La notizia è questa: Amanda Knox, più che la libertà, rischia la bancarotta. Che torni sua sponte a Firenze, dove la Cassazione ha deciso che si debba rifare il processo di Appello per l’omicidio di Meredith Kercher, appartiene al campo delle improbabilità. Che possa essere estradata in Italia è ipotesi remota . I 4 milioni di dollari intascati per scrivere le sue memorie, invece, potrebbero davvero volare via. E se Amanda finirà sul lastrico, la “colpa” è di Richard Berkowitz, serial killer peggio noto come II Figlio di Sam. Tra il 1976 e il 1977, Berkowitz seminò a New York sei cadaveri e sette feriti. Divenne una star. Le sue lettere autografe raggiunsero quotazioni da bozzetto di Picasso. Le case editrici gli offrirono l’Eldorado perché scrivesse un’autobiografia uncensored, senza censure. Per evitare che Berkowitz fondasse un impero sul sangue che aveva versato, nel 1978 lo Stato di New York si inventò la Son of Sam Law (la legge Figlio di Sam), che poi venne recepita da molti altri Stati americani (compreso quello di Washington, dove vive la Knox). La legge è ancora in vigore e stabilisce che nessuno può trarre un profitto economico dal crimine per il quale è stato condannato. Tradotto: se Amanda venisse riconosciuta colpevole di omicidio in Appello e poi in Cassazione, i soldi incassati per il suo libro In attesa di essere ascoltata (uscirà regolarmente il 30 aprile) potrebbero finire dritti nei conti correnti della famiglia Kercher. Così come ogni altro guadagno collegato al delitto di Perugia (film, interviste a pagamento, documentari). Il discorso, e la legge, valgono ovviamente anche per Raffaele Sollecito. L’avvocato Francesco Maresca, che rappresenta i Kercher, ammette: «Ci stiamo lavorando e, oltre alla legge americana, sfrutteremo una direttiva dell’Unione Europea del 2004, che dice più o meno le stesse cose». L’INCUBO DI SOLLECITO «Tra due anni, quando si saranno pronunciate Corte d’Assise e Cassazione, Rudy Guede avrà scontato la metà della sua pena e sarà libero. Amanda resterà al sicuro a Seattle. L’unico che rischia di finire in galera per il resto della vita è mio figlio Raffaele: sarebbe la più tremenda delle ingiustizie».

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