In Italia ci sono oggi poco più di 4.886.000 disoccupati. Numeri drammatici che «alla fine di quest’anno supereranno i cinque milioni (5.405.800)», secondo le simulazioni allarmanti della Cgia di Mestre. Ciò significa che 520mila persone in più entreranno nel mondo disperato di chi non ha più un lavoro o si è arreso ad una caccia infruttuosa. Se è vero che a marzo la disoccupazione è rimasta stabile all’11,5%, il tasso dei giovani (tra i 15 e i 24 anni) e donne senza prospettive (70mila in più in un solo mese) è salito al 38,4% (inaumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 3,2 punti nel confronto tendenziale). Tirando le somme – secondo l’Istat – un giovane su dieci, in questa fascia d’età, non ha un lavoro o ha smesso di cercarlo. Un esercito giovanile di ben 635mila persone e consola poco il leggero incremento dell’occupazione tra gli uomini (+19mila occupati tra febbraio e marzo). Anche a livello europeo le statistiche offrono uno spaccato preoccupante. Continuano infatti ad aumentare i disoccupati in Europa, pari a oltre 26,5 milioni.Portando così – stando ad Eurostat – il tasso di disoccupazione al 12,1% nell’Eurozona, dove i senza lavoro sono oltre 19,2 milioni (12% in febbraio) e del 10,9% in Ue27. Insomma, rispetto a un anno fa, ci sono 1,8 milioni di senza impiego in più a livello europeo, e quasi tutto l’aumento (1,7 milioni) è concentrato nella sola Eurozona. E la crescita esponenziale si annida principalmente nei Paesi più colpiti dalla fase economica recessiva: tassi elevati in Grecia (27,2% in gennaio), Spagna (26,7%) e Portogallo (17,6%). E anche italia, ovviamente. Una grandinata di indici negativi che preoccupa e che fa da colonna sonora alla Festa del lavoro (1 maggio, oggi). E si capisce meglio l’appello allarmato del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «In Italia», spiega il Capo dello Stato nel messaggio inviato al neo ministro del Lavoro e ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, «c’è stata negli ultimi anni una drammatica perdita di posti di lavoro. La disoccupazione colpisce un gran numero di famiglie. Sono quasi un milione i nuclei familiari », prosegue Napolitano, «in cui nessun individuo in età lavorativa ha un’occupazione. In cinqueanni la cifra è più che raddoppiata e oltre la metà di queste famiglie si trova al Sud. In tale difficile situazione aumenta l’emigrazione, soprattutto di giovani italiani con alti livelli di istruzione che cercano e trovano lavoro all’estero». Il lungo, accorato appello, di Napolitano suona come un monito e un indirizzo programmatico al nuovo esecutivo Letta. Il presidente della Repubblica sollecita infatti una rapida attuazione delle riforme. Un monito anche per il Parlamento affinché rifletta e agisca: «Purtroppo», prosegue Napolitano, «oggi, c’è da pensare anche al lavoro che non c’è, al lavoro cercato inutilmente, al lavoro a rischio e precario. Abbiamo il dovere politico e morale di concentrarci su questi problemi». Insomma, «il Primo Maggio non è solo la festa dei lavoratori, ma anche, e più che mai, il giorno dell’impegno per il lavoro. E’il giorno in cui dobbiamo mettere decisamente al centro dell’attenzione il lavoro, fondamento della nostra Repubblica ». I tamburi di guerra sul lavoro che non c’è sembrano aver ricompattato il sindacato. Giusto ieri Cgil, Cisl e Uil hanno fissato per il 22 giugno, a Roma, la manifestazione nazionale sul lavoro. La Cisl chiede intanto il rifinanziamento urgente della Cig in deroga e il governo dovrà trovare nuove risorse per almeno 1,5 miliardi. Sulla graticola c’è, ovviamente, il neo-ministro allo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, secondo cui «non c’è alcuna soluzione stabile ai problemi occupazionali che prescinda dalla ripresa produttiva. Non basta ridistribuire una manciata di risorse o affidarsi alla spontaneità del mercato: perché l’economia riparta davvero, occorrono investimenti». Come dire: va bene alimentare gli ammortizzatori sociali, ma senza nuovi investimenti si tratta soltanto di spesa improduttiva che non risolve il problema e non crea nuovi posti di lavoro.

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