Il buongiorno, per i Cinque Stelle, arriva di mattina tardi. Precisamente intorno a mezzogiorno quando il blog – salvo cambi di programma – dovrebbe pubblicare il nome del candidato del Movimento alla presidenza della Repubblica. E l’andazzo di questo martedì pre-quirinalizio dipende molto dal profilo che gli attivisti del Movimento avranno disegnato. Gino Strada, Stefano Rodotà o Gustavo Zagrebelsky? Con quale carta si presenteranno al tavolo del Pd? La strategia degli eletti, nei giorni scorsi, era stata quella di provare a concentrare voti sui secondi due: giuristi di alto profilo, vicini al mondo di centrosinistra, buoni per tentare di costruire quel rapporto con i democratici che non si è mai avviato. Eppure, dal ballottaggio che si è chiuso ieri sera alle 21, l’exploit di Strada non sorprenderebbe nessuno. Il voto si è “d isperso” tra Rodotà e Zagrebelsky (ieri, sul blog di Grillo Marco Travaglio ha spiegato che è l’unico a cui non ha trovato “c o ntroindicazioni”). E poi tutti quelli che avevano scelto Beppe Grillo, da quando il capo si è ritirato – “ringrazio per la stima tutti coloro che hanno fatto il mio nome”, ha scritto – hanno sicuramente preferito il rivoluzionario chirurgo di Emergency ai due saggi esperti di diritto. Così, il travaso da Grillo a Strada potrebbe complicare la strada per il Colle. I Cinque Stelle sanno di trovarsi di fronte a uno dei momenti più difficili della loro breve vita parlamentare. E sanno che stavolta non si può sbagliare. A ricordarglielo c’è Gianroberto Casaleggio: il guru che non parla mai, ha deciso di pronunciarsi niente meno che a urne aperte: “Il Presidente della Repubblica deve essere super partes, possibilmente non politico, che rappresenti tutti gli italiani”. Fa fuori in un colpo Prodi e Bonino, salvo precisare poi che “noi ci rimettiamo sempre alle decisioni del Movimento, per cui se il Movimento dovesse scegliere Prodi, voteremo lui…”. IL VERO NODO riguarda la quarta votazione. Se vince Strada, addio dialogo con il Pd e addio pace interna. Si è già visto ieri, quando la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi si è permessa di dire in conferenza stampa che i Cinque Stelle continueranno “a votare il nostro candidato anche se non avrà i voti sufficienti per l’elezione e non voteremo altri candidati”. Deputati e senatori non l’hanno presa bene: “Si mette a parlare di cose di cui non abbiamo mai discusso, ma come le viene in mente?”. In assemblea, ieri, la discussione (e l’ennesimo processo alla Lombardi) è cominciata. Ma non si è ancora arrivati ad un voto (probabilmente si farà oggi). Lo spauracchio è quello di un caso Grasso/bis. “Speriamo di aver imparato dagli errori – spiegano a Montecitorio – Se si vuole libertà di coscienza, basta votarla”. Tradotto, se l’assemblea si spacca, se una parte di parlamentari crede sia giusto votare uno come Prodi, l’unico modo per evitare di cadere nel tranello dei franchi tiratori è stabilire il “libera tutti”. Non sarà facile far passare questa linea, decisamente poco nello spirito del Movimento. Eppure, la pressione della Rete sembrerebbe piuttosto relativa: tra una chiacchiera e l’altra, dalle bocche dei parlamentari esce un numero assai risibile. Alle Quirinarie avrebbero votato circa in 20mila. Bisognerà aspettare i dati certificati dalla Dnv, l’ente terzo a cui si è affidato Casaleggio, ma non è ancora chiaro se verrà mai diffuso il numero degli elettori né tantomeno se verrà resa pubblica la classifica completa dei candidati. Oggi, i capigruppo Cinque Stelle incontrano i presidenti degli eletti Pd, Luigi Zanda e Roberto Speranza. I grillini hanno chiesto che venga trasmesso in diretta streaming. Vito Crimi è convinto che il nome uscito dalle Quirinarie “potrà essere votato anche da tutti gli altri partiti”. Lo ha spiegato ieri sera a Porta a Porta. Ebbene sì. Il capogruppo al Senato si è seduto sulle poltroncine bianche del salotto di Bruno Vespa. Prevedendo le urla allo scandalo, Crimi ha spiegato le ragioni del “sacrilegio”: “Porta a Porta, oggi, ha invitato il senatore Mastrangeli, che i più ricorderanno per la sua partecipazione al programma di Barbara D’Urso, il quale ha accettato. I senatori portavoce del Movimento Cinque Stelle hanno ritenuto, in un momento così delicato per il Paese come quello che coincide con l’elezione del Presidente della Repubblica, che a parlare su un palcoscenico così seguito non dovesse essere chi diffonde informazioni parziali in rappresentanza solo di se stesso”.

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