Imu e sterilizzare l’aumento dell’Iva non piacciono al vertice Ocse. Per il segretario generale Angel Gurria «la priorità per l’Italia è quella di ridurre le tasse sulle imprese e sul lavoro» e le risorse vanno prese «dall’Iva, dagli immobili e dalle imposte sulle emissioni nocive». Un modo per mandare un chiaro segnale al governo Letta e che può essere sintetizzato con queste altre parole di Gurria: «I mercati vi hanno dato un voto di fiducia che non va sprecato, tenete la barra dritta, siete al rush finale, l’Italia ha enormi responsabilità sistemiche ». L’Imu? Non entra nel dettaglio l’ex ministro delle finanze messicano però aggiunge che si tratta di una tassa «che non provoca distorsione nelle grandi scelte economiche » mentre il chief economist Ocse Pier Carlo Padoan non esclude una manovra e precisa che «per la credibilità del Paese è necessario avere delle priorità in presenza di un forte vincolo di bilancio». Gli economisti parigini, anche se nel rapporto sull’Italia non ne fanno cenno, bocciano l’idea di eliminare l’Imu e avvertono (Padoan) che i «conti dell’Italia sono al limite, basta una piccola oscillazione e gli automatismi della finanza internazionale fanno scattare vendite di titoli di Stato». Addio spread in ribasso e l’agognata fine della procedura di infrazione. Un rischio che l’ex premier Mario Monti ieri ha paventato commentando che «sarebbe fallace se questo governo di pacificazione non facesse riforme strutturali». Saccomanni, con il suo tono pacato e rassicurante, non rinuncia a dare una bacchettata alle stime Ocse sulla tenuta dei conti made in Italy (sforamento deficit al 3,3% quest’anno e al 3,8% nel 2014) — «quelle rilevanti sono della Commissione e della Bce»—e a sostenere con sicurezza che «entro maggio verrà completato il Def e chiusa la procedura di infrazione di Bruxelles». Nulla scalfisce la serenità del ministro, nemmeno gli ultimi dati del fabbisogno che ad aprile mostrano un peggioramento a 11 miliardi di euro contro i due dello stesso mese dell’anno scorso. «Sono in linea con le previsioni annuali — si legge in una nota del ministero — un peggioramento previsto da mancate entrate una tantum». L’Imu resta al centro delle polemiche. Il fronte berlusconiano compatto si muove per chiederne a gran voce l’abolizione— con l’ex ministro Renato Brunetta che si avventura nella restituzione dell’imposta del 2012 «come da intese con Letta» — mentre il sindacato (sia Cgil che Cisl) sembra sposare la linea Ocse: prima abbattere le imposte sul lavoro.

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