Finalmente l’onorevole Bersani si è reso disponibile a un incontro». È Silvio Berlusconi in persona, intervenendo al Tg4, a diradare dubbi e interpretazioni sulla lettera del segretario del Partito democratico. Vista la chiusura contenuta nel testo mandato a Repubblica («No al governissimo»), si era sparsa la voce circa l’inutilità sopravvenuta del faccia a faccia tra i due leader. Invece si farà. Il Cavaliere conferma. E rientra a Roma in serata per preparare l’incontro con i suoi. L’appuntamento «non è stato ancora fissato», precisa l’ex presidente del Consiglio. Dovrebbe essere giovedì o venerdì. «Ma la posizione del Pdl la conoscono tutti, bisogna dare subito un governo forte e stabile al Paese, per prendere i provvedimenti indispensabili e urgenti per l’economia». Berlusconi ha chiare quelle che sono le condizioni da porre a Bersani per collaborare. Che poi sono essenzialmente due: «Vada pure a Palazzo Chigi», il segretario dei democratici, «ma l’indica – zione del Presidente della Repubblica deve essere un nostro appannaggio». In alternativa, «facciamo un governissimo aperto ad esponenti del Pdl e a quel punto l’indicazione del nuovo Capo dello Stato può anche spettare al Pd, purché non sia Romano Prodi». Tuttavia, nota Berlusconi, «noi incontriamo Bersani, ma lui non tiene più il suo partito…». Chiudere un accordo con il segretario democratico rischia di non essere risolutivo. Perché una parte dei dem potrebbe ribellarsi al volere del leader. Dovesse saltare il dialogo con la sinistra, il Cavaliere ha già pronta la rappresaglia parlamentare sull’elezione del nuovo Capo dello Stato. Il Pdl voterà per il bis di Giorgio Napolitano, per mettere in difficoltà i democratici: «Vediamo con che faccia diranno no al loro ex compagno di partito…». Contemporaneamente l’ex capo del governo si prepara alla piazza di sabato. Berlusconi sarà a Bari già venerdì sera per una cena di raccolta fondi. Silvio non esclude, tra le ipotesi, quella del ritorno alle urne imminenti e si prepara alla campagna elettorale: «Solo attraverso gli otto punti del nostro programma, diventati otto proposte di legge che depositeremo quasta settimana al Senato, si può uscire dalla recessione e creare nuovi posti di lavoro». Gli otto punti «sono la risposta azzurra alla passività e all’inedia delle altre forze politiche», osserva Berlusconi, che coglie l’occasione per ricordare Margaret Thatcher: «Intervenne in mia difesa di fronte alla continua aggressione mediatica e giudiziaria e mi ha sostenuto, con più lettere aperte, nel corso delle campagne elettorali ». La “lady di ferro” «è stata indubitabilmente la più grande statista del ventesimo secolo. Ha sconfitto il comunismo e ha restituito ai moderati l’orgo – glio delle proprie idee. Ha dimostrato con i fatti che le ricette liberali e liberiste sono le sole in grado di far tornare a crescere l’economia dell’Occidente». L’ipotesi di un accordo Pd-Pdl fa discutere. Crea divisioni. Enrico Letta frena sull’inciucio: «Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile. Intanto cerchiamo un’intesa sul Presidente della Repubblica». Poi si vede. A Letta risponde il portavoce vicario del Pdl Anna Maria Bernini: «Non possiamo più permetterci di aspettare l’esito dello psicodramma interno al Pd».

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