È nell’ultima frase del breve intervento del presidente Giorgio Napolitano che viene annunciato ciò che è chiaro da tempo, ossia che il designato a formare l’esecutivo è Pier Luigi Bersani, già convocato al Quirinale. A Bersani, spiega, «ho conferito, in continuità con eloquenti, appropriati e non lontani precedenti, l’incarico di verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo tale da consentire la formazione di un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Egli mi riferirà, sull’esito della verifica compiuta, appena possibile». Napolitano cita al riguardo lo studioso Enzo Cheli. Commenterà poi il costituzionalista di area Pd Stefano Ceccanti: «Maggioranza certa vuole dire che devi dimostrarla quando vuoi essere nominato non quando vai alle Camere». Sarebbe, cioè, un «preincarico», puntualizza Ceccanti. Bersani, argomenta Napolitano, guida «una coalizione di centrosinistra che ha ottenuto — sia pure grazie a un margine di vantaggio assai ristretto sulla coalizione di centrodestra — la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e una posizione di maggioranza relativa al Senato, è obiettivamente in condizioni favorevoli per ricercare una pur difficile soluzione al problema del governo, attraverso tutti gli opportuni contatti con le altre forze politiche rappresentate in Parlamento e non solo con esse ». Sarebbe stato auspicabile, rimarca, la nascita di un «governo di vasta unione che conti innanzitutto sulle due forze parlamentari ovvero, come si dice in linguaggio europeo, di grande coalizione». «Antiche e profonde divergenze e contrapposizioni sono riesplose» con la rottura di fine anno, rendendo così ardua una soluzione del genere: ma «occorrerà un forte spirito di coesione nazionale» e una collaborazione tra le due più grandi formazioni politiche e le altre si dovrà avere sulle «lungamente attese» riforme istituzionali. Il premier incaricato è consapevole della sfida tanto che, afferma: «Ci metterò il tempo necessario in una situazione difficile». Consulterò i partiti, le parti sociali e svolgerò questo incarico, chiarisce Bersani, «con la massima determinazione, anche ricercando quella ponderazione ed equilibrio ai quali il presidente ha fatto riferimento. Cercherò di corrispondere a questo incarico, nel solco delle parole che avete ascoltato dal presidente Napolitano, per l’avvio di una legislatura che abbia un governo in condizioni di generare il cambiamento necessario e realizzare un percorso di riforme che non si è visto fin qui». Ma, avverte il leader del Pd, «andrò agli incontri con idee piuttosto chiare. Ci andrò con le mie idee». Dopo avere ricevuto l’incarico, Bersani ha visto i presidenti delle Camere (Pietro Grasso e Laura Boldrini) e oggi Bersani si incontrerà con i rappresentanti delle parti sociali. Andrea Olivero, portavoce di Scelta civica, già annuncia che «ascolteremo le sue idee e soprattutto esporremo le nostre e, senza dare nulla per scontato, decideremo possibilità e modalità di un eventuale sostegno». Scontato il no del Movimento 5 stelle. «Nessuna fiducia a Bersani», sentenzia Vito Crimi. A destra le prime reazioni sono molto caute e permeate di scetticismo. Daniela Santanchè ritiene che «Bersani sia protagonista di “Mission impossible”. Peccato però che il leader del Pd non sia Tom Cruise». Fabrizio Cicchitto si domanda: «Se Bersani non apre il confronto con noi con chi lo fa? Con chi quotidianamente lo insulta avendogli dato anche un soprannome?». Sarcastico il commento del leghista Roberto Calderoli: «Napolitano non ha passato a Bersani un cerino ma un candelotto di dinamite. Sta a Bersani non farlo esplodere e dimostrare di essere uno statista e non un kamikaze ». E il capo della Lega nord, Roberto Maroni, tronca ogni voce su un possibile accordo sotterraneo con il centrosinistra scrivendo su Twitter: «Valuteremo le proposte d’intesa con gli alleati del Pdl e poi decideremo una posizione comune».

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