Assegni nuovamente in bilico per gli invalidi. Rischia di riaprirsi il braccio di ferro tra Inps e disabili e invalidi che aveva terremotato a fine dicembre milioni di persone a rischio di dover scegliere se restare (formalmente) coniugati, oppure se – per non perdere l’assegno di invalidità o quello d’accompagna – mento – passare ad un divorzio “salva tagli”. Lo scorso 22 marzo la Corte di Cassazione (Sezione Lavoro, Sentenza n. 7320) si è pronunciata sulla spinosa questione dei limiti reddituali da applicare ai fini della concessione della pensione agli invalidi civili. La Corte, fa notare preoccupata la Federazione italiana per il superamento dell’Handicap (Fish), sostiene con questo pronunciamento che il reddito a cui fare riferimento non è solo quello individuale, ma deve essere sommato a quello del coniuge, se presente. Insomma, ribadisce, quindi, quanto già affermato nella Sentenza del 2011 (Sezione Lavoro, n. 4677 del 25 febbraio 2011), che aveva aperto alla circolare dell’Inps di dicembre e quindi al tentativo, da parte dell’Istituto, di limitare le future erogazioni. Passata la sbronza natalizia Fish e altre associazioni di tutela dei disabili avevano minacciato di portare i disabili in piazza a protestare e il Parlamento (con un repentino intervento del ministero del Welfare), aveva bloccato la circolare Inps annullando di fatto la somma dei redditi. Ora la sentenza dell’Alta Corte riapre il capitolo. «Il rischio», spiega Pietro Barbieri, presidente della Federazione per il superamento dell’Handicap, «è che, in forza di una decisione assunta nelle aule di tribunale, migliaia di persone rimangano prive di protezione, già minima è elevatissimo». Barbieri derubrica come un «pasticcio» il paradosso che al disabile venga imputato il reddito di chi lo assiste (pena la perdita del beneficio), e chiede che questo «pasticcio» venga «sanato politicamente dalle Camere, che il Parlamento debba riappropriarsi della propria funzione legislativa, intervenendo sulla delicata materia e pronunciando quella che è l’in – terpretazione esatta di una normativa farraginosa». Mentre a Montecitorio e Palazzo Madama ci si dimena alla ricerca di faticose e improbabili maggioranza la Fish lancia un appello a tutti i parlamentari perché le Camere mettano finalmente fine al braccio di ferro in Tribunale per sancire i diritti senza il rischio che una sentenza possa stravolgerne il diritto. Il problema è che ora l’Istituto di previdenza potrebbe far valere la sentenza della Cassazione per scardinare il sistemadi concessione degli assegni di solidarietà. «La Sentenza non è legge», puntualizza infatti la Federazione, «e non incide immediatamente sulle prestazioni di milioni di invalidi civili, ma potrebbe condizionare il confronto in corso fra Inps e ministero del Lavoro proprio su questo tema». Sempre che in futuro – visti i tagli – ci siano le risorse finanziarie per garantire un aiuto a milioni di (veri) invalidi e disabili.

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