Da un possibile pronunciamento della Commissione speciale per gli atti del governo e dal suo accoglimento da parte dell’esecutivo, dipende la sorte di circa 150 milioni di euro. Che potrebbero arrivare a 600-700 milioni se si rivedesse la legge 222 del 1985 che regola l’8 per mille, cioè il finanziamento pubblico alle confessioni religiose, in primis la Chiesa cattolica. Il tema è stato sollevato dal neoparlamentare di Sinistra, Ecologia e Libertà, Giulio Marcon, fondatore di Sbilanciamoci e storico esponente del movimento pacifista italiano. Ma stavolta non si tratta di un attacco frontale alla Chiesa cattolica. Non siamo, cioè, nel campo segnato dalle tradizionali battaglie radicali o dell’Unione atei e agnostici razionalisti. L’attenzione, in questo caso, è posta solo su quella quota che viene destinata, sulla base delle scelte dei contribuenti, allo Stato. LA LEGGE dell’85, e poi il regolamento attuativo del 1988, stabilisce infatti che il contribuente possa decidere se destinare il proprio 8 per mille a una confessione religiosa – Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane (ma stanno per entrare anche buddhisti e induisti) – oppure allo Stato. In questo caso, la somma raccolta deve essere utilizzata in quattro distinti, e precisi, ambiti: la lotta alla fame nel mondo, la tutela dei beni culturali, il sostegno ai rifugiati, le calamità culturali. “In realtà – osserva Marcon – que – sti ambiti andrebbero quanto meno aggiornati: la lotta alla fame nel mondo era una priorità negli anni 80, lo è meno oggi”. Il problema, però, sollevato in Commissione dallo stesso Marcon e da altri deputati, è che in questi ambiti, la somma riservata allo Stato, non ci è mai arrivata. I soldi sono serviti a tappare i buchi dello Stato, a rimediare i guasti dell’Alitalia oppure “a finanziare le missioni militari all’estero”. Stiamo parlando di una discreta somma, circa 150 milioni di euro (ultimo dato rilevabile, 2010: 151,9 milioni) che, però, con l’avanzare della crisi economica e finanziaria sono stati direttamente risucchiati dal bilancio statale. E infatti, per il 2013, si prevede che dei 150 milioni, solo 13,8 saranno utilizzati per i fini stabiliti dalla legge. Il resto serve a far tornare i conti del ministro Vittorio Grilli. In commissione sembra sia stato raggiunto un accordo per predisporre una relazione unitaria, che sarà pronta oggi, da presentare al governo. Tra le proposte discusse c’è quella di suddividere in modo paritario tra i quattro ambiti, i soldi assegnati allo Stato, di cassare la proroga stabilita dal governo per finanziare fino al 50% gli interventi di calamità naturale e, infine, la proposta congiunta di Sel e Movimento 5 Stelle, che prevede il divieto esplicito di finanziare le missioni militari all’estero. La Lega avrebbe voluto limitare i finanziamenti a favore dei rifugiati ma, al momento, questa ipotesi sarebbe evitata. “LE DUE NOVITÀ importanti – sottolinea ancora il deputato di Sel – è che finalmente con questi soldi non si finanzieranno gli interventi militari e i fondi non saranno utilizzati per esigenze di finanza pubblica”. Ben più sostanza, però, avrebbe un intervento sulla gestione del cosiddetto ‘inoptato’, sulla cifra, cioè, che gli italiani non destinano a nessuno, né allo Stato né alle varie chiese. Nell’ultima suddivisione effettuata, quella del 2010, solo il 43,5% ha dichiarato un’opzione specifica (l’85% alla Chiesa, il 12% allo Stato, il resto suddiviso tra le altre chiese). La maggior parte dei contribuenti non ha fatto nessuna scelta. Ma questi fondi sono stati comunque redistribuiti tra le opzioni previste in proporzione alle scelte fatte. Il 43 per cento, quindi, ha deciso per tutti. Se tutto l’inoptato venisse trattenuto dallo Stato, si avrebbe un gettito pari, nel caso del 2010, a 654 milioni di euro. Alcune confessioni religiose, come quella valdese, lasciano allo Stato le quote non attribuite prelevando solo quello che viene effettivamente assegnato. “Noi presenteremo una proposta di legge complessiva che modifichi l’8 per mille a cominciare da questo punto” assicura Marcon.

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