Ecosì il gran giorno è arrivato: oggi è il Natale di Saviano. Atteso come il disco di una rock star planetaria, finalmente esce il nuovo libro: Zero zero zero. Lo abbiamo saputo ufficialmente da una corposa anticipazione su Repubblica questa settimana e sarà anche la storia di copertina del Venerd ì . Impossibile (almeno per noi) avere con un po’ d’anticipo una copia del libro per canali ortodossi: l’ufficio stampa di Feltrinelli spiega che il libro è “embargatissimo”, a causa delle anticipazioni concordate con le testate del gruppo Espress o di cui Saviano è collaboratore. Al massimo si può averlo il giorno dell’uscita, anche se “di mattina presto”. “Molti qui dentro c’hanno perso la salute” è la frase che si rincorre nei corridoi dell’editrice milanese. E rende bene il clima che si respira attorno all’evento . Infatti il povero autore è stato sottoposto a un tour de force mediatico: ieri doppia video-intervista con il sito di Repubblica , appuntamento serale alla Feltrinelli di via Appia a Roma per l’incontro con i lettori (immancabile la diretta streaming). Stamattina dalle 8:30 sarà ospite di Radio 24 per uno “Speciale Saviano”, domenica sarà intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, trasmissione a cui concederà un bis anche lunedì sera. Roba da far scorta di vitamine per sopravvivere alla maratona di lIndiscutibilmente, Zero Zero Zero è un evento : Gomorra , dieci milioni di copie vendute nell’orbe terracqueo, è uscito sette anni fa decretando il successo mondiale del suo giovanissimo e fino ad allora sconosciuto autore. Uscì con una modalità assolutamente speculare a quella di questi giorni: tiratura limitata (diecimila copie), pubblicato da Mondadori dopo che altri lo avevano rifiutato, divenne un caso grazie al passa parola dei lettori. Feltrinelli mette a disposizione delle librerie mezzo milione di copie del nuovo libro, come prima tiratura. E per promuoverlo ha utilizzato tutti i canali: stampa, radio, tv e web. TRA ALLORA e oggi tante cose sono cambiate: Saviano è diventato un’icona della lotta alle mafie, ha rifiutato profferte politiche, ha detto no perfino a Eugenio Scalfari che lo sollecitava a scendere in campo, ha traslocato da Segrate verso i più rassicuranti lidi di Feltrinelli. Lasciando però nella vecchia casa diversi problemi: un contratto lo lega ancora a Mondadori. Ma è praticamente impossibile che dopo le polemiche con la proprietà (Marina e papi Silvio), torni a pubblicare per loro, nonostante un anticipo incassato. Ha cambiato anche agente: fuori Roberto Santachiara, dentro Andrew Wylie, americano potentissimo e glamour (sono suoi clienti Philip Roth e Salman Rushdie, tra gli italiani Baricco, Riotta e Antonio Monda) che ha ven duto i diritti di questo libro in quindici Paesi. Wylie un mese fa (forse in ansia per l’avven – to-evento di Zero Zero Zero) ha scritto un paio di lettere alla Einaudi. Motivo? La casa editrice di Torino (sempre di proprietà dei Berlusconi) ha pubblicato Coca ina , raccolta di racconti sul tema di Giancarlo De Cataldo, Gianrico Carofiglio e Massimo Carlotto e la cosa non è andata giù all’entourage dello scrittore campano. “Ma dico, non poteva farmi una telefonata?”, ha detto De Cataldo a Mario Baudino della Stampa . “Coca ina è un mio progetto, ne ho parlato per la prima volta in casa editrice nel 2011. Conosco Saviano da anni, e adesso mi viene a dire che avrei approfittato del lancio del suo Zero Zero Zero? Non vorrei che le mie parole suonassero beffarde, ma di mafia si discuteva anche prima del Padrino , e si è continuato a farlo. Di cocaina anche prima di Saviano, e purtroppo si continuerà”. La polvere bianca non è un marchio di cui si possa rivendicare il copyright, altrimenti J. J. Cale potrebbe avanzare qualche diritto visto il successo di Coca ine , uscita nel ‘76: fino ad oggi non risulta voglia far causa a nessuno. Tra l’altro Mondadori aveva osato pubblicare a fine 2012 il memoir della vedova di Roberto Suàrez Gomez, Il re della cocaina . DISPETTO? Forse, però prendersi troppo sul serio non va e non fa bene, nemmeno quando ci sono molti soldi in ballo. E per fortuna Saviano ieri ha ritwittato una battuta che circola in rete su Renato Zero: darà alle stampe un libro intitolato “Saviano Saviano Saviano”. L’ironia è salvifica anche per i grandi. Ma com’è questa terna di zeri? Pochi eletti lo hanno letto. Tra loro il segretario del Pd Bersani che, avuta una copia staffetta, si è ritirato a leggere nella natia Bettola. E Fabio Fazio che ha twittato la foto di una valigia con Zero Zero Zero in cima. Tra i giornalisti invece ha vinto la corsa Francesco Borgonovo che l’ha recensito in anteprima su Libero . Svelando in anticipo i contenuti: “A tutti gli effetti, siamo di fronte a un Gomorra 2, che però tocca più angoli del globo: dal Messico alla Colombia, dagli Stati Uniti alla Russia, fino all’Italia. (…) Come in Gomorra , Saviano non scopre nulla. Però costruisce un bel reportage, completo, dettagliato, a tratti perfino potente. Sembra affascinato dai narcos, ne descrive la ferocia con tratto vivido, sa coinvolgere. Dice che scrivere di cocaina è come farne uso, fa diventare addicted , dipendenti. Tossici. Leggi una notizia e ne vuoi subito un’altra”. La droga è una rete globale, viaggia nel mondo e infiltra con la sua economia criminale anche l’economia sana. Perfino le banche, scrive Saviano. Molte di queste cose sono note, da tempo: bisognerà vedere come le storie sono costruite, come s’intrecciano, se l’autore decide di fare i nomi (non solo dei narcotrafficanti in prigione), in questa strana formula ibrida che è la non fiction novel . Un libro non è un “articolone” di giornale, ma questo libro non è nemmeno un romanzo. La fortuna di Gomorra è stata proprio una strana commistione di stili, capace di avvicinare i lettori più diversi. Sarà così, sette anni dopo, anche per il neonato triplo zero? Vedremo. Il successo di Gomorra è probabilmente ineguagliabile: se non altro l’autore ha superato lo scoglio, altissimo, del “se – condo libro”.

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