Mentre il globo si interroga su cosa ne sarà della Apple ora che il guru-capoazienda, Steve Jobs, ha fatto un passo indietro i bookmaker non sembrano affatto preoccupati. Anzi: puntano sul nuovo amministratore delegato, Tim Cook. Il titolo ieri è balzato dell’1,53% a 389,45 dollari ma per fine anno secondo Agipro i quotisti di Paddy Power — società di bookmaker inglesi che in Italia non è raggiungibile visto che non hanno le autorizzazioni necessarie per operare nel mondo del gioco telematico — prevedono un valore nettamente superiore: la quota più bassa in tabellone (3,00) è per un prezzo superiore ai 400 dollari, offerta a 3,50 per la forbice che va dai 300 ai 399,99 dollari. Si sale a 4,50 per un prezzo compreso fra i 250 e i 299,99 dollari, un crollo delle azioni (da 249,99 dollari in giù) pagherebbe nove volte la scommessa. Dunque, sembrerebbe totalmente assorbito il «colpo» dell’uscita di Jobs. Non è detto comunque che la fiducia nel corso dell’azione relativa al 2011 sia del tutto imputabile alla fiducia nel nuovo ceo: in realtà gli analisti considerano il grosso del lavoro per i prossimi mesi già avviato. La Apple ha infatti un ciclo di prodotto abbastanza inusuale: ogni tre anni presentano un apparecchio di successo, vivendo poi di aggiornamenti continui. L’iPad è stato lanciato nel 2010. Nel frattempo è arrivato già l’iPad2 e ora è atteso un iPhone low cost. Dunque i nodi verranno al pettine con l’inizio del 2013.

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