Il ragazzo ha le idee chiare: «Che cosa me ne faccio di questi 30 milioni di dollari? Mi piacciono le scarpe da runner, ne compero un paio come dico io, il resto lo darò ai miei genitori, vedranno loro». Papà e mamma di Nick D’Aloisio, australiani con antichissime ascendenze italiane e trapiantati a Londra, quanto a soldi e investimenti non sono degli sprovveduti: lui è un banchiere di Morgan Stanley, lei è avvocato. Ma Nick, 17 anni compiuti il 15 marzo, ha scelto una strada diversa. Gli piacciono la storia e la filosofia, è un genio dell’informatica e delle tecnologie. Ha inventato un algoritmo che gestisce un’applicazione (chiamata «Summly») per smartphone e tablet, lo ha sviluppato in modo da utilizzarlo per cercare e sintetizzare in 400 caratteri le notizie di giornata, adesso ha venduto la «creatura» a Yahoo in cambio di quei 30 milioni e di un lavoro nella sede inglese della società. E così Nick è diventato l’adolescente prodigio più ricco al mondo, grazie alla sua fantasia e ai suoi hobby. «Comunque, la scuola non la lascio». È iscritto al Kings College, una delle superiori di elite, e concilierà lo studio (compresi latino e cinese) con la professione di ricercatore per il colosso americano del web. «Poi spero di entrare a Oxford». Che avesse qualità particolari a casa lo avevano intuito presto: viveva in Australia e a sei anni divorava libroni di astronomia, facili-facili, ma pur sempre un caso raro. La passione per i computer gli venne invece, dodicenne, quando migrò a Londra perché il papà era stato nominato alla vice-presidenza di Morgan Stanley. Il piccolo Nick era un bambino simpatico. Tifoso dell’Arsenal, appassionato di rugby. Il suo pallino era il computer e quando scoprì il mondo di Apple rimase folgorato. Lo colpì la possibilità di creare da sé un’applicazione, un gioco, un passatempo da vendere alla stessa Apple. Autodidatta delle tecnologie, cominciò a consultare riviste di software fino a che, a 14 anni, sperimentò «Facemood », un marchingegno di sua invenzione che leggeva umori degli amici leggendo il loro «status» su Facebook. «Senza rivelare niente ai compagni di scuola», altrimenti addio sogni di gloria, lo piazzò alla Apple e guadagnò 30 mila dollari. Il salto di qualità avvenne qualche mese più tardi. Studiando storia e avendo bisogno di scaricare materiale da internet si rese conto che era necessario sintetizzare quella mole immensa di sapere. Come? Con un algoritmo in grado di riassumere le pagine cercate e i loro contenuti. A sue spese, 250 dollari, spedì l’algoritmo a un professore del Massachusetts Institute of Technology, affinché lo analizzasse e ottenuto il via libera matematico partì con «Summly », l’applicazione per Apple. Il resto è storia di questi mesi. Nick ha ipnotizzato la moglie di Rupert Murdoch, l’artista Yoko Ono, il miliardario Li Ka-shing di Hong Kong. «Hanno scommesso su di me che avevo 15 anni». Lo finanziarono con alcune migliaia di dollari. Adesso Nick ha venduto «Summly» a Yahoo, povera Apple, e intasca una fortuna. Ma resta un adolescente. Qualche giorno fa si è innamorato di un filmato su You Tube confezionato dal regime comunista della Corea del Nord contro «l’imperialismo occidentale». Nick ha commentato su Twitter: «Non hanno tutti i torti». Chissà il papà banchiere.

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