dare la linea è l’invettiva di Beppe Grillo. L’indisponibilità a un governo Bersani è motivata dall’inserimento del presidente incaricato tra «i Padri Puttanieri, quelli che hanno sulle spalle la più grande rapina ai danni delle giovani generazioni». Definisce tutti gli altri leader di partito «padri che chiagnono e fottono». E li nomina uno per uno: «Sono i Bersani, i D’Alema, i Berlusconi, i Cicchitto, i Monti che ci prendono allegramente per il culo ogni giorno con i loro appelli quotidiani per la governabilità. Hanno governato a turno per vent’anni, hanno curato i loro interessi, smembrato il tessuto industriale, tagliato lo Stato sociale, distrutto l’innovazione e la ricerca». A loro, oppone una massa indistinta, cioè «le nuove generazioni », che «sono senza padri, sono figlie di NN», sigla che starebbe per «figlio di nessuno, figlio della colpa, figlio di padre ignoto, figlio di vecchi puttanieri che si sono giocati ogni possibile lascito testamentario indebitando gli eredi. Non ci sono però responsabili conclamati della miseria, della mancanza di un futuro, di una qualunque prospettiva a cui sono stati condannati questi ragazzi». Eppure lui li identifica con «quei padri che rifiutano ogni addebito del disastro nazionale, che percepiscono però vitalizi e doppie pensioni, gente canuta che non ha maiavutoil problema delladisoccupazione e del pane quotidiano, è ancora qui, ancora a spiegarci come e perché siano le nuove generazioni, i choosy, i bamboccioni, i veri colpevoli. A raccontarci la favola che affidandosi a loro, alla loro esperienza e capacità e senso dello Stato, si cambierà il Paese». Facendosi interprete dei figli di NN, Grillo avvisa: «Vi manderanno a casa, in unmodoo nell’altro, il tempo è dalla loro parte. Hanno ricevuto da voi solo promesse e sberleffi, non hanno nulla da perdere, non hanno un lavoro, nè una casa, non avranno mai una pensione e non possono neppure immaginare di farsi una famiglia. Vi restituiranno tutto con gli interessi ». Quella che ieri mattina si era presentata al colloquio con Pierluigi Bersani era una delegazione teleguidata, non soltanto teletrasmessa in diretta streaming. Invece di andare di persona, come in occasione delle consultazioni al Quirinale, Beppe Grillo aveva optato per una comunicazione a distanza: «I capigruppo portavoce del M5S Vito Crimi e Roberta Lombardi incontrano il leader pd per ribadire il no alla fiducia». Lo aveva annunciato lui stesso, con un tweet, mentre si stava ancora svolgendo, in diretta streaming, il confronto fra il presidente del Consiglio incaricato e i due capigruppo del Movimento 5 Stelle, significativamente accompagnati da Rocco Casalino, ex concorrente del Grande Fratello. Lo stile non sembra soddisfacente per tutti. Alcuni vorrebbero che gli ordini fossero impartiti un po’ più direttamente. Saranno accontentati, ma dovranno passare anche loro per la Settimana Santa. Dopo Pasqua, il leader incontrerà i suoi parlamentari, come il Messia apparve agli apostoli dopo la risurrezione. Lo invocano i discepoli. E il comico genovese si renderà visibile agli eletti del Movimento anche se l’intento, spiegano dall’interno, «non è di interferire ma di confrontarsi », anche in vista della nascita di un governo e di un voto di fiducia alle Camere. Sempre secondo quanto viene riferito, è stata la capogruppo grillina alla Camera Roberta Lombardi a informare deputati e senatori sull’eventualità dell’incontro che non si sa ancora se si terrà a Roma o fuori. Qualche deputato, infatti, propone che si tenga in Sicilia o comunque lontano dai riflettori. Secondo Roberto Fico, «sarebbe una buona idea vedersi con Grillo una volta al mese». Perché, si sottolinea, Grillo è «il punto di riferimento» del Movimento. Essendo figli di NN, loro tendono a sbandare. Stefano Vignaroli, deputato dei 5 Stelle arriva ad azzardare che se arrivasse una proposta di un governo del Presidente non a guida Pd, «ne possiamo parlare, ma non deve essere nemmeno degli altri partiti». A fine giornata, è Rocco Crimi, presidente dei senatori M5S a mettere la parola fine: «Leggo da alcune agenzie e da alcune testate online che avrei subordinato la trattativa per la formazione di un nuovo governo all’esclusio – ne di Bersani. Preciso che l’affermazione “Se Napolitano fa un altro nome è tutta un’altra storia” è stata estrapolata dopo la consueta raffica di domande a cascata dei giornalisti, e si deve intendere nel senso di “tutto un altro percorso istituzionale”», scrive su Facebook. «Se il Presidente Napolitano – prosegue – non dovesse infatti assegnare a Bersani l’incarico di formare un nuovo governo, il percorso delle consultazioni riprenderebbe il suo iter, nel quale – come già puntualizzato – il Movimento Cinque Stelle si assumerà la sua responsabilità politica, proponendosi direttamente – conclude – per l’incarico di formare una squadra composta da nominativi nuovi, in grado di avere il sostegno della maggioranza e dunque la possibilità e l’onore di proporsi per la guida del Paese». Tutto lì: un’autocandidatura.

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