La vittoria è maggiorenne e ormai appartiene a un’altra epoca, agli Anni 90: troppo tempo per non avere la determinazione feroce di riscrivere la storia moderna del derby. A 18 anni dall’ultima gioia firmata Rizzitelli , il Torino raccoglie le forze per sprigionare lo sforzo supremo, senza accontentarsi di mettere semplicemente un po’ di paura alla Juventus, per qualche minuto: stavolta i tre punti darebbero un senso alla stagione, pratico e non soltanto simbolico. I bianconeri avrebbero la possibilità, Napoli permettendo, di

Nel Toro ne ha fatti 76, ma nessuno alla Juve

festeggiare uno scudetto, ma anche il Torino ha un traguardo imprescindibile da tagliare: la salvezza, subito, senza pensare che tanto i punti si potranno incassare anche più in là. Non può essere questo lo spirito capace di invadere la squadra spingendola oltre i propri limiti. Per riscrivere il libro dei derby serve la fame, cacciando via paura e rassegnazione. Nell’era cairota nemmeno una gioia. Nemmeno un gol. Nemmeno il solletico alla Juventus. Un dispiacere che i tifosi granata desiderano stracciare per rendere più dolce un’altra stagione di sofferenza fino alle ultime settimane, senza sussulti da Toro vero. E se proprio dovrà essere divorzio, la gente granata chiede l’ultimo regalo a Rolando Bianchi : un gol, almeno uno, per entrare dalla porta principale della storia del Toro, prima di uscire da quella del club diCairo , a contratto scaduto.
LE STRADE LONTANE Un po’ paradossale, ma maledettamente reale: il Torino si aggrappa alle spalle del capitano in odore di addio. Si attacca al suo orgoglio, alla sua voglia di lasciare un segno indelebile, al suo incrollabile desiderio di gridare sotto la Maratona, si attacca pure, inutile nasconderlo, al velato piacere di instillare il dubbio e alimentare il rimpianto. I gol in granata sono 76, ma nemmeno uno ai rivali bianconeri: adrenalina in più, se ce ne fosse bisogno, per cercare di sfruttare l’occasione. L’ultimo derby, forse. Probabilmente. Perché passano le settimane e la strada del bomber si allontana sempre più da quella del club, tra scelte tecniche e mosse societarie. Un destino che appare segnato, ma che, nonostante qualche pensiero maligno, non ha spostato di un centimetro l’impegno

Un regalo speciale ai tifosi granata: il capitano sogna di lasciare il segno in quello che potrebbe essere il suo ultimo derby

e l’abnegazione di Bianchi, durante ogni allenamento così come in partita. L’adrenalina, quella, mai è mancata e mai mancherà.
IL PARADIGMA Pensare di negargli il derby, lasciandolo inizialmente in panchina così come successo a Firenze, sarebbe uno smacco atroce. E soprattutto un rischio per chi si deve assumere le responsabilità delle decisioni: anche perché il capitano resta l’attaccante più prolifico. Non sempre infallibile, a volte sprecone nella sua generosità, forse meno funzionale al sistema di altri nonostante gli sforzi e i miglioramenti. Però per Bianchi parlano i numeri. E i fatti, che raccontano ad esempio di un pareggio acciuffato all’ultimo secondo a Bologna, un punto strappato con la potenza del bomber, un punto che magari si rivelerà determinante quando si faranno i conti di classifica a maggio. E’ un paradigma recente, in grado di pesare l’importanza di un attaccante che ha inevitabilmente intrecciato il proprio nome con il percorso del Toro degli ultimi anni.
UN SAPORE DIVERSO Per salutare con il sorriso manca solo questo a Bianchi: un regalo a chi lo ha fatto sentire grande, indispensabile. Un regalo alla gente e ai compagni. Per lasciare Torino, se addio sarà, come sembra sempre più probabile, con un’altra medaglia cucita sul petto. Il capitano ci crede e ha la mente completamente focalizzata sull’obiettivo. Chi lo vede allenarsi tutti i giorni, con l’abituale propensione al lavoro mentre guida il gruppo, lo descrive come tranquillo e concentrato. Con la forza di chi prepara una partita esattamente come tutte le altre sapendo benissimo però che non può essere e non sarà mai una partita come le altre. La serenità prima di tutto, per scatenare la rabbia in campo, calcistica si intende (parlando per di più di un ragazzo sempre estremamente corretto). Per Bianchi 76 modi diversi di esultare finora, in maglia granata. Quello alla Juve avrebbe però tutto un altro sapore: vivere un’emozione così non ha prezzo. E cancellerebbe anche le amarezze.

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