Stanotte è la notte, stanotte serve tutto il kit del campione: cuore per dare gas, intelligenza per frenare, esperienza per decidere, classe per osare. E naturalmente una moto che funzioni. Sono cose che Valentino Rossi aveva perduto, forse le ha ritrovate. L’inverno ha mandato segnali di rinascita forti e chiari. Le ottime prove libere hanno amplificato eccitazione e fiducia. La qualifica di ieri — con il nuovo format dei 15 minuti a vita persa che ha spedito il Dottore in terza fila a un secondo da Lorenzo in pole position e dietro pure a Crutchlow, Pedrosa, Dovizioso, Bradl e Marquez—ha smorzato un po’ l’entusiasmo. Si parte con una certa delusione sottopelle, insomma, perché, se non nella pole che gli manca da Le Mans 2010, Rossi sperava almeno in un posto nei primi cinque. Invece, racconta, «quando sono partito con la seconda gomma sono finito nel traffico con tutti gli avversari diretti dietro di me e non volevo stare davanti per tirarli… Così ho perso attimi decisivi». Paradossalmente, dopo tutti i miglioramenti fatti in Yamaha, Vale si trova a scattare di rincorsa come gli accadeva in Ducati, e pure con una Ducati davanti. Certo, l’ottimo Dovizioso non ha un ritmo gara uguale a Rossi, ma questa resta una beffa che Vale liquida con un ringhio («Dovi? Bravo») prima di forzarsi a pensare positivo: «Sarà fondamentale riuscire a superare qualcuno già nel primo giro. Comunque il mio passo è buono e penso di poter fare bene ». Contro avversari parecchio in palla (Lorenzo vola: «Il mio favorito » dice Rossi; Crutchlow non molla; le Honda sono le Honda, anche se tra Pedrosa e Marquez c’è già forte tensione), l’obiettivo realistico del Numero46 è arrivare sul podio, che è anche il modo in cui chiuse la sua prima vita in Yamaha il 7 novembre 2010, terzo a Valencia dietro Lorenzo e Stoner. Sarebbe già un grande risultato per lui, il suo popolo sterminato, la MotoGp, gli sponsor e i media, nonché un duro contrapasso per chi nel periodo dello sprofondo rosso aveva goduto per le sue disavventure. Una vittoria — cioè un miracolo — entrerebbe invece nella galleria dei suoi capolavori appena sotto Welkom 2004, quando il successo su Biaggi al primo esordio in Yamaha trasformò un fuoriclasse in leggenda. Max è sempre stato l’idolo di Jorge Lorenzo, il quale però mai e poi mai stasera vorrebbe trovarsi nei suoi panni di nove anni fa in Sudafrica. Al di là della presunta armonia recitata in questi mesi da Jorge e Vale, un compagno di box che va forte non piace infatti a nessuno e un Rossi davanti, o addirittura primo, sarebbe per lo spagnolo un duro colpo al cuore. Lorenzo è solido mentalmente, è un martello sulla M1 e parte in vantaggio, ma la pressione è alta anche per lui, ben conscio che quello di oggi non è un semplice Gran premio ma il primo di diciotto feroci scontri fra i piloti- alfa del branco. Qualcosa che va oltre la competizione sportiva e diventa battaglia primitiva, scontro di generazioni e ideologie, resa dei conti ad armi pari, senza più scuse possibili per nessuno. La cosiddetta sfida nella sfida che rende ancora più appassionante questa corsa che comincia. L’aspettiamo da due anni. Finalmente è arrivata.

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