Rodotà, Rodotà e ancora Rodotà. Poi vedremo. L’ex presidente dell’Autorità garante della Privacy, ex deputato del Pci (e presidente del Pds), balza fuori alla prima elezione con 240 voti. Al secondo scrutinio si ferma a 230. Rosicchiando consensi al Pd nel segreto dell’urna. E, soprattutto, soffiando al candidato di Pierluigi Bersani, Franco Marini la possibilità di raggiungere il quorum (672 voti nei primi 4 turni). Esulta il Movimento 5 Stelle che alla seconda fumata andata a vuoto si gode la vittoria di bandiera del candidato, Rodotà. Un vittoria morale. Infatti il candidato 5 Stelle alla prima votazione ha superato di molto la somma dei voti dei 5 stelle (162) e di Sel (45). Tradotto: c’è più di qualche elettore di area Pd che ha dirottato il voto sull’ex compagno, evidenziando che una parte del Partito democraticonon ha gradito, e accettato, la candidatura di Marini decisa da Bersani. A secondo scrutinio concluso è il leader del Movimento, Beppe Grillo, che spiega la strategia e anticipa le mosse per i prossimi due turni: «Continueremo a votarci il nostro Presidente Rodotà», assicura Grillo dal palco di un comizio a Trieste. Domenica e lunedì si vota in Friuli Venezia Giulia per il rinnovo dei vertici della Regione e il comico-politico sbarca letteralmente a Trieste con la barca a vela, non senza qualche contestazione tra le onde. L’imbarcazione di Grillo viene pedinata da due gommoni dei supporter della lista “Un’Altra Regione”. Inseguimento che finisce davanti a piazza Unità d’Italia. Colore a parte, l’auspicio di molti esponenti 5 Stelle è ancora quello che il Pd ci ripensi e possa convergere sul nome di Rodotà. Il partito di internet – contro le riunioni notturne e misteriose – affida in serata proprio a twitter un’offerta last minute al Pd: «Se il Pd vota Rodotà facciamo il governo », twitta secco Gianluca Castaldi, deputato 5 Stelle. Messaggio che arriva proprio quando i parlamentari 5 Stelle sono riuniti in conclave. La maggioranza è per votare per Rodotà ad oltranza. Ma c’è anche chi propone una rotta diversa nel caso spuntasse il nome di Romano Prodi alla quarta votazione. Molti deputati – trapela dalla riunione non trasmessa on line – si dicono sicurichecon il voto per il Quirinale non andrà come per i presidenti di Camera e Senato. «Stavolta non ci spaccheremo», assicurano. Lo spartiacque è comunque il quarto voto di domani pomeriggio. E se si arrivasse a essere determinanti sul nome di Prodi, «i 20 voti necessari grillini si potrebbe ro trovare», sibila un deputato 5 Stelle. Ma Prodi potrà essere votato «solo se tutti i candidati M5S prima di lui nella rosa delle Quirinarie dovessero rinunciare» spiega il deputato 5 stelle Roberto Fico, che poi corregge il tiro: «Nessuna apertura a Prodi. Noi voteremo fino alla fine Rodotà. Anche se alla quarta votazione spuntasse il nome di Prodi, noi voteremmo ancora per Rodotà». Eppure… «meglio Prodi che Marini o D’Ale – ma», si ragiona durante la riunione. E c’è anche chi ipotizza una trattativa per portare sì Prodi al Quirinale, ma contestualmente Rodotà a Palazzo Chigi. Insomma, c’è confusione anche nel Movimento. Ma è il presidente dei senatori, Vito Crimi, a recitare la linea ufficiale: «Prodi non è il nostro candidato. E’entra – to nella rosa dei dieci nomi scelti con le Quirinarie ma si è piazzato agli ultimi posti. Se Rodotà rinuncia, voteremmo il quarto classificato, cioè Zagrebelsky» E poi la domandina maliziosa a Bersani: «Dal Pd ci chiedono di votare Prodi? Perché non votano loro Rodotà? », rilancia Crimi. La giornata politica (quella ufficiale) è quasi conclusa. Fuori da Montecitorio un drappello di manifestanti grillini inneggia a Rodotà per tutta la giornata. Oggi torneranno, promettono. C’è anche qualche iscritto al Pd (un’iscritta di 70 anni) che non digerisce la scelta di Marini e brucia la tessera con foto on line. La tv di Grillo rilancia i mal di pancia del popolo Pd. Appuntamento oggi alle 10

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