Tassi di interesse ridotti di un quarto di punto al minimo storico dello 0,5% e liquidità illimitata, garantita alle banche «fino a che sarà necessario», ma almeno fino alla metà del 2014. Sono questi i provvedimenti presi ieri a larga maggioranza dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea riunito a Bratislava, capitale della Slovacchia, per rilanciare con urgenza la ripresa tardiva e i prestiti al settore privato. Nel frattempo il presidente Mario Draghi ha annunciato l’inizio di consultazioni con altre istituzioni europee, per sostenere il mercato dei titoli garantiti delle piccole e medie imprese. La Bce era l’ultima grande banca centrale internazionale ad avere ancora spazio di manovra per ridurre i tassi di interesse. Anche perché, come ha spiegato Draghi, l’inflazione ha raggiunto in aprile il minimo dell’1,2%, ben al di sotto del target, inferiore ma vicino al 2%, e anche le aspettative sono ben ancorate nel medio termine. Per la presidenza Draghi si tratta del quarto taglio dei tassi di interesse di riferimento, portati a un minimo storico, oltre alla riduzione anche del tasso sui prestiti marginali (dello 0,5%, a quota 1%). Mentre i mercati ora attendono un altro passo ulteriore, preannunciato ieri dal numero uno italiano di Eurotower, dicendo che la Bce «è aperta» a una possibile discesa sottozero anche del tasso sui depositi, come incentivo alle banche a usare tutta la liquidità in eccesso (pari a circa 121 miliardi). Così gli istituti «non avranno scuse», nel frenare il finanziamento di imprese e famiglie. Le parole di Draghi hanno fatto calare ulteriormente lo spread fra Bund tedeschi e Btp a quota 259 punti, (in giornata era stato attorno a quota 268), mentre l’euro è sceso a quota 1,3075 dollari, ma le Borse hanno chiuso contrastate, con Milano in calo dello 0,12%. La svolta sul costo del denaro è giunta a causa del probabile rinvio delle prospettive di ripresa nella seconda metà del 2013, mentre l’economia rimane «debole», avviata verso il sesto trimestre consecutivo in recessione, e la disoccupazione ha raggiunto il record del 12,1% in marzo. Secondo Draghi, la frammentazione dei mercati finanziari si sta riducendo, ma la recessione ormai interessa anche Paesi finora rimasti ai margini della crisi. Per questo la Bce lascia la porta aperta ad altri tagli dei tassi e «resta pronta ad agire, se necessario ». Fra i contrari alle manovre vi era probabilmente il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, mentre dalle banche tedesche sono emerse forti critiche al taglio dei tassi. Ora che la Bce ha adottato nuove misure, Draghi ha esortato i governi a rilanciare sulle riforme strutturali e a spronare l’introduzione «cruciale» dell’unione bancaria. Mentre le migliori condizioni di mercato, non devono indurre i governi ad allentare il risanamento dei conti pubblici, ma possono servire per «riequilibrare» le misure di austerità in favore di una politica di «maggiori tagli alla spesa e meno imposte». Appena velato l’accenno anche al nuovo governo italiano, pur senza nominarlo in tutta la conferenza stampa.

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