Ci sono le condizioni per una scelta condivisa». Alle sette della sera di una lunghissima giornata scandita da fughe di notizie, indiscrezioni e trattative sotterranee, Pier Luigi Bersani fa capire che l’intesa con Pdl e Scelta Civica sul nome del successore di Giorgio Napolitano è stata raggiunta. Oggi a Montecitorio si riuniranno i 1.007 grandi elettori e se l’accordo tra il segretario del Pd e Berlusconi reggerà alla prova del voto segreto, che è il naturale terreno di caccia per i franchi tiratori, al Quirinale potrebbe salire Franco Marini. E questo perché al primo scrutinio sono necessari 672 voti. Sulla carta il centrosinistra ne ha 500, il centrodestra (Pdl) 232 e 64 Scelta Civica per un totale di 796 voti. Ma molti di questi voti potrebbero prendere altre strade. Il Sel di Nichi Vendola, che conta 45 parlamentari, ieri ha sponsorizzarto la candidatura del giurista Stefano Rodotà messa in pista dal M5SdiBeppeGrillo ed hafatto sapere a Bersani di non essere affatto interessato al governissimo che potrebbe nascere dopo l’intesa sul Quirinale con il Pdl.Maa non votare Marini saranno anche i 60 renziani. In totale quindi il pacchetto di voti per Marini dovrebbe aggirarsi, considerati anche i mal di pancia a sinistra Pd, intorno a 680-700. Più che sufficienti, ma non di molto. La Lega, che conta 40 parlamentari, vota la sua Dal Lago. L’intenzione, comunque, è quella di eleggere il nuovo capo dello Stato già al primo scrutinio. E questo perché i franchi tiratori preoccupano tutti e due gli schieramenti e il Pdl teme che il Pd, o meglio parte del partito, possa far finta di trovare un’intesa per poi affossarla nel segreto dell’urna e avere poi l’alibi per procedere in solitudine dal quarto scrutinio. La candidatura dell’ex sindacalista Cisl ed ex presidente del Senato ha ottenuto il via libera dal Cavaliere al quale Bersani, durante un colloquio riservato, ieri avrebbe offerto una rosa di nomi a cinque petali: Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Anna Finocchiaro, Sergio Mattarella e Franco Marini. A convincere Berlusconi, che avrebbe accettato di votare la candidatura di Massimo D’Alema ma non quella di Giuliano Amato, è stato Gianni Letta che ha svolto il ruolo di grande tessitore di tutta l’operazione ed avrebbe reso possibile, prima del sì definitivo, anche un incontro segretissimo tra il Cavaliere e Marini. Il risultato è che in serata il Cavaliere si fa vivo per “benedire” l’accordo raggiunto con Bersani: «Stimo Marini, è una persona che viene dal popolo. E’ la soluzione migliore che in questo momento potessimo ottenere». Ai gruppi parlamentari del Pdl in serata Berlusconi ha comunicato la decisione, mettendo in guardia i suoi: «Non è detto che Marini sia eletto al primo voto con Renzi che dice e Vendola che si sta agitando». In pista non c’è solo il nome dell’ex presidente del Senato ed ex Margherita. I parlamentari del Movimento 5 Stelle scriveranno sulla scheda il nomedi Stefano Rodotà, che è arrivato terzo alle quirinarie. Il nome del giurista, che piace anche a una parte del Pd, viene annunciato da Beppe Grillo mezz’ora dopo la rinuncia ufficiale di Milena Gabanelli e dopo il passo indietro di Gino Strada. Ma il nome di Rodotà fa breccia nel partito di Nichi Vendola che nel pomeriggio, al termine di un incontro con Bersani, ribadisce il no «all’inciucio tra Pd e Pdl» e invita Bersani a «riflettere» sul nome proposto dai 5 Stelle. Ieri, invece, sono scese le quotazioni del giurista Sabino Cassese mentre la candidatura di Prodi potrebbe essere presa in seria considerazione nel caso in cui l’accordo Pd-Pdl venga affossato oggi dai franchi tiratori. Ieri a palazzo Grazioli hanno valutato tutti gli scenari possibili e alla fine hanno deciso di prendere in considerazione una candidatura (quella di Marini) in grado di rompere gli schemi e di mettere tutti d’accordo. Operazione difficile ma possibile? La conferma arriva da Giuliano Ferrara: «Marini è un bel tipo, affidabile. Non è proprio una soluzione forte, ma è una soluzione. I cazzoni restinoconunpalmodi naso…».

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