— Un altro giro di consultazioni, stavolta non al Quirinale con i partiti ma al ministero dell’Economia con le associazioni degli imprenditori. E l’atteso decreto legge per saldare i debiti della pubblica amministrazione slitta a data da destinarsi. Il Consiglio dei ministri previsto per ieri mattina è stato prima rinviato alla sera e poi cancellato, in attesa di una nuova convocazione che dovrebbe arrivare al massimo per lunedì. Il decreto aveva l’appoggio di due risoluzioni approvate quasi all’unanimità da Camera e Senato, quei 40 miliardi di euro in due anni darebbero ossigeno alle imprese. Perché, dopo tanti annunci, un altro nulla di fatto? Perché—come da comunicato di Palazzo Chigi — il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, in «accordo con il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, ha fatto presente al presidente del Consiglio l’opportunità di proseguire gli approfondimenti »?. Non è solo questione di tasse. È vero che, nella prima stesura del decreto, una parte dei soldi necessari arrivava dalla possibilità di anticipare al 2013 l’aumento delle addizionali Irpef regionali già previsto per il 2014. Ma questa ipotesi era stata smentita già martedì sera dal governo e poi esclusa ufficialmente ieri mattina. Restano i vincoli di Bruxelles, però. Ieri mattina Mario Monti ha avuto una lunga telefonata con il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn. Il presidente del Consiglio si è impegnato a fare in modo che l’operazione non faccia sforare all’Italia il tetto del 3% del deficit rispetto a Prodotto interno lordo. E lo stesso Rehn, avverte un comunicato della Commissione, ha «dato mandato ai suoi servizi di esaminare immediatamente i termini del testo». C’è però un altro nodo da sciogliere. Sono state proprio le imprese a chiedere un approfondimento al governo, che c’è stato ieri sera ma è andato male. Le associazioni di categoria chiedono procedure più semplici e la compensazione automatica di crediti e debiti con la pubblica amministrazione. Di qui il nuovo giro di consultazioni aperto ieri sera al ministero dell’Economia, con Grilli che parla di un «rinvio di pochissimi giorni», smentisce non solo l’ipotesi di nuove tasse ma anche le voci di uno scontro con Passera. E poi non esclude la possibilità di congelare l’aumento di un punto dell’Iva, previsto per luglio: «Con la volontà politica si possono individuare gli spazi ». Dai partiti, però, arrivano solo critiche. Per il Pd il responsabile economico Stefano Fassina parla di «rinvio sconcertante per un decreto necessario e urgente». Angelino Alfano dice che il Pdl «non consentirà altre perdite di tempo». Mentre per il Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi sottolinea come il «testo sia stato mandato a Bruxelles ma il Parlamento italiano non ha ancora la più pallida idea dei suoi contenuti». La nuova versione del decreto—secondo l’Anci, l’associazione dei Comuni che ieri ha incontrato il governo—dovrebbe rendere immediatamente disponibili 7 miliardi di euro, di cui 5 grazie all’allentamento del patto di Stabilità interno, il vincolo alle spese imposto da Bruxelles. Il testo dovrebbe accogliere anche le modifiche per la Tares, la nuova tassa sui rifiuti. La prima rata è stata anticipata da luglio a maggio, ma è stata rinviata a dicembre la maggiorazione di 30 centesimi al metro quadro rispetto alla vecchia imposta.

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