«Le posizioni restano molto distanti e se così resteranno anche nelle prossime 48 ore ribadiremo che l’unica strada è tornare al voto ». Il tono di Alfano è molto netto, al termine dell’incontro tra la delegazione di Pdl, Lega e Grande autonomia e libertà e il premier designato Bersani, assente Berlusconi tornato a Milano per discutere con i legali del suo divorzio da Veronica Lario. L’incontro, aggiunge Alfano, «è stato breve e lo abbiamo affrontato con spirito costruttivo e la linea di marcia è stata quella del bene del Paese, perché solo a quello noi puntiamo ed è la nostra esclusiva bussola». Ed ecco il punto ripetuto da Alfano e sul quale il centrodestra si è attestato e dal quale non intende, al momento, indietreggiare: «Non abbiamo preclusioni nei confronti di un governo Bersani, considereremo incomprensibile una chiusura da chi ha ottenuto solo tre decimali in più alle elezioni. Se ci fosse questa chiusura a un governo di corresponsabilità tra Pd e Pdl mancherebbe il nostro sostegno, in ogni forma, alla nascita di un governo Bersani». Tuttavia, avverte (aprendo uno spiraglio non si sa quanto ampio e soprattutto percorribile), «confidiamo in un atto di responsabilità e saggezza da parte del presidente incaricato». Maroni condivide l’esortazione al punto di dire che «la disponibilità nei termini indicati dal segretario Alfano è la stessa disponibilità della Lega. Noi agiremo come coalizione ». Insomma, si attende un qualche gesto da parte di Bersani. Anche perché, insiste Alfano, «la collaborazione non può non tenere conto che questo turno elettorale coincide con un turno presidenziale e che le forze politiche che hanno avuto massima rappresentanza vanno coinvolte in un momento così delicato, seguendo una prassi sperimentata in Europa». Ed è appunto l’appello che rivolge il portavoce di Scelta civica Olivero, uscendo dal colloquio con il premier designato. «Abbiamo chiesto al presidente Bersani —sono le parole di Olivero— un ulteriore sforzo: coinvolga tutti i partiti che possono dare avvio alla legislatura». Se questo passo avverrà, promette l’esponente centrista, «ci riserveremo le valutazioni per dare eventualmente il nostro fattivo apporto al tentativo che sta provando a portare a buon fine. Attendiamo questo fatto nuovo». Lo scambio, se così lo si può definire, potrebbe avvenire in questo modo: il Pdl dà il via libera all’esecutivo di un esponente del centrosinistra se la coalizione guidata da Bersani accetta di votare per il Quirinale un candidato gradito al centrodestra. Bersani ammette l’esistenza di «difficoltà». Ma, aggiunge, «bisogna continuare a lavorare e si comincia a comprendere meglio cosa intendo per doppio registro e in particolare quale proposta si delinea per la convenzione delle riforme. Chiedo che questo percorso non venga impedito». Ma lo spiraglio esiste davvero oppure è un wishful thinking, un desiderio irrealizzabile? L’impressione è che qualcosa che assomiglia al disgelo stia avvenendo ma che abbia bisogno di tempo. «Quelli del Pd sembrano diventati più ragionevoli, si sono resi conto che l’idea del doppio binario non è percorribile ma allo stesso tempo temono la rivolta della propria base qualora partisse il dialogo con noi», fanno sapere dal Pdl. E, viene fatto notare ancora nel campo berlusconiano, «non ci spaventa l’idea di tornare alle urne in tempi ravvicinati ». E si cita un sondaggio diffuso da SkyTg24 secondo il quale il centrodestra, in entrambi i rami del Parlamento, sarebbe in testa: 31,3% contro 29,3 alla Camera e 32,2 contro 31,4 al Senato. E allora? Nel Pdl si guarda con fiducia «alla saggezza del presidente Napolitano ».

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