Paganin è un cognome tipicamente veneto, con quell’ultima sillaba accentata che non lascia scampo ad alcun tipo di interpretazione. Eppure da Vicenza, città natia, il cordone ombelicale che lega Antonio Paganin alla sua terra si è rotto molto presto. Adora il calcio e da ragazzino si sposta a Bologna dove, seguendo la trafila delle formazioni giovanili, riesce a mettersi in luce e a conquistarsi, con il passaggio alla Sampdoria, l’esordio in Serie A. Vive 4 anni a Genova (con due coppe Italia conquistate), e 2 a Udine (trovando la promozione in serie A e la conferma ad alti livelli), con il calcio “di provincia” a farne da contorno. Poi all’improvviso la chiamata della grande metropoli. Milano e l’Inter lo aspettano e proprio tra le fila dei nerazzurri, Antonio vive il periodo più florido della sua carriera con 6 anni ad alti livelli che gli fruttano 2 coppe Uefa al fianco del suo fratellino Massimo, approdato anche lui in maglia interista. Non ha mai dimenticato il suo Veneto e le due tappe successive all’avventura nerazzurra sembrerebbero proprio un piccolo cammino a tappe di riavvicinamento verso la terra vicentina. Prima Bergamo, con l’Atalanta e poi il Verona in chiusura di carriera, ma oggi, a percorso concluso, si sta dedicando a tempo pieno alla carriera di allenatore guidando con grande personalità la Berretti Nazionale del squadra del Bassano Virtus, proprio a due passi dalla sua Vicenza. L’obiettivo, però, è quello di non fermarsi solo qui, pronto, ancora una volta, a ricominciare forse da capo il proprio percorso. Da ex di entrambe le squadre, che ricordo ha delle sue due parentesi nerazzurre? Sono due ambienti diversi. Impostato a vincere subito quello interista, in cui ho ricordi gioiosi soprattutto per le due coppe Uefa vinte. Non era un periodo felice per il campionato in cui si subiva forse troppo il passaggio già avviato fra la gestione Pellegrini e quella Moratti. All’Atalanta il discorso era diverso. La Dea è una società impostata sulla valorizzazione dei giovani e sulla salvezza conquistata partita dopo partita, ma anche lì ho lasciato bei ricordi. Che partita si aspetta di vedere domenica sera a San Siro? Dopo la partita contro la Sampdoria l’Inter ha dimostrato di essere in salute. E’ stato un segnale importante che fa pensare bene in vista della partita contro l’Atalanta. Attenzione: non è tanto il risultato a fare la differenza, bensì la solidità e la condizione mentale dimostrata. L’Inter ha fatto bene contro una squadra che in stagione ha fermato Lazio, Milan e Juventus e questo da sicuramente una grossa mano al morale. Il terzo posto resta un sogno irrealizzabile? Ovviamente i margini di errore sono sempre più sottili, però io credo che nulla sia ancora perduto. Serve innanzitutto dare continuità alle prestazioni della squadra. Poi guardando il calendario si può anche pensare che qualche aiutino possa arrivare dalle altre formazioni che dovranno giocarsi numerosi scontri diretti. Poi arriverà il Napoli e quella trasferta, se l’Inter sarà ancora in corsa, sarà la sfida decisiva. Quanto è decisiva per Stramaccioni questa sfida? Se dovesse steccare sarebbe da esonerare? In questo momento l’errore più grande sarebbe quello di cambiare in corsa. Nessuno conosce l’ambiente come Andrea e non vedo al di fuori di lui nessuno che possa fare meglio da qui a fine stagione. Poi lui è un allenatore giovane e un investimento per il futuro. A fine anno la società valuterà se quell’investimento ha dato i frutti sperati o meno. A sua discolpa io sottolineerei che nella parte più importante della stagione ha perso per ben due volte il suo giocatore di maggior spessore, Diego Milito. L’Atalanta è a un passo dalla famosa quota salvezza. Sarà un avversario più malleabile della partita d’andata per l’Inter? Dove si trovano le giuste motivazioni per partite con così poco in palio? Purtroppo per l’Inter sarà l’esatto contrario. Il progetto di valorizzazione giovani a Bergamo spinge proprio i calciatori a dare tutto in partite come queste, perché da prestazioni importanti contro formazioni di livello possono nascere nuove opportunità per il loro futuro. Peluso e Schelotto sono solo gli ultimi esempi di questa tipologia di percorso. Con i suoi ragazzi del Bassano Virtus ha battuto mercoledì l’Inter nel campionato Berretti. Se dovesse fare un paio di nomi incrociati finora dal futuro già assicurato nel calcio che conta? Non farò dei nomi perché lo ritengo pericoloso nel loro processo di maturazione a questa giovane età. Tuttavia sottolineerei le squadre che stanno portando avanti davvero un bel progetto che sono sicuramente il Milan e il Chievo primavera, ma soprattutto, al di là del successo di mercoledì, proprio la Berretti dell’Inter e quella dell’Albinoleffe. Che progetti ha per il suo futuro? Dopo due anni passati nelle giovanili del Bassano Virtus, in cui avevo come obiettivo quello di mettermi alla prova e confrontarmi con i migliori allenatori giovanili, con un pizzico di presunzione, ma anche tanta umiltà, posso dire di essere pronto per un nuovo passo in avanti. Non so se una Primavera importante o una prima squadra di Lega Pro, tuttavia so che mi sento pronto per affrontare un’avventura più probante. Magari anche nell’Inter? Io non dimentico l’esperienza nerazzurra. Il mio numero ce l’hanno e se dovesse arrivare una chiamata non direi certamente di no.

PROBABILI FORMAZIONI

INTER (3-4-1-2)  1 Handanovic; 23 Ranocchia, 25 Samuel, 40 Juan Jesus; 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 10 Kovacic, 31 Pereira; 14 Guarin; 18 Rocchi, 99 Cassano.

ATALANTA (4-4-1-1) 16 Polito; 77 Raimondi, 2 Stendardo, 13 Canini, 83 Del Grosso; 18 Giorgi, 21 Cigarini, 88 Biondini, 10 Bonaventura; 7 Livaja; 19 Denis

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