Capita. Si cerca un Grillo, se ne cattura un altro. Non Beppe, ma Enrico, il nipote avvocato, fondatore, legale di fiducia e vicepresidente del Movimento 5 Stelle. Non ha mai parlato e non si è mai fatto vedere in pubblico. Ma raggiunto per telefono e stuzzicato su alcuni processi in cui difende personaggi poco “grillini”, per mafia, reati contro la pubblica amministrazione o violazione di norme per la sicurezza sul lavoro, risponde a tutto. Quando »dalla professione si passa alla passione politica, è prevedibile un’improvvisa interruzione di linea. E invece… Perché voi Grillo siete così misteriosi? «Siamo genovesi, non siamo molto aperti». Che parentela ha con Beppe? «E mio zio. Andrea, mio padre, è suo fratello maggiore, ha portato avanti la ditta di famiglia nel settore navale, ora l’ha affittata e si occupa di immobili». Qual è il suo primo ricordo di zio Beppe? «Avevo 4 o 5 anni, ero a casa malato, lui è venuto a trovarmi e mi ha fatto giocare tutto il giorno. E sempre stato così. Quando hai bisogno lui c’è. Gli devo tanto, al pari di mio padre». A giudicare dalla voce sembra commosso? «Sì, lo sono. Non sono abituato a parlare dei miei affetti». Perche Parvin, moglie di suo zio, dà l’impressione di disinteressarsi a A15S? «Apparenza. Parvin è una donna simpatica e intelligente che non ama prendersi troppo sul serio. Porta avanti la famiglia e si occupa di tutto senza rinunciare alla sua femminilità. Per Beppe è un grande sostegno». Cosa le ha insegnato Beppe? «E un uomo sensibile, di grande umanità, solido e determinato. Mi ha insegnato che quando si crede in qualcosa bisogna farlo, anche a costo di grossi rischi». Che rischi ha corso? «Beppe in questi anni è stato oggetto di attenzioni abbastanza insidiose. Alcune note, altre meno. Di più non posso dire». Chi glielo fa fare? «Vuole portare aria nuova, dare un’opportunità alle nuove generazioni». Pare che lei abbia uno splendido studio in centro a Genova. Lo zio l’ha aiutata? «Mi ha sempre affidato le sue pratiche». Grane grosse? «Più che altro tante. La peggiore? Con Cesare Previti. In tutto ne avremo avute almeno un centinaio. Solo diffamazioni. E mai una condanna». E un reato che accomuna suo zio agli odiati giornalisti. «Esternazioni a parte, c’è grande rispetto per chi fa informazione. Il Movimento vuole rivedere la disciplina della diffamazione. Diritto di cronaca e di critica vanno esercitati e fruiti nella maniera più ampia». Da Napolitano in giù chi vi ha querelato? «E un segreto. Ma il presidente non c’è». Si sente il Ghedini di Grillo? «Non conosco Ghedini, so che è un ottimo professionista. Lui però ha rivestito incarichi istituzionali che a me non interessano. Quindi la risposta è no». Non chiede mai a Beppe di moderare il linguaggio? «No, anche perché condivido quasi tutto quello che dice. Compresi i toni, che danno incisività ai suoi ragionamenti. Senza, non avrebbe ottenuto certi risultati». Beppe Grillo leader del Movimento, Enrico Grillo vicepresidente. Da nipote non sente puzza di nepotismo? «M5S non è un partito tradizionale. Una cosa è il movimento come espressione politica dei suoi eletti, altra cosa è il gruppo fondatore, garante di alcune regole. Siamo giovani, dateci un po’ di tempo». Qual è il suo rapporto con Casaleggio? «E mio cliente. Una persona perbene, intelligente e interessante. Lui e Beppe si completano a vicenda. Alla base c’è però un denominatore comune. Sono persone normali con una sensibilità fuori dal comune per capire la gente. Beppe la capisce così bene che finisce per amarla». Cosa c’è dello spirito genovese in A15S? «Una certa empatia c’è. Per qualcuno è taccagneria, in realtà è buon gusto, avversione a sprechi e spese folli, il buonsenso di misurare le uscite in base alle entrate». In campagna elettorale siete quelli che hanno speso meno, ma alcuni conti non tornano. «Abbiamo raccolto quasi 800 mila euro di donazioni e ne abbiamo spesi 350 mila. Presto chiuderemo i conti, quel che resta va ai terremotati dell’Emilia». Grillo è ricco, dicono sia proprietario di mezza Geno va e per non avere grane ha aderito ai condoni tombali di Berlusconi. Distrazione od opportunismo? «Vecchie storie. Parlarne sempre dimostra che su Beppe non cè proprio niente. Sarebbe anche interessante vedere cos’ha condonato. Non mi sembra che a Sant’Ilario sia sorto un grattacielo». L’Espresso ha scoperto in Costa Rica una rete di societcì appartenenti a Walter Vezzoli, autista di Grillo. Verrebbe spontaneo ricondurle a suo zio. «Fantasie. Vezzoli ha vissuto 15 anni in Costa Rica con la moglie Nadereh, sorella di Parvin, moglie di Grillo. Ha aperto un’erboristeria e ha costituito alcune società anonime, ora inattive, tra cui Ecofeudo, un villaggio ecosostenibile con unità autonome sul piano energetico, sempre rimasto sulla carta. Gli affari non andavano bene e un anno fa Vezzoli è tornato in Italia». Alcuni organizzatori di eventi dicono d’aver pagato Beppe Grillo in nero. «Abbiamo querelato, in 24 ore abbiamo prodotto le fatture e chi ha fatto certe affermazioni ha ritrattato tutto». Zio a parte, di cosa si occupa? «Seguo casi di criminalità finanziaria». Quindi difende i peggiori nemici di Ai 5 5? «E una situazione nella quale mi trovo quotidianamente. Ma fa parte del mestiere». Siete soddisfatti degli eletti, ritenete che siano all’altezza? «Dai meccanismi di selezione è uscito quello che volevamo, persone per bene, gente normale capace di dare impulso al rinnovamento». Qualcuno segnala analogie inquietanti tra il boom di M5S e l’ascesa del nazismo. «Per me c’è malafede. In un Paese dove non è possibile dare un voto di preferenza, noi mettiamo il cittadino nelle condizioni di darsi da fare, di riappropriarsi delle istituzioni. Cosa centra il nazismo?». Non vi spaventa la responsabilità che gli italiani hanno caricato sulle vostre spalle? «Male non fare paura non avere, se credi in qualcosa vai avanti. Beppe è riflessivo, analizza le cose, ma non è tipo da spaventarsi». Do ve ha temuto che fallisse, nelle elezioni o nella traversata dello Stretto? «Ero certo del successo. Due su due».

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