Ne abbiamo parlato male tutti. E adesso che è diventato un successo internazionale si attendono i pentiti che proveranno a sdoganarlo rivalutando il concetto di trash. Il made in Italy ha anche la faccia, anzi le piume, del Pulcino Pio. Il tormentone dell’estate 2012, non fate finta di non ricordarlo, è volato all’estero e ha contagiato altri Paesi attraverso il passaparola su YouTube. Se ci limitiamo alle versioni ufficiali, questi sono i numeri. In Italia il video ha avuto oltre 60 milioni di views. La versione spagnola («El pollito Pio») ne ha 135 milioni, 13 quella olandese («Het kuitentje Peip»), 11 la greca («To poulaki Tsiou»), 10 la tedesca («Das k l e i n e K u t e n Piept») e, a seguire, q u e l l e i n g l e s e («The little chick», 4), francese («Le poussin Piou», 3) e portoghese («O Pintinho Piu», 1,5). Siamo a quasi 240 milioni di clic (cui bisogna aggiungerne altri 50 che arrivano da altri canali) cresciuti al ritmo di 3 milioni al giorno nelle ultime due settimane. «Sinora è stato tradotto in 11 lingue, presto arriveremo a 21», annuncia Max Moroldo, che con Do It Yourself cura gli interessi discografici dell’animaletto e con Made in Etaly quelli digitali. Il fenomeno è ancora più imponente di quanto raccontino i numeri ufficiali. Il grosso dell’onda arriva dai cosidetti contenuti Ugc, ovvero i video caricati dal pubblico. Se si sommano anche quelli, il Pulcino Pio supera il mezzo miliardo di views. «Senza gli utenti non ci sarebbe questo fenomeno — ammette Moroldo —. A differenza della discografia tradizionale che tende a bloccare tutto, noi abbiamo stimolato il pubblico e promosso i video migliori con premi e concorsi». Così sono nate le parodie, le coreografie e le gag a base piumata. Per tenere assieme tutto, e per trasformarlo in un business, Moroldo si è appoggiato a Content ID, una tecnologia sviluppata da YouTube che aiuta produttori di contenuti a tutelare il copyright. Se scopri che qualcuno utilizza un brano di cui tu hai i diritti, puoi chiederne la rimozione oppure la monetizzazione che porta gli introiti della pubblicità sul tuo conto e non su quello di chi ha caricato il video del proprio matrimonio con la tua musica. La filosofia è: lascia che gli altri si divertano e tu ci guadagni. Così il Pulcino ha scoperto circa 18 mila dipendenti-volontari. «Progetti come questo non solo dimostrano l’efficacia di Content ID ma sottolineano il valore di YouTube oggi, come piattaforma di distribuzione alternativa a disposizione del settore creativo », dice Chiara Santoro, responsabile partnership musica e sport di YouTube in Italia. Dalla filastrocca e dal web il marchio si è allargato. Pupazzi, cover per smartphone, figurine, ciondoli, uova fresche (in Grecia) e di cioccolato, un personaggio in tour per ipermercati e centri commerciali… Un business da 1 milione di euro di fatturato in meno di un anno. «Chi ha visto nel Pulcino solo un fenomeno musicale non ha capito nulla. È un brand trasversale che va oltre la canzone», precisa Moroldo. Tutto nato per caso. Lo scorso maggio Radio Globo, emittente romana col vizio della caccia al tormentone, adatta una vecchia canzone datata 1965 del brasiliano Erisvaldo Da Silva che ha come protagonista un pulcino. Moroldo, un altro cane da fiuto per i tormentoni («Ai se eu te pego» l’ha portata lui in Italia), la scopre grazie alla figlia di 8 anni. «Tornata dall’oratorio me l’ha fatta sentire. Non mi sembrava una cosa su cui lavorare, ma al terzo giorno di fila in cui mi sono svegliato con quella in testa mi sono deciso». Assieme a Bruno Benvenuti di Radio Globo recupera Da Silva, acquista i diritti del brano e punta subito su YouTube. A luglio è già un tormentone. «Grazie agli strumenti che ci ha dato You- Tube abbiamo scoperto da quali Paesi veniva il maggior numero di richieste e siamo partiti con le traduzioni », spiega Moroldo. Il Pulcino Pio è stato riempito di insulti. «Fanno parte del business. Ci stanno. Ma a tutti dico, se è una melodia così stupida, e lo stesso si diceva di “Gioca Jouer” di Cecchetto e “Alla fiera dell’est” di Branduardi, perché non se ne scrivono altre così?». Merito anche di da Silva. Che oggi si prende anche una quota dei diritti sui prodotti extra musicali. E la figlia di Moroldo che ci ha guadagnato? «La libertà di far entrare il cane in casa, il disco di platino che abbiamo ricevuto, un piccolo ricatto a settimana tipo figurine…». E il ragazzo che l’ha fatto sentire alla bimba? «Gli avevo promesso un viaggio premio se fossimo arrivati al numero 1. Siamo andati a New York e Las Vegas». Svelata la storia, resta un mistero. La voce. Quella in Italia è di Morgana Giovannetti, ex Bagaglino e conduttrice radiofonica di Radio Globo. Ma gli effetti la rendono irriconoscibile, come se fosse un bimbo-robot. «Registriamo le cantanti, solo in Germania è un uomo, su una base lenta, poi l’acceleriamo e mischiamo gli effetti di due plug-in audio. Solo noi sappiamo quali, è come la ricetta segreta della Coca-Cola».

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