Saranno anche vestiti di nero, ma, in fondo, hanno tutte il cuore tenero. Stiamo parlando, naturalmente delle Iene e del loro modo di fare una Tv interessante, divertente e anche utile. Le stesse caratteristiche che le hanno fatte emigrare in libreria. Perché da un’idea degli autori Davide Parenti e Andrea Bempensante è nato Droga, un libro sulla natura, la storia, i prodotti, l’assunzione, gli effetti e i rischi legati agli stupefacenti, il tutto trattato con la forza comunicativa delle Iene. Non potevamo, quindi, che chiedere all’irriverente Matteo Viviani, storica iena senza peli sulla lingua, di raccontarci questa nuova avventura. Matteo, il punto di partenza del mannaie sono i vostri servizi televisivi di denuncia? «Si attinge sicuramente dai nostri servizi perché ciascuno è un piccolo approfondimento in una certa direzione. Sono 16 anni che svisceriamo l’argomento, cercando di conoscerlo a fondo da più punti di vista: quello di chi vende la droga, di chi la compra, di chi l’ha usata per lungo tempo e poi ha smesso, di chi usa solo quelle leggere, di chi le usa tutte. È una realtà che fa parte della nostra cultura: riguarda direttamente o indirettamente ciascuno di noi. Si è stimato che una persona su trenta ha a che fare personalmente con la droga. Chi non ha amici o familiari che non la usano o non l’hanno mai usata?». Non avevate il timore di risultare scontati? «Il tema non è inflaziona-. to perché c’è ancora tanta ignoranza. Il nostro non è un libro bacchettone. Quello che di sicuro non abbiamo fatto è raccomandare ai ragazzi di non drogarsi dando giudizi morali su chi comincia con lo spinello per poi passare alla siringa nel braccio. Anche perché non è detto che le cose vadano per forza cosi. Abbiamo affrontato il tema con lo stile dei nostri servizi: senza pregiudizi, con imparzialità e con lo stesso linguaggio e lo stesso ritmo delle nostre inchieste. Abbiamo sentito pareri di studiosi, di psicologi, di religiosi come don Antonio Mazzi e don Gino Rigoldi, che ha scritto la postfazione del libro, ma anche di chi la usa, di chi modifica la genetica dei semi di marijuana: insomma, di chiunque avesse qualcosa di interessante da dire. Il risultato è un libro che si legge come se fosse un romanzo ». Come si è modificata la marijuana nel corso del tempo? «E cambiata tantissimo. Alcune droghe nascono come sostanze chimiche naturali con cui le piante si difendevano dagli attacchi di insetti e altri animali. Col tempo, noi umani le abbiamo copiate, sintetizzate, e qui sta la pericolosità: oggi ci sono in giro intrugli mortali che nulla hanno a che fare con quella sostanza chimica con cui le piante si difendevano in origine». Quali sono le principali sostanze stupefacenti usate oggi? «Purtroppo sono infinite. La marijuana, che tutti conoscono, è la prima a essere cambiata perché la percentuale di thc, il principio at tivo che fa sballare, può essere aumentata anche venti volte rispetto a quella contenuta in una piantina che cresce naturalmente sotto il sole. Questo perché le piante vengono stimolate, addirittura intervenendo sulla genetica del seme. Una nuova droga devastante che arriva dalla Russia è la crocodile: mangia lentamente il corpo creando dei buchi, come il groviera. hi la usa non riesce più a tornare indietro. Le novità in genere nascono negli scantinati: di ecstasy ce ne sono moltissimi tipi perché non è una pastiglia con precisi dosaggi preparata da un chimico, ma un insieme di sostanze a volte mescolate nei sottoscala da persone improvvisate. Ci può essere una pastiglia che uccide chi la usa una volta soltanto e mille che non fanno nulla. E l’assenza di controlli che spavénta, cosi come i tanti luoghi comuni». Tu ne hai mai fatto uso? «Ho fumato marijuana diverse volte quando ero ragazzo, come fanno tutti, tra amici: era un modo per socializzare, far parte di un gruppo». Non facciamo passare questo messaggio. «Assolutamente no. Vi racconto come la vedevo da ragazzo e come pur troppo la vedono tanti ragazzi. Oggi ho 38 anni e la droga non fa parte della mia vita, ma fa parte della vita di tante persone. Nelle nostre inchieste sulla cocaina è emerso che i clienti degli spacciatori in corso Como a Milano non sono i ragazzi con problemi familiari, ma i soliti coglioni, figli di papà, che si presentano col suv. Vogliono vivere qualcosa di diverso e comprano schifezze con una percentuale bassissima di cocaina: il resto è polvere, mannite». Sono gli effetti collaterali il vero problema? «Sì, possono essere marginali o devastanti. Ci sono droghe che ti buttano giù, in gergo si dice che ti fanno vivere un down di tranquillità, come la marijuana. Altre ti fanno vivere uno sballo in super energia, come la cocaina. Altre ancora, semplicemente, ti sballano e ti fanno vivere una realtà distorta». Sei favorevole alla liberalizzazione? «Sì, ma per quanto riguarda le droghe leggere, come la marijuana. Già c’è per il tabacco e per l’alcol, che si comportano come droghe perché possono creare dipendenze. Eppure, questi articoli li troviamo in commercio. Il proibizionismo porta a rifocillare i traffici illeciti della criminalità organizzata ». Hai una figlia, Èva, di otto mesi Come è cambiata la tua vita da quando c’è lei? «Ha cambiato la mia prospettiva: è tutto proteso verso di lei. È stata la ricompensa per ciò che di buono ho fatto nella vita perché è una bimba splendida: non so cosa significhi passare una notte in bianco. La metto a letto alle nove e lei dorme fino al mattino come un angioletto. Si sveglia ridendo. Ho il terrore che diventi una gran gnocca». Proiettati nel futuro. Se scoprissi che un suo amico è tossicodipendente, come ti comporteresti? Le consiglieresti di lasciarlo perdere? «No, vietare qualcosa produce l’effetto opposto. Cercherei di instaurare un dialogo aperto con lei, già ci penso adesso che ha pochi mesi. È importante la condivisione con il proprio figlio della consapevolezza che ogni essere umano ha debolezze e può commettere errori. Sicuramente glielo farei invitare a cena per conoscerlo, per averci a che fare anch’io. Mia mamma un giorno mi chiese se avevo mai provato una canna e io le risposi di. “sì”. Mi chiese allora cosa avevo provato, e io le proposi di fumarne una insieme: mi sorprese perché annuì. Poi non lo abbiamo fatto, ma si dimostrò talmente aperta e comprensiva a priori, che non ho più sen rito il bisogno di evasione, del proibito». Da neogenitore cosa ti preoccupa? «Viviamo in un mondo difficile. Ma ieri lo era per un’altra serie di ragioni, e tra quarant’anni lo sarà per altre ancora. La storia ci insegna i corsi e i ricorsi. E la vita». Tu e Ludmilla pensate di allargare la famiglia? «Se mi farai la domanda tra due o tre anni ti risponderò sì. Ludmilla è una mamma straordinaria: ha lavorato fino all’ottavo mese e mezzo di gravidanza e si portava la bimba di quindici giorni al lavoro. Abbiamo preso la babysitter per la prima volta a sei mesi». Tornando alle Iene, qual è il servizio di cui vai più fiero? E quello in cui hai avuto più paura? «Tutti quelli in cui sono riuscito ad aiutare qualcuno. Fifa vera ce l’ho avuta un paio di anni fa nella foresta amazzonica alla ricerca di tribù indigene lontane dalla civiltà. Dopo dieci ore di aereo, tre di jeep e due di canoa risalendo il fiume, ci siamo imbattuti in una tribù schierata con le lance: non erano cannibali, ma uccidevano i forestieri. Il capo, per capire se sei uomo o donna, cerca di infilarti la lancia a cinque centimetri dal collo: mi sono finto Tex Willer, ma mi sono cagato sotto dieci volte».

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