In un ambiente quasi monastico, con i dieci saggi accomodati dietro ad altrettanti austeri «banchetti», a cellulari rigorosamente spenti, si sono insediate le commissioni volute da Napolitano per accorciare le distanze tra i partiti. Il presidente ha chiesto agli esperti di osservare la consegna del silenzio. Si è scusato per non aver nominato neppure una donna e ha fissato in «otto, dieci giorni» il «giusto» limite temporale dell’iniziativa, che ha messo in agitazione le forze politiche e però ha centrato l’obiettivo di tranquillizzare i mercati. Un mandato breve che non potrà «scavalcare» i confini temporali della sua presidenza, il cui termine Napolitano ritiene «segnato»: le Camere potrebbero riunirsi già il 18 aprile per eleggere il successore. Sulla scelta dei nomi l’inquilino del Colle spiega di aver proceduto «in condizioni di particolare urgenza e difficoltà», il che non lo ha messo al riparo da «equivoci e dubbi» riguardo ai criteri di selezione: «Comprendo il disappunto che con accenti polemici si è espresso per non aver inserito in quella rosa delle personalità femminili, mi dispiace e me ne scuso». Con una lunga nota il presidente ha spazzato via equivoci e interpretazioni forzate e ufficializzato il suo stato d’animo, anticipato ieri dal Corriere. Napolitano definisce la sua decisione «modesta» e di «portata assai limitata», respinge le «reazioni di sospetto» e le «interpretazioni sconcertanti» e chiarisce che le due commissioni non creano «nulla che possa interferire con l’attività del Parlamento ». Se ha chiamato i saggi è perché «la rigidità» delle forze politiche gli ha impedito di trovare una soluzione alla crisi, il che però non vuol dire che i gruppi di lavoro «indicheranno un tipo o un altro di soluzioni di governo». Il loro compito è riportare al centro dell’attenzione i problemi «seri e urgenti» del Paese, misurare convergenze e divergenze e «creare condizioni più favorevoli, allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita in posizioni inconciliabili». Napolitano ha molto apprezzato il lavoro impostato dai presidenti delle commissioni speciali del Senato, Bubbico (Pd) e Giorgetti (Lega Nord), e spera che il metodo «dialogante e costruttivo» contagi i gruppi di lavoro, che tra dieci giorni sforneranno due distinti documenti. Oggi pomeriggio negli spazi dell’Archivio storico tornerà a riunirsi la commissione per le riforme istituzionali, con Violante, Quagliariello, Mauro e Onida. Domani toccherà alla formazione «economica », Pitruzzella, Rossi, Giovannini, Giorgetti, Bubbico e Moavero. Nell’agenda dei provvedimenti, per ora ci sono solo i titoli: crescita, fisco, esodati, ammortizzatori sociali. I saggi «politici» partono da una base più avanzata. Per la riforma dei regolamenti parlamentari c’è la bozza Quagliariello- Zanda e, per la modifica del Porcellum, tra Violante e lo stesso Quagliarello l’intesa è buona. Viste le recenti aperture del Pd il doppio turno alla francese è un punto di mediazione a portata di mano. La soluzione piace al Pdl e Quagliariello spinge per una riforma di sistema, che includa il presidenzialismo. Nel partito la sua nomina fa discutere, Brunetta e Schifani non hanno compreso perché Napolitano non abbia scelto uno di loro e c’è anche chi ha chiesto al senatore un passo indietro. Un pressing che Quagliariello, con i colleghi, ha cercato di sdrammatizzare: «Forse non sono un saggio, ma gli obblighi nei confronti del mio partito li ho assolti tutti». Oggi la conferenza dei capigruppo della Camera proverà a sbloccare lo stallo del Parlamento. M5S e Sel chiedono che le commissioni permanenti partano subito, ma il Pdl è contrario, il Pd dubbioso e la presidente Laura Boldrini rassicura: «Non stiamo con le mani in mano»

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