Il veleno è tutto nella coda con il gol di Ilicic (quindici secondi dopo il gong, motivati dall’ammonizione di Bellusci nel recupero) e la scazzottata finale che ha avuto come protagonista Mariano Andujar, portiere del Catania che, dopo essere stato (forse) provocato da Hernandez, ha mollato un calcetto all’attaccante, miccia per la reazione (da prova tv) di Barreto che, dopo aver dato una testata all’avversario, è stato aggredito dalla sua furia e dai suoi pugni. Il che, tanto per (non) gradire ha scatenato il parapiglia generale. Stante quanto

Pari di Ilicic al 94’, Andujar perde la testa: cazzotto a Barreto

visto dalla tribuna, non è difficile ipotizzare che il referto dell’arbitro Mazzoleni darà molto lavoro al Giudice sportivo e che Andujar vada dritto, dritto verso una maxi squalifica (da tre giornate in su) per aver scatenato la gazzarra che ha chiuso un derby vibrante in cui il Catania, senza le parate “illegali” di Sorrentino su Lodi e, soprattutto su Castro, avrebbe vinto agevolmente. E che, in ogni caso, avrebbe vinto comunque se Bellusci, a pochi secondi dal gong, non avesse perso palla concendendo la punizione da cui sarebbe nata la rete di Ilicic. Il paradosso della giornata è che tra i soldatini di Maran si respiri un’atmosfera da de profundis nonostante il Catania abbia eguagliato il suo record di punti in A (48), mentre a Palermo si respiri aria di impresa nonostante la classifica resti alquanto claudicante e nonostante all’orizzonte si delinei già la sagoma dell’Inter che non verrà certo al Barbera per una scampagnata. A proposito, domenica, in questo strano incrocio tra Milano e la Sicilia proposto dal calendario, chi arriverà con le ossa rotte sarà il Catania che ieri ha perso Izco (sospetto stiramento al flessore) e che vedrà sicuri squalificati per la gara con il Milan a San Siro, oltre ad Andujar, pure Bellusci e Spolli (sotto diffida e ammoniti).
LE SCUSE Poca la voglia dei protagonisti di parlare della rissa finale, anche se Maran ha comunque provato a stemperare i toni sull’argomento: «Andujar si è scusato negli spogliatoi con gli avversari. Mariano è un bravo ragazzo, ma a volte l’adrenalina fa fare brutti scherzi». Decisamente meno ecumenico il pensiero dell’allenatore sulla prestazione dei suoi e, soprattutto, sul fatto che il gol sia arrivato una quindicina di secondi

Il portiere del Catania verso una maxi squalifica, il centrocampista del Palermo rischia la prova tv per una testata. Sannino: «Brutte cose»

dopo il minuto 94: «Ho chiesto spiegazioni all’arbitro e mi è stato risposto che c’è stata un’ammonizione nel recupero (quella di Bellusci, ndr), il problema è che questa consuetudine non è scritta da nessuna parte nei regolamenti. Per questo resta tanta rabbia: se dovessi analizzare la partita per i primi novantaquattro minuti, farei i complimenti ai miei ragazzi che hanno fatto una gara perfetta, però per quegli altri quindici secondi, ripeto, resta tanta amarezza anche perché eravamo in pieno controllo e non stavamo per nulla soffrendo il Palermo».
NESSUN RIMPIANTO Per il principio dei vasi comunicanti, alla delusione del Catania ha fatto da contraltare la gioia di Giuseppe Sannino: «Se ci credevo? Non faccio l’allenatore tanto per divertirmi, lo faccio per poter arrivare ai risultati, per poter conseguire con grande fatica e sacrificio obiettivi straordinari, come la salvezza che stiamo inseguendo. Io, più che pensare a Siena e Genoa, penso a far sì che non crolli il Palermo, tutte quelle grandi “B” mostrate all’ingresso in campo dai tifosi del Catania ci hanno caricato e dato una spinta per mettere tutto quello che avevamo in campo. Maran si lamenta per il gol? C’è un quarto uomo che scandisce bene i secondi che devono essere recuperati, il calcio ti dà e ti toglie, stavolta è andata bene a noi e comunque gli arbitri vanno lasciati lavorare: Mazzoleni ha diretto bene una gara difficile e molto tesa». Postilla sulla rissa finale: «Sono cose che non dovrebbero capitare e che non dovrebbero neanche vedersi in televisione, capisco cosa significa subire un gol all’ultimo secondo, sono stato anche io un giocatore, ma è anche bello riuscire ad accettare la felicità di chi riesce a segnare all’ultimo secondo. I professionisti sotto il tunnel si devono dare la mano e tutto deve finire lì. Mi dispiace per quello che ha visto la gente, si è andati oltre e non dovrebbe accadere: quell’episodio ha sporcato la gara. Per fortuna l’arbitro ha visto e l’espulsione mi pare giusta». Palla ora al giudice Tosel.

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