«Io nel 2009 volevo entrare nel Pd, ma loro mi hanno detto che eravamo ostili. Ora siamo nemici, il Pd o viene con noi o è fuori dalla storia». Per carità, Beppe Grillo, leader del MoVimento 5 Stelle, ne dice tante. Soprattutto quando è in tour per una delle tante campagne elettorali che segnano la vita politica del Paese. E quell’amarcord piddino lo ha regalato ai grillini di Tolmezzo, in provincia di Udine, dove si vota per le Regionali, potrebbe anche rientrare nella categoria delle esternazioni in libertà. Però quel Niet del Pd a Grillo, alla luce degli ultimi avvenimenti, ha un suo perché. Tanto da spiegare, almeno in parte, come mai il partito di Bersani sia così ostile al giurista Stefano Rodotà, uno che ha sempre camminato a fianco del Pd. E che Grillo continua a proporre come candidato alla presidenza della Repubblica. «Nessuno di noi si sogna di votare Prodi, non lo faremo mai», ribadisce Grillo, «il nostro presidente della Repubblica è il signor Stefano Rodotà. In tre mesi», aggiunge il comico ligure, «sono spariti 5 partiti. In Italia è in corso una rivoluzione ». Rivoluzione, forse, è un termine un po’ eccessivo, In Italia, al massimo, avvengono cambiamenti epocali. E l’eu – tanasia del Pd, probabilmente, rientra in questo tornante della storia. Tanto che il leader dei grillini mette le mani avanti, rispetto alla caduta di Prodi e alla possibile emersione di D’Ale – ma. «Il Pd non riesce a esprimere una persona, mentre Berlusconi sta esprimendo come suo candidato D’Alema», dice Grillo, «questi stanno pensando a D’Alema, che ha regalato le concessioni tv a Berlusconi», aggiunge il guru dei pentastellati, «capite in che mondo stiamo vivendo? Il prossimo o è il presidente di garanzia degli italiani o è il presidente di Berlusconi ». Evidente che Grillo sta lavorando per la prima ipotesi. Dato il quadro entro il quale ha deciso di moversi Grillo, e con lui tutto il Movimento, c’è da registrare ciò che gli sta attorno, a partire dal vertice con gli esponenti del Pd. I capigruppo del Partito democratico, Luigi Zanda e Roberto Speranza, hanno chiesto un incontro ai presidenti dei deputati e senatori M5s Roberta Lombardi e Vito Crimi per confrontarsi sulla questione Quirinarie. I capigruppo del Movimento 5 stelle, però, avrebbero chiesto che all’incontro ci siano altri parlamentari e non solo i rappresentanti dei gruppi. Al di là della forma, o della formula, ciò che conta davvero è il contenuto. Posto che il Pd chiederà una convergenza su Prodi, sempre che sia lui il candidato, i grillini metteranno sul tavolo l’opzio – ne Rodotà, sostenuta dal ragionamento fatto da Grillo e illustrata dei parlamentari del Movimento. Con l’elezione di Rodotà al Quirinale il M5S sarebbe pronto a rivedere tutti i suoi giudizi sul Pd e la sua determinazione a non dare la fiducia ad alcun governo, hanno spiegato i due capigruppo Vito Crimi e e Roberta Lombardi. Se il Pd voterà Rodotà alla presidenza della Repubblica «si apriranno praterie per il governo», hanno spiegato i due esponenti del Movimento. «Chi chiede il cambiamento non può non votare Rodotà, questo è chiaro. E per questo motivo il voto a Rodotà è fecondo e potrebbe essere il momento di svolta per il Governo di cambiamento», hanno aggiunto Crimi e Lombardi. Una certa ritrosia, invece, rimane sull’ipotesi di un incarico a Bersani,ma i due dirigenti del M5S sottolineano che «non è una questione di nomi, ma è chiaro che un nome espresso dal presidente Rodotà ci andrebbe sicuramente bene». E chiaro ormai che il Movimento cinque Stelle è nella condizione di dettare le regole del gioco al Pd, messo all’ango – lo dalla strategia suicida del segretario Bersani. Per questa ragione quelli che a prima vista, appaiono come veri e propri ultimatum, in realtà sono delle vere e proprie ancore di salvezza. «Chiediamo ancora una volta con insistenza ai vertici del Pd e al centrosinistra di dire ai suoi elettori e ai cittadini perché Rodotà non va bene come candidato presidente», ha poi insistito il presidente dei senatori Cinque stelle. I due capigruppo, ieri, si sono recati a casa di Rodotà. Una visita, assicurano dallo staff grillino, per confermare il sostegno del movimento alla sua candidatura in tutte le votazioni. «Abbiamo incontrato Rodotà per conoscerlo, è una persona splendida e lo ha dimostrato con il suo gesto», ha detto Crimi. «Avendo ricevuto notizie falsate», ha proseguito, «aveva immaginato una convergenza o un interesse del M5S a votare Prodi pertanto ha voluto chiarire che se era un problema la sua presenza o candidatura era pronto a fare un passo indietro. Noi gli abbiamo chiarito che è lui il nostro candidato ». Concetto ribadito dallo stesso Bepp Grillo. «Io ho parlato con Rodotà, che è il nostro candidato. Nessuno nel M5S si è sognato di votare Prodi e non lo farà neanche in futuro», ha chiarito il leader. E allora oggi i grillini ripartono da dove si erano fermati ieri sera. Da Rodotà e dal Pd imbarazzato e imbarazzante nel non votare un suo esponente.

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