A più di un mese dal voto, con un mese di consultazioni a vuoto e il governo dei Professori ancora in carica, l’obiettivo è accelerare le misure che potrebbero dare un primo impulso alla ripresa. «Il governo sta lavorando, e il nuovo parlamento sta lavorando con il governo su provvedimenti d’urgenza che saranno pronti nei prossimi giorni,come i pagamenti delal pubblica amministrazione alle imprese» ha confermato domenica il premier Mario Monti, anticipando che«altre iniziativeeconomiche potrebbero profilarsi necessarie e possibili nelle settimane, anzi nei giorni successivi». Il Paese è in una emergenza drammatica. Con le aziende e i contribuenti ormai stremati da una crisi di cui non si vede ancora la fine, il pagamento dell’enorme debito che le pubbliche amministrazioni hanno con le imprese – circa 90 miliardi secondo le stime di Bankitalia – rappresenta una delle strade maestre per riavviare l’economia italiana finita nelle secche, mentre sul fronte fiscale appare sempre più necessario trovare il sistema per attenuare l’impatto delle prossime, pesantissime, scadenze fiscali (Tares, Imu, Iva). Accanto a questi, restano ancora da sciogliere due nodi cruciali: la questione degli esodati e il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. Il testo del decreto per la restituzione dei “liquidi” alle imprese dovrebbe essere messo a punto oggi durante un vertice convocato a Palazzo Chigi, con il Tesoro che lavora alla struttura già da giorni. È previsto il pagamento di una prima tranche di 40 miliardi in due anni(20 nel 2013 e 20 nel 2014) con priorità alle imprese, quindi i pagamenti alle banche, per poi passare a liquidare le tranche successive. Il dl dovrebbe essere sottoposto all’esame del prossimo Consiglio dei ministri. Parallelamente le due aule approveranno le risoluzioni per il via libera alla nota di variazione del Def che servirà a registrare la variazione di bilancio (+0,5% di deficit nel 2013, con un livello ipotizzato del 2,9%). Il decreto passerà a questo punto all’esame del Parlamento: resta da chiarire se sarà assegnato alle commissioni permanenti di merito (Bilancio, ancora non insediate) oppure alle commissioni speciali. Se tutti gli schieramenti politici sono favorevoli all’intervento, però, perplessità si registrano a Bruxelles. Il pagamento dei 40 miliardi di arretrati, secondo fonti della Commissione europea, «renderebbe per l’Italia più difficile la chiusura della procedura per deficit eccessivo aperta a Bruxelles ». All’Italia, infatti, in questo caso, non si applicherebbe la “flessibilità” prevista dal patto di stabilità, che si applica solo ai Paesi che non sono ancora sotto procedura. Sul fronte fiscale, intanto, si avvicina un luglio da incubo, con il pagamento della Tares, il primo acconto dell’Imu 2013, l’aumento dell’Iva dal 22 al 23% su moltissimi beni di largo consumo, e la dichiarazione dei redditi. Per la Tares, grazie anche all’interessamento della presidente della Camera Laura Boldrini, si potrebbe profilare un rinvio: oggi la questione sarà discussa al tavolo Comuni-sindacati. L’Imu invece, dati anche i tempi stretti per un’eventuale modifica, bisognerà probabilmente rassegnarsi a pagarla, sperando in possibili modifiche in sede di conguaglio. Difficile anche uno stop all’aumento dell’Iva, al quale è agganciato l’equilibrio dei conti pubblici.

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