Se si volesse dare un volto ai lavoratori che rischiano di perdere il sostegno della cassa integrazione in deroga (Cigd) bisogna cercarli nella miriade di aziende che costella la piccola impresa. La Cigd, in effetti, fu ideata dal governo Berlusconi nel 2008, su forte spinta della Lega, proprio per permettere ai datori di lavoro in crisi esclusi dalla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Non è casuale, quindi, che, sulla base dei dati diffusi in questi giorni dalla Cgil, la deroga riguardi in particolare le imprese del commercio e artigiane. Insieme, questi due settori, cumulano il 70% delle procedure autorizzate nel 2013 e distanziano nettamente l’Industria che si ferma al 24,75%. Per capire la differenza, basta fare il confronto con la cassa integrazione straordinaria che è assorbita all’ 81% dall’industria. Percentuale che scende, ma di poco, nel caso della Cig ordinaria (71%). “Quando parliamo di commercio ci riferiamo soprattutto al settore dei Servizi – spiega al Fatto Salvatore Barone, responsabile dei Settori produttivi della Cgil – ad esempio autotrasporto e logistica. Nel campo dell’arti – gianato si deve guardare alle piccole imprese manifatturiere”. Le Regioni maggiormente esposte sono il Lazio, la Lombardia, il Veneto (che è la Regione con il maggior numero di ore autorizzate), l’Emilia Romagna ma anche la Sicilia e la Campania. Il problema sociale provocato dal mancato rifinanziamento della Cigd si spalma, quindi, su centinaia di aziende, e centinaia di migliaia di dipendenti, sparpagliati su tutto il territorio. Quel miliardo che manca produce così un effetto pervasivo reso meno visibile dalla frammentarietà ma non per questo meno rilevante. IERI IL MINISTRO Elsa Fornero si è detta fiduciosa che il governo troverà una soluzione anche se non ha indicato le voci di spesa che potrebbe dirottare risorse sulla cassa in deroga. Nelle parole della responsabile Welfare, inoltre, si riscontrano anche elementi preoccupanti visto che il miliardo richiesto dai sindacati potrebbe non bastare. Lo stesso Barone conferma che, per quanto riguarda la Cgil, la richiesta di fondi è superiore al miliardo. Secondo Susanna Camusso mezzo milione di italiani rischia di trovarsi senza cassa integrazione. “Per finanziare gli ammortizzatori sociali dovrà essere seguita la strada che abbiamo già intrapreso – ha detto Fornero – se riusciamo a ridurre ancora alcune voci della spesa pubblica possiamo trovare le risorse, almeno un pò delle risorse che sono necessarie”. La preoccupazione però resta intatta e sono i dati a confortarla. Se le ore autorizzate nel mese di marzo sono aumentate del 147% rispetto al mese precedente, vuol dire che la tendenza al rialzo potrebbe rapidamente allinearsi con il numero medio di ore autorizzate nel 2012. Quando, secondo le stime sindacali, ci sono voluti oltre 2 miliardi di euro per tamponare la situazione. Occorre considerare, infatti, che non sono solo le piccole imprese a usufruire del provvedimento. “Anche la Fiat ha chiesto la deroga per Pomigliano” dice ancora Barone. La legge, infatti, prevede che anche le aziende che usufruiscono di Cig ordinaria e straordinaria possano ricorrere alla deroga quando abbiano esaurito i fondi principali. Sta succedendo, ad esempio, alla Videocon di Anagni, nel Lazio, grande fallimento industriale nella produzione di televisori ed elettrodomestici che regge ancora con gli ammortizzatori sociali. Basta poi scorrere l’elenco dei decreti autorizzati dal ministero nell’ultimo mese, per scoprire un altro aspetto del problema. I provvedimenti di Cig in deroga sono tutti, ma proprio tutti, relativi al settore aereo. Oggi ci sarà la manifestazione unitaria dei sindacati davanti a Montecitorio e Fornero ha garantito che riceverà Cgil, Cisl e Uil. I quali, prima del comizio, incontreranno i presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso.

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