Che il divieto di andare in televisione del Movimento 5 Stelle fosse un po’blando ormai era chiaro. A darne prova sono stati sia il capogruppo al Senato sia il leader del Movimento. Negli ultimissimi giorni, prima Vito Crimi e poi lo stesso Beppe Grillo avevano fatto capire che le regole M5S sono chiaramente ad personam. Non solo. Obblighi e paletti vari del «partito» fondato dal comico genovese hanno un’applica – zione in evoluzione continua. Ieri il clamoroso salto di qualità, con una sorta di «liberi tutti» davanti alle telecamere. Del resto, il pasticcio in Parlamento per l’elezione del presidente della Repubblica è un po’ la cifra del M5S. Di qui il carosello, a piazza Montecitorio, di deputati e senatori «grillini» per farsi intervistare da Tg di tutti i colori. La corsa a mettere la firma (e la faccia). Poco importa se si tratta di un network internazionale, una testata Rai o un canale locale. «A noi le telecamere» hanno in sostanza dichiarato i grillini in barba agli ordini di scuderia di Beppe e del suo socio Gianroberto Casaleggio. Ma il pacco di voti presi da Stefano Rodotà, candidato al Quirinale dai grillini, è un risultato da esaltare. Spetta a Roberto Fico fare l’analisi del voto e lanciare la sfida al Pd. «Alla prima prova l’inciucio di Bersani e Berlusconi è fallito» ha detto trionfante. Ma con cronisti dalle carta stampa e reporter hanno parlato un po’ tutti: da Roberta Lombardi (dietro Marini si nasconde l’accordo per un governissimo) ad Alessandro Di Battista («Se il Pd voterà Franco Marini rimetterà il Paese nelle mani di Silvio Berlusconi»). Fatto sta che sulla tv, il Movimento 5 Stelle ora corre il rischio di spaccarsi. Di sicuro è in confusione. Prendete Crimi. Mercoledì ha annunciato di voler chiedere l’espulsione di Marino Mastrangeli, il senatore stellato stregato dalla tv. Mastrangeli sarebbe colpevole di alcune partecipazioni alla trasmissione di Barbara D’Urso su Canale 5. La prima volta qualche settimana fa, quando il divieto targato M5S era rigorosissimo. L’ultima questa settimana. Crimi, che lunedì ha rilasciato un’intervi – sta in esclusiva a Bruno Vespa per Porta a porta su Rai uno, ha sbottato. Due pesi e due misure. Durissimo l’attacco al collega di palazzo Madama: «Mentre, in questo momento, tutti gli altri cittadini portavoce del Movimento 5 Stelle al Senato e alla Camera sono al lavoro su progetti di legge, su nuove interrogazioni e si preparano all’importantissimo appuntamento dell’elezione del presidente della Repubblica – ha spiegato l’esponente dei grillini – Mastrangeli non trova di meglio da fare che andare per l’ennesima volta in televisione da Barbara D’Urso». L’espulsione sembra vicina, ma Mastrangeli non ci sta. Ieri ha fatto sentire la sua voce nel cortile di Montecitorio. «Non è giusto, non ho violato il codice di comportamento e non possono cacciarmi dal gruppo» ha urlato. Mastrangelo si è rivolto a Claudio Messora, responsabile della comunicazione del gruppo stellato al Senato, che però non ha sentito ragioni. «Hai sbagliato e lo sai» ha replicato alparlamentare agitato. Il quale, comunque, è pronto al contrattaccoe ha chiesto il cartellinorosso per Crimi che è andato a Porta a porta.

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