L’imputato Silvio Berlusconi non può andare stamattina a Milano dai giudici del processo Mediaset perché di pomeriggio come capo del Pdl deve andare alla manifestazione del suo partito in piazza del Popolo a Roma riconvertita in «contro l’oppressione giudiziaria, burocratica e fiscale» dopo essere stata da lui convocata l’1 marzo «contro la barbarie di una parte della magistratura che usa la giustizia per combattere avversari politici»: c’era anche questa incombenza nella richiesta di «legittimo impedimento parlamentare » per l’udienza odierna, individuato da Berlusconi e dai suoi avvocati Ghedini e Longo nella convocazione da parte del segretario pdl Alfano, l’altro ieri per oggi alle 12, di una riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl dedicata a fare il punto sull’esito delle consultazioni del capo dello Stato e appunto a definire il documento finale per la manifestazione, alla quale Berlusconi interverrà alle 3 del pomeriggio. Già si profilava dunque per stamattina, nel processo d’Appello per frode fiscale sui diritti tv Mediaset nel quale mancano due udienze alla sentenza di conferma o annullamento della condanna di Berlusconi a 4 anni di carcere e 5 di interdizione dai pubblici uffici, un altro braccio di ferro sulla legittimità dell’«impedimento » dell’imputato; e anche su quelli dei suoi difensori, che insistono a non farsi sostituire da altri legali con l’argomentazione che «Berlusconi non lo ritiene opportuno» e che «tutti impegnati altrove» sarebbero ogni volta gli unici colleghi che nei loro studi conoscerebbero i processi. Ma alla fine di ieri mattina, quando la cancelleria della Corte d’Appello era ancora alle prese con il supplemento di notifiche chiesto giorni fa dalla Cassazione, il presidente della Suprema Corte ha assegnato alla sesta sezione l’esame dell’istanza di «rimessione » (cioè di spostamento a Brescia) del processo Mediaset e del processo Ruby, che Berlusconi vorrebbe siano tolti alla sede giudiziaria milanese nella quale a suo dire una serie di eventi minerebbe imparzialità dei giudici e serenità delle parti. L’assegnazione dell’istanza alla sesta sezione, in sé neutra rispetto all’esito, ha però l’effetto di creare la situazione procedurale nella quale la legge pare imporre ai giudici, e non più solo consentire per opportunità, la sospensione dei dibattimenti oggi Mediaset e lunedì Ruby, non è chiaro se in udienza (e allora oggi bisognerà prima sciogliere il nodo del «legittimo impedimento») o anche già fuori udienza (e allora oggi verrà solo data lettura dello stop). Come risultato concreto prenderà corpo — indipendentemente dalle volontà dei collegi giudicanti i due processi—l’aspirazione di Berlusconi fatta propria dal presidente della Repubblica il 12 marzo dopo l’incontro con il segretario pdl Alfano all’indomani dell’invasione senza precedenti del Tribunale di Milano da parte di un centinaio di parlamentari pdl: e cioè l’aspirazione a «veder garantita » la possibilità di «partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento» che «si proietterà fino alla seconda metà del prossimo mese di aprile». Infatti, in attesa che la Cassazione decida sul trasferimento o meno a Brescia (già chiesto invano da Berlusconi nel processo Sme/Ariosto e bocciato nel 2003 dalla Cassazione), non soltanto le sentenze dei due processi Mediaset e Ruby, ma anche la fine della requisitoria del processo Ruby (bloccata dal 4 marzo a forza di «legittimi impedimenti ») con la richiesta di condanna dell’ex premier per prostituzione minorile e concussione della Questura di Milano, slitteranno a dopo che si sia completata la fase politica di formazione del nuovo governo e di elezione del nuovo capo dello Stato

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