ROMA. Dopo ognuna delle tre sfide tra Lazio e Juve di quest’anno il ritornello è sempre stato uno: «Ringraziamo tutti Federico». Già, perché se la brigata laziale è ancora imbattuta con i bianconeri molti dei meriti vanno proprio a Federico Marchetti . Alla sua seconda stagione in biancoceleste, il portiere di Bassano del Grappa contro i bianconeri ha sempre salvato la pelle alla squadra e anche per stasera si candida a essere uno dei migliori in campo.  MURO Specie nello 0-0 di campionato all’andata (17 novembre) fece tutto lui, sicuramente meglio di Buffon (spettatore non pagante di quel match), e superiore a tutti gli attaccanti che Conte spese in campo, tutti arresi al cospetto del “miracolato” portiere laziale. Dopo quella partita per il ct dell’Italia, Cesare Prandelli , fu davvero difficile coprire ancora le non convocazioni che comunque continuarono con imbarazzo a piovere fino al febbraio 2013. Una convocazione – diciamolo pure – dal sapore mediatico, nel senso che lasciarlo ancora ai margini sarebbe stato un delitto. Ora Federico si è ripreso la Nazionale e naviga dritto verso il mondiale del 2014 dove con l’addio di De Sanctis sarà secondo a Gigi Buffon , come in Sudafrica. Lì nacque un rapporto speciale tra i due.

IDOLI Super Gigi è stato un modello per Marchetti, fin quando anche Fede ha capito che “Super” si diventa «facendo bene il Marchetti». Nelle pagine di Tuttosport, lo scorso novembre rivelò dunque che «Gigi è tra i più forti portieri al mondo, ma gli idoli ci sono quando si è bambini». Alla fine di quella partita i due si scambiarono in modo paritetico la maglia, quella che da giovanissimo poteva vestire anche Marchetti. La Juve lo scartò, lui si riciclò al Torino dove – compagno di stanza di Fabio Quagliarella – diede 

Buffon amico e modello, ma… «Gli idoli ci sono da bambini, ora penso solo a fare bene il Marchetti»

vita a tantissimi derby con le zebre: «Ormai – dice Marchetti – il Torino è fa parte del passato, anche se conservo ricordi molto belli». Ma guai a dirgli che è un derby.
AZZURRO Da febbraio ha ritrovato la maglia azzurra, merito di due stagioni con la Lazio in cui è riuscito a recuperare una lunga stagione di inattività vissuta al Cagliari nel 2010. Massimo Cellino lo aveva costretto ai margini per un’intervista estiva in cui Federico aveva ammesso candidamente che gli sarebbe piaciuto giocare la Champions. Quella che sta inseguendo da due stagioni con la Lazio. Un chiodo fisso che lo portò a un radicale «non baratto la Champions con il prossimo Mondiale». Ci sono buone possibilità che possa giocare prima quel mondiale che non la Coppa dalle grandi orecchie.
RIFERIMENTO Fino a qualche tempo fa (prima che la Lazio crollasse presa in mezzo tra gli impegni e la moria di giocatori) Marchetti era stato il portiere meno battuto in Serie A, anche meglio di Buffon. Tanto che Vladimir Petkovic , di lui disse con riconoscenza: «Sta facendo un campionato strepitoso, non è soltanto la singola parata ma come gestisce tutto il suo lavoro: è un punto di riferimento fondamentale per lo spogliatoio». In realtà Federico è un punto di riferimento anche in campo, e il suo rendimento è in continua ascesa. Sa farsi sentire, dirige la difesa, e in più di un’occasione fa ripartire l’azione dei suoi appoggiando spesso e volentieri la palla al primo difensore libero o a Ledesma , che ha il compito di impostare. Insomma parafrasando Conte: per i miracoli, la Lazio si è già attrezzata.

TORINO. Gigi Buffon è carico, gasato, deciso. Alla faccia di chi gli dava del pensionato e che poi – pur arrivato in semifiinale di Champions League – ha chiesto scusa, una volta preso atto della sommossa popolare che s’era creata a livello internazionale. Gigi Buffon che non si è scomposto di una virgola, non quanto l’ente previdenziale dello spettacolo, casomai, che temeva già di dover corrispondere chissà quali cifre impreviste (si fa per dire…). Gigi Buffon che pregusta nuovi successi. lo ha detto chiaramente: «Nella mia bacheca mancano ancora dei trofei, altro che pochi stimoli! Altro che pensione!». E se è pur vero che di scudetti ne ha incamerati 5, sul campo, è altrettanto vero che il tricolore 2012-2013 per lui potrebbe avere un significato ancor più grande rispetto agli altri. Rappresenterebbe una prima volta: il primo tricolore da capitano. E non è un dettaglio, questo, semmai un ulteriore motivo di gratificazione nella speranza di potere prima (possibile) o poi celebrare una Champions League, anche questa da capitano evidentemente. 

CONCRETO Lo spiega da settimane, ormai, da tempi non sospetti. «La Champions? E’, era un sogno. La priorità, l’obiettivo concreto è lo scudetto». Obiettivo quanto mai alla portata di mani (manone) di Buffon. Manca poco, ormai. Se tutto va come deve. E nello specifico il numero uno dei numeri uno è deciso a fare in modo che tutto vada nel migliore dei modi. Fondamentale, però, onde evitare eccessivi patimenti, sarà non incorrere in intoppi questa sera contro i biancocelesti. Regola numero uno, non prenderle: cosa cui, in teoria, la difesa bianconera (la meno battuta 

«Ho ancora posto in bacheca». E sul collega laziale: «Stagione super». Timori? Klose e certe statistiche

della serie A: appena 20 reti al passivo) è abituata, ma cosa – in pratica – che non accade da un mese esatto. Lo scorso 16 marzo: Bologna-Juventus 0-2. Sono poi seguite le reti incassate contro l’Inter (2-1 per i bianconeri), il Pescara (2-1 per i bianconeri, in porta c’era Marco Storari ) e il Bayern (doppio 2-0). 360 minuti di “entrata libera” tra Champions e campionato possono bastare, adesso Buffon vuole chiudere le porte.
STATISTICHE Di fronte – principale spauracchio – il capitano bianconero si troverà Miroslav Klose e.. la legge dei grandi numeri. Il tedesco, infatti, che pure finora ad ora con la Lazio ha segnato in totale la bellezza di 27 gol con la maglia biancoceleste, mai è riuscito a superare Buffon. Buffon che invece, agli “antipodi”, ritroverà – per l’ennesima volta – il collega e amico Federico Marchetti . Ancora poche settimane fa SuperGigi si complimentava: «Federico sta facendo un campionato eccezionale». Ed è ormai da anni che parla del collega come di un degno erede per il futuro, in nazionale. E a gennaio l’ha accolto volentieri.
ABBRACCIO Inutile dire che, questa sera, l’estremo difensore azzurro sarà ben lieto di andare a salutare Marchetti, e abbracciarlo, e come al solito scambiare con lui la maglia. Ma sarà ancora più lieto nel caso in cui l’abbraccio in questione dovesse essere di consolazione. Sott’inteso, a seguito di un nuovo successo bianconero. Successo bianconero e anche un po’ tricolore.

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