Stiamo a guardare ». I parlamentari-cittadini a 5 Stelle si accomodano e si godono lo spettacolo, con la segreta speranza che alla fine un governo nasca, senza di loro. A dispetto di ogni appello e di ogni tentativo di ermeneutica, le parole del capogruppo al Senato Vito Crimi non lasciano spazio a dubbi: «Nessuna fiducia a un governo di questi partiti, né politico né tecnico. È difficile da comprendere? In che lingua dovrei ripeterlo?». Messaggio che si riferisce anche a un intervento mattutino, sul sito del Fatto Quotidiano, nel quale Crimi aveva risposto così a una domanda su una possibile fiducia: «Se Bersani rinuncia ai rimborsi, ne possiamo parlare». Un’ipotesi per assurdo, come ribadisce: «Pregherei di non forzare le mie parole». E poi ripete come un mantra, quasi dicendo «leggete le mie labbra»: «Nessuna apertura al Pd, nessuna apertura al Pd». Beppe Grillo è soddisfatto del lavoro fatto e non ha nessuna voglia di tornare alle urne: «Spero di no. Ci sarà sicuramente un accordo tra di loro, quella che fanno Pd e Pdl è solo una manfrina. Ma ora devono fare un accordo alla luce del sole». E se lo fanno, aggiunge soddisfatto, «sono politicamente morti: per questo dicono che sono costretti a farlo, dando la responsabilità a noi». L’inciucio Pd-Pdl sarebbe plasticamente rappresentato — secondo il senatore Michele Giarrusso (che si immagina stia scherzando) — dalla coppia Boccia (Pd)-Di Girolamo (Pdl), sposati e genitori di una bambina. Quanto ad altri possibili governi, il capogruppo alla Camera Roberta Lombardi sbatte la porta: «Non vedo altre soluzioni. Non esistono super tecnici piovuti da Marte e completamente super partes». Nelle scorse settimane, tra i parlamentari a 5 Stelle si facevano nomi di possibili premier graditi, come Gustavo Zagrebelsky e Valerio Onida (tra i ministri graditi, Gino Strada). Ma anche Crimi ieri ha fatto capire che è inutile affannarsi a trovare soluzioni gradite ai 5 Stelle: «Quello di Zagrebelsky è un nome assolutamente stimato e impeccabile, ma bisogna capire chi lo porta: messo lì e circondato da questa politica e da questo Pd, non so fino a che punto sarebbe un cambiamento ». Qualcuno spera in defezioni dei parlamentari, tra i quali in effetti si fa più forte il disagio: ma non fa i conti con la decisione che ha salvato i dissidenti, sulla nomina di Pietro Grasso al Senato, che ha anche certificato la fine di ogni possibile deviazione dal percorso, pena l’espulsione. La situazione di stallo non dispiace affatto al Movimento 5 Stelle, come anche i tempi non brevi per la formazione dell’esecutivo. Perché c’è da organizzare il lavoro, mettere a punto l’assetto organizzativo del legislativo e far partire il lavoro nelle Commissioni. E bisogna farlo in fretta, prima che montino le polemiche sulla contraddizione tra l’attivismo proclamato e i mancati risultati. Solo lunedì arriveranno i primi progetti di legge, ritardo comprensibile per deputati senza esperienza: il primo sarà sul finanziamento ai partiti. Resta la tensione con i media. Le dichiarazioni di Crimi sui giornalisti — «mi stanno sul cazzo, fanno solo gossip» —, vengono derubricate a uno sfogo con alcuni giovani di «Radio Luiss», che non avrebbero dichiarato di avere il microfono aperto. Crimi si scusa «con i giornalisti seri», ma critica l’«assedio». Grillo gli dà manforte, confermando l’antica battaglia contro i giornalisti «scarafaggi»: in un post ricorda che «l’Italia è al 57esimo posto al mondo per libertà d’informazione ». Ieri la Camera era semivuota, per lo stupore della deputata Paola Carinelli. Ma non c’erano neanche i deputati a 5 Stelle, molti dei quali in partenza per la Val di Susa per «un’ispezione» al cantiere Tav. Il presidente del Senato Grasso spiega che tecnicamente non può essere un’ispezione, ma «una normale visita»

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