CI SAREMMO aspettati un atteggiamento diverso, una furia spericolata in linea con le dichiarazioni della vigilia, al contrario c’è stato una sorta di effetto-mozzarella che ha stoppato qualsiasi velleità. Magari con Balotelli in campo la sfida sarebbe stata diversa, però non è con i se e con i ma che si possono sviluppare ragionamenti vagamente concreti. A sette lunghezze dal Napoli e con un punticino di vantaggio sulla Fiorentina, conviene che i rossoneri si guardino le spalle.

TUTTO MERITATO La vittoria della Juventus è stata meritata ma sofferta, anche perché monta la sensazione che i campioni d’Italia non scoppino di salute e comincino ad accusare il peso di una stagione tiratissima, un po’ come se i quarti di Champions contro il Bayern avessero succhiato ai giocatori le energie residue. Adesso i bianconeri viaggiano di default, sembrano un’auto che, marcia in folle, sfrutta l’abbrivio preso in una lunga discesa. Vanno da soli, per forza d’inerzia, aiutati dalle ambasce di chi insegue. In altri tempi, il Milan avrebbe avuto un’accoglienza diversa sotto il profilo dell’impatto agonistico, ora ci si deve accontentare di un abbordaggio prudente. A fine aprile ci sta.
SBADIGLIO Per un bel pezzo è sembrata non un match scudetto (fronte Juventus, ovvio), bensì una scampagnata domenicale, con cadenze da catalessi ed errori in quantità industriale, senza pathos, senza rabbia, senza cattiveria. Non che non ne avessero voglia, i campioni d’Italia e il Milan, perché se no poi qualcuno si arrabbia, ma – diciamo – che mancava il sacro fuoco dell’ispirazione. Per la verità, qualcosa in più hanno combinato i bianconeri, però nulla che potesse giustificare un sussulto, un’emozione, una reazione diversa dallo sbadiglio. Restiamo dell’idea che il nuovo sistema di gioco, con una punta (Vucinic), Marchisio a sostegno e cinque centrocampisti, non esalti le qualità della squadra 

Il cileno è di nuovo decisivo, come una settimana fa con la Lazio. Bianconeri a lungo poco insidiosi, però i rossoneri dormono. Poi Abbiati si fa male: entra Amelia, che nella ripresa stende Asamoah in area

di Conte. Certo, si tratta di una bella cerniera protettiva per Pirlo, che può macinare il suo calcio senza troppe azioni di disturbo, però è fuori discussione che la manovra perda incisività in attacco. Prova ne sia che nel primo tempo l’unico pericolo per la porta di Abbiati (poi sostituito da Amelia a causa di un infortunio) sia arrivato da una punizione deviata di Pirlo, dunque da una situazione di palla inattiva. Va da sé che Vucinic è sembrato subito vittima di una di quelle serate di luna storta e Marchisio poco incline a recitare il ruolo di trequartista.
AGITATI Sotto il profilo della varietà delle soluzioni, poi, l’assenza di una seconda punta porta necessariamente a cross bassi e agli inserimenti dei centrocampisti interni, vale a dire Vidal e Pogba. Bravi, ieri sera, ma non bravissimi. Servirebbero anche le percussioni degli esterni, che nello specifico non hanno saputo offrire un contributo all’altezza. Meglio Lichtsteiner di Asamoah, spesso inchiodato a sinistra, però ci sarebbe voluto altro per movimentare il match. Il Milan non ha saputo trarre vantaggio da questa insospettabile mollezza della Juventus, e pensare che la vittoria del Napoli contro il Cagliari avrebbe dovuto scatenare le velleità rossonere in chiave Champions League. Invece poco o niente, un paio di guizzi iniziali di El Shaarawy, tafferugli a centrocampo con Ambrosini, Boateng e Montolivo, molta attenzione da parte dei difensori a non concedere

Se sabato il Napoli non conquistasse tre punti contro il Pescara, il giorno dopo nel derby con il Toro i bianconeri potrebbero vincere aritmeticamente lo scudetto numero 31: sarebbe il 2° consecutivo

vantaggi agli avversari. Agitati eppure inconcudenti gli altri due componenti del tridente, Pazzini e Robinho, sui quali hanno montato una guardia attenta Bonucci e Chiellini. Impegnato a sbracciarsi, Allegri non ha saputo fare scoccare la scintilla, forse anche lui colpito dall’inspiegabile apatia dei suoi giocatori.
TRAVOLGENTI Per lo meno, l’incipit della ripresa non è stato soporifero, con la capocciata di Chiellini (alta), il rasoterra di Marchisio (parato), il tiro di Mexes (telefonato) e l’ inciampo di Vucinic sull’assist profondo di Vidal. Il quale Vidal ha trasformato al 12’ un rigore che l’arbitro Banti ha concesso per un’uscita… travolgente di Amelia su Asamoah. Tanto netto quanto inutile l’intervento del portiere, tenuto conto che il ghanese non avrebbe mai rappresentato un’insidia, decentrato com’era sulla sinistra. L’episodio, oltre ad alterare l’equilibrio della contesa, ha contribuito a trasformare la scampagnata di cui sopra in una sfida di pallone, insomma con un’ora di ritardo si è passati dalla camomilla a una bevanda energetica. Vucinic al 23’ ha avuto su piedi il pallone del raddoppio e probabilmente del de profundis , ma sul suggerimento di Pogba non è stato abbastanza lesto nello stop e nella conclusione. Il Milan ha faticato ad allestire una reazione, al punto che Allegri ha avvicendato l’evanescente Robinho con Bojan, un po’ come raschiare il fondo del barile nel tentativo di imprimere una svolta. Raschiamento inutile…
vittorio oreggia

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