L’hanno paragonata a una bomba atomica che scoppia in giardino. Ha fatto vibrare la terra come se si trattasse di un terremoto del secondo grado. Ha lasciato dietro di sè morte e distruzione. È l’esplosione che ha polverizzato una fabbrica di fertilizzanti in Texas, trasformando il piccolo centro di West «in una zona di guerra». Si usano ormai troppo spesso queste parole negli Stati Uniti, sconvolti da tragedie, attacchi, e una tensione surreale. Anche la zona degli attentati di Boston era «di guerra», paragonabile ai mercati devastati dai kamikaze a Baghdad o in Pakistan, tutto insomma evoca un Paese preso dall’angoscia. Non ci sarebbe alcun collegamento fra i due fatti. In Texas, infatti, è stata la sfortuna e forse anche una gestione scellerata da parte dei proprietari a causare il disastro. Il dolo è escluso. Ma resta nell’opinione pubblica il senso di paura, di essere perennemente sotto lo scacco di un terrorista, un pazzo fanatico e della sfortuna. Ancora non si conosce il numero esatto di morti in Texas. Si parla di 15 «dispersi», come la polizia chiama quelle che sono probabilmente vittime. La prima stima, poi smentita, era agghiacciante: 60-70 vittime. I feriti però sono oltre 160 e molti ustionati sono stati portati nei centri più specializzati dello Stato. A innescare la tragedia è stato un piccolo incendio scoppiato all’interno del West Fertiliser Plant, situato alla periferia dell’omonimo paesino, una ventina di chilometri a nord di Waco. Quella è una zona maledetta: il disastro è avvenuto a poca distanza dal luogo dove, il 19 aprile 1993, al termine di un lungo assedio da parte di polizia e federali, la setta apocalittica dei «davidiani» commise suicidio collettivo pur di non arrendersi. E oggi cade il ventesimo anniversario della strage. Sempre in Texas, il nitrato d’ammonio, come nel caso di West, provocò una strage il 16 aprile 1947, nel porto di Texas City, quando una tremenda esplosione fece saltare in aria una nave francese. Il bilancio: 581 morti, di cui 178 non furono nemmeno identificati. Probabile che finisca così anche per le vittime del dramma di mercoledì. La miccia che ha innescato la paurosa deflagrazione di West sono state le fiamme che si sono rapidamente propagate ad alcuni dei serbatoi che contengono le sostanze chimiche per trattare il fertilizzante. «È stato come l’esplosione di una bomba atomica in un giardino», ha raccontato il sindaco della citta dina, Tommy Muska. L’im – pianto era alla periferia del centro abitato e l’onda d’urto ha raso al suolo almeno 80 case. È stato anche registrato un terremoto: 2,1 gradi la magnitudo secondo l’istituto sismologico americano. Le case vicine (in un centro che conta 2.800 abitanti) sono state evacuate. In zona c’è anche una clinica di riposo per anziani da cui sono stati portati via i 135 ospiti. Sono state chiuse le forniture di gas, i vigili del fuoco hanno disperatamente passato al setaccio casa per casa, in cerca di persone che potevano essere rimaste intrappolate. Un ospedale da campo è stato frettolosamente allestito nel vicino impianto di football americano in cui sono stati portati ustionati e persone ferite. Fra le vittime si sa che c’erano alcuni pompieri. Fino a ieri sera erano cinque di cui non si avevano più notizie. Un vigile del fuoco che mancava all’appello è stato ritrovato ed è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni. «Mentre svolgevano un durissimo lavoro, hanno perso le loro vite», ha detto ieri il presidente Barack Obama, che era a Boston per la funzione in suffragio dei morti negli attacchi alla maratona. Mentre messaggi di cordoglio ai texani arrivano da tutto il mondo, anche dal Papa Francesco, ci si chiede come sia stato possibile un disastro del genere, che poteva causare molte più vittime. In un rapporto presentato all’Environmental Protection Agency, l’agenzia federale per l’Ambiente, lo stabilimento di fertilizzanti di West aveva minimizzato i rischi provocati da un’eventuale esplosione o incendio.

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