L’Appartamento — quello con la «A» maiuscola, in Vaticano, la residenza del Papa al terzo piano del Palazzo Apostolico— è ormai pronto, non c’era bisogno di grandi lavori. Però Francesco ha deciso che non ci andrà a vivere, almeno per il momento. Preferisce restare dove ha abitato finora, nella Domus Sanctae Marthae che ha ospitato i cardinali per il Conclave e dove alloggiano di solito sacerdoti, vescovi e ospiti vari. Questa settimana gli inquilini abituali sono tornati nelle loro stanze, una quarantina di «officiali» della Segreteria di Stato e altri dicasteri della Curia. Il Papa ha fatto trovare loro un grande uovo di cioccolato e ieri mattina, durante la messa nella cappella dell’albergo, ha spiegato che a Santa Marta si trova bene e intende restare per un po’. Si racconta gli avessero detto che stavano arrivando i sacerdoti e Francesco abbia reagito con stupore: e allora? Anche da cardinale è sempre stato vicino ai suoi preti «e ora mi sento parte di questa famiglia sacerdotale». Il Papa «almeno per ora» ha insomma scelto di «sperimentare questa forma di abitazione normale e semplice, la convivenza con altri sacerdoti», ha spiegato padre Federico Lombardi. Nessuna previsione su quanto durerà: decide Francesco. Bergoglio, comunque, a Buenos Aires non ha mai vissuto nell’abitazione lussuosa dell’arcivescovo. Preferiva stare in un appartamentino, o meglio in una camera da letto con bagno che già occupava da vicario nell’Arcivescovado: letto di legno, Crocifisso dei nonni e una stufa elettrica perché, se non c’era il personale, staccava il riscaldamento centrale. A Santa Marta, anche dopo il Conclave, è rimasto per un po’ nella stanza 207 che aveva avuto per sorteggio. Solo da qualche giorno si è trasferito nella «suite» 201 riservata al Papa appena eletto, in realtà uno spazio sobrio, mobili di legno massiccio, divani foderati di velluto, pareti bianche: la differenza sta nella metratura, ha uno studio e un salottino. Per le attività normali del mattino usa da giorni l’appartamento delle udienze al secondo piano del Palazzo, ma poi torna «a casa» al Santa Marta. L’Appartamento al terzo piano, al momento, viene buono per gli Angelus. Quando tolsero i sigilli lo visitò con l’aria un po’ perplessa, «qui ci stanno trecento persone!», se mai ci andasse è probabile se ne riservi solo una parte. Intanto ha imparato ad apprezzare lo stile di vita «comunitario » dell’albergo. Alle 7 dice messa, ogni volta aperta a persone diverse: dipendenti del Santa Marta, giardinieri e netturbini vaticani, la redazione dell’Osservatore, i preti. Poi si ferma a pregare nelle ultime file. Scende a fare colazione e siede con gli altri. Lo stesso a pranzo e cena. Intanto l’attività del Papa va avanti. Domani la lavanda dei piedi nel carcere minorile di Casal del Marmo aprirà le celebrazioni di Pasqua. Il quotidiano El Clarín scrive che pensa a un viaggio in Argentina a dicembre. Certo in Vaticano è rivoluzionario. Uno dei momenti più desolanti del processo al «corvo» Paolo Gabriele era stato il racconto compiaciuto del maggiordomo del Papa che raccontava di come faticasse a rientrare in casa perché molti Oltretevere lo fermavano per strada per parlare con lui: quasi l’immagine di una corte che misura il «potere » dalla vicinanza col «sovrano ». Francesco dissolve l’immagine della «famiglia pontificia» ristretta e chiusa nell’isolamento dell’Appartamento. C’è anche lo stile di austerità del Papa gesuita che si è formato alla spiritualità di Ignazio di Loyola, non un banale pauperismo ideologico ma quell’«indifferenza » alle «realtà create» che serve a concentrarsi sull’essenziale. Francesco è un uomo libero dai condizionamenti del «così si è sempre fatto». Viene in mente ciò che diceva il padre generale dei gesuiti, Adolfo Nicolás, nel parlare del cardinale Carlo Maria Martini: «Un principio centrale della spiritualità ignaziana è proprio la libertà che viene quando si sente lo Spirito».

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