Questo è lo stile di Dio. Non è impaziente come noi. Dio è paziente perché ci ama e chi ama comprende e dà fiducia. Non abbandona non taglia i ponti. Sa perdonare». Con questa rassicurazione al suo “gregge”, Papa Francesco si è insediato ieri come vescovo di Roma. L’incarico più amato. L’unico titolo che ha rivendicato nel giorno della sua nomina a Pontefice. Da San Giovanni in Laterano, di fronte a una folla festosa, che invadeva anche il piazzale antistante tentando di seguirne le parole da un maxi-schermo, Papa Bergoglio ha esordito: «Con gioia celebro per la prima volta l’Eucaristia in questa Basilica Lateranense, Cattedrale del Vescovo di Roma». Una messa iniziata dopo aver intitolato una parte della piazza, quella di fronte al Vicariato, a Papa Wojtyla. E dopo il saluto al «carissimo » cardinal Vallini. Ai centomila fedeli che lo hanno applaudito più volte, ma non solo a loro, il Papa che si è seduto per la prima volta sulla «cattedra» di Roma, ha lanciato un messaggio altrettanto gioioso. Invitandoli, «qualunque peccato abbiamo commesso», a non temere ed affidarsi alla pazienza del Signore. «Quante proposte mondane sentiamo attorno a noi — ha detto il Papa —, ma lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio, la sua è una carezza di amore. Per Dio noi non siamo numeri. Siamo importanti. Anzi siamo quanto di più importante Egli abbia. Anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore». «Quante volte—ha aggiunto—nel mio ministero pastorale mi sono sentito ripetere: “Padre, ho molti peccati”. E l’invito che ho sempre fatto è “Non temere, va’ da Lui, ti sta aspettando, Lui farà tutto”». Commentando il brano del Vangelo sull’incredulità di San Tommaso, papa Bergoglio ha sottolineato: «Gesù non abbandona il testardo Tommaso nella sua incredulità: gli dona una settimana di tempo, non chiude la porta, attende. Questo è lo stile di Dio». «Chi ama comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti», rassicura il pontefice. Dunque «Dio è paziente con noi perché ci ama. Dio sempre ci aspetta, non si stanca». Una pazienza che Papa Bergoglio racconta di aver vissuto in prima persona. «Nella mia vita personale — ha confidato — ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio, la sua pazienza. Ho visto anche in tante persone il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù dicendogli: “Signore sono qui, accetta la mia povertà, nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue”. E ho sempre visto che Dio l’ha fatto, ha accolto, consolato, lavato, amato». «Lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio — ha aggiunto — confidiamo nella sua pazienza che sempre ci dà tempo; abbiamo il coraggio di tornare nella sua casa, di dimorare nelle ferite del suo amore, lasciandoci amare da Lui, di incontrare la sua misericordia nei Sacramenti». «Sentiremo — ha concluso — la sua tenerezza, sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore». Al termine della messa il Papa si è affacciato dalla Loggia della Basilica Lateranense e, noncurante del vento dispettoso che gli ha fatto volar via la papalina, ha chiesto ancora una volta: «Pregate per me, ne ho bisogno ».

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