Mi sto occupando dei problemi del paese, non di larghe intese ». Pier Luigi Bersani liquida quasi con fastidio ledomande che i cronisti gli rivolgono durante il secondo giorno di consultazioni con le parti sociali. Quel che è certo è che una soluzione va individuata rapidamente. Bersani ieri ha ricevuto i vertici di Confindustria, Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Confapi e Confcooperative, e tutti hanno detto la stessa cosa: un governo serve subito. Il più allarmato è il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Non c’è rimasto molto tempo, le imprese stanno per finire l’ossigeno. Per questo, serve un governo stabile, che affronti subito la crisi dell’economia reale. Confindustria è disponibile a dare il supporto necessario». Il segretario del Pd non vuole nemmeno sentir parlare di un accordo organico con il Pdl ma assicura che la sua proposta per un governo del cambiamento è rivolta a tutti: «Credo che ogni forza parlamentare possa essere in grado di vedere qualcosa di positivo». Bersani si affida alla volontà dell’ottimismo ma la strada che dovrebbe portarlo ad avere il via libera dei principali partiti al governo del cambiamento si fa sempre più stretta. E questo perché Bersani non deve fare i conti solo con l’ostilità dei 5 Stelle e con l’invito perentorio a cercare un’intesa con Berlusconi che ieri gli è arrivato da Italia Futura e da una parte di Scelta Civica. A rendere sempre più scivoloso il sentiero sul quale il presidente del consiglio incaricato si è infilato è il “fuoco amico” di chi nel Pd immagina possibili governi col Pdl qualora il tentativo di Bersani fallisse. A dare fuoco alle polveri è un’intervista a Repubblica con la quale il presidente dell’Anci, e renziano di ferro, Graziano Delrio, spiana la strada ad un eventuale “governo del presidente” che duri 5-7 mesi: «Se il capo dello Stato chiede un governo istituzionale del presidente, Pd e Pdl non possono fare i capricci». E se si tornasse al voto? «Matteo Renzi è una risorsa importante. Sarebbe un peccato sprecarlo…» taglia corto Delrio. Parole che fanno andare su tutte le furie gli esponenti della sinistra Pd. Il più arrabbiato è Stefano Fassina: «E’ grave che in ore decisive per la costruzione di un governo, una parte del Pd intervenga per indebolire il tentativo del presidente incaricato Bersani prospettando una possibile maggioranza con il Pdl per un governo del presidente. Indebolire il tentativo di Bersani vuol dire avvicinare le elezioni ». A largo del Nazareno la tensione sale alle stelle ma in serata gli uffici stampa provano a gettare acqua sul fuoco e fanno sapere che tra Bersani e Renzi c’è stata una «cordiale» telefonata che ha «rasserenato il clima». Resta il fatto che la convocazione per oggi della direzione Pd servirà al segretario per ricevere un nuovo mandato. Rispetto a pochi giorni fa, la prospettiva è infatti cambiata. Il doppio binario immaginato da Bersani, da un lato il governo monocolore Pd e dall’altro un pacchetto di riforme da fare tutti insieme, finora ha rappresentato l’unico modo per agganciare il Pdl senza finire sotto il fuoco dei grillini. Ma i fedelissimi del Cavaliere, a cominciare da Cicchitto, ieri hanno rispedito al mittente la proposta di una “superbicamerale” per le riforme. Come uscirne? Ora Bersani pensa che un “equilibrio” si possa trovare ed è probabile che questa sera in direzione proverà a convincere chi recalcitra verso ogni forma di collaborazione con il Cavaliere ma anche chi ha il terrore delle elezioni e vede come unico sbocco possibile un nuovo governissimo.

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