La prima “ricreazione” della prima seduta della XVII Legislatura, quella che potrebbe portarlo a Palazzo Chigi, Pier Luigi Bersani la passa alla buvette chiacchierando fitto con Bruno Vespa, proprio accanto a un capannello rosa del Pdl: Daniela Santanchè, Mariastella Gelmini e Iole Santelli. Ma i big stavolta hanno ruoli da comprimari, gli occhi sono puntati sui 109 grillini sbarcati a Montecitorio. Che si sottraggono, al solito, ma che abbiamo seguito nei giorni precedenti l’insediamento. «CAMBIAMO TUTTO!» «Chiamami Alessandro», dice il neodeputato M5S Di Battista a una commessa della Camera. «Mica ci riesco», fa lei. Il 15 marzo i 109 eletti del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo hanno preso possesso dei loro banchi in Aula, quelli che nella scorsa legislatura furono di Fli e Lega. In comune con chi li ha occupati prima e coi vicini di banco però non vogliono avere nulla. Scansano i divanetti, i giornalisti, camminano nei corridoi a occhi bassi, ingruppo, diffidano da chiunque li avvicini. E quando incrociano lo sguardo di dipendenti e commessi della Camera ribadiscono: «Cambiamo tutto». LA CARICA DEI PORTAZAINO I commessi studiano facce e nomi sulla Navicella (il libretto che li raccoglie tutti), ma per ora li riconoscono dal look. Con gli uo mini, dicono, è più facile. Si fanno le sigarette con cartine e tabacco, vestono fin troppo casual, hanno piercing e portafogli legati ai jeans da una catena, e non capisci se per moda o eccesso di diffidenza. Quando le portano, hanno giacche improbabili: «Eppure nel guardaroba della Camera ce ne sono di tutte le taglie, da prendere in prestito», dice un commesso. Il 5 Stelle senza giacca qui è già un cliché così consolidato che davanti a uno spilungone in maglione alla buvette un deputato Pd cercava un commesso per «denunciare il grillino». Fortuna che non l’ha trovato: lo spilungone era un neoeletto Pd. Per colpa dei capelli spettinati viene scambiato per grillino anche Luca Lotti, new entry renziana. Il grillino lo riconosci anche dallo zainetto, tanto che in Transatlantico già si scherza sulla vera rivoluzione 5 Stelle: i portazaino al posto dei portaborse. Per le donne non ce un vero dress code. Ma in generale le grilline si mimetizzano meglio, sono meno socievoli e più curate dei colleghi maschi: «Alcune deputate M5S hanno rimandato di un giorno la registrazione per fare la foto ufficiale solo dopo il parrucchiere», sussurrano airUfficio adempimenti, dove decine delle pratiche di registrazione dei grillini sono ancora da completare: «A molte schede manca l’Iban, non lo vogliono fornire». IL SILENZIO DELLA NONNA LUPO «Andremo in giro con telecamere nascoste, denunceremo tutto quello che non va», annunciavano i grillini prima delle elezioni. I deputati degli altri partiti non hanno gradito e hanno sferrato un attacco a colpi di foto ai deputati 5 Stelle. Per ora, si limitano a immortalarli senza giacca o con bottigliette d ’acqua in Transatlantico (dove è vietato bere e mangiare). In fila alla buvette un grillino si avvicina alla deputata Pina Picierno: Sei dei nostri?». Quando lei risponde: «Sono del Pd» il collega 5 Stelle fa, altezzoso: «Sentivo delle vibrazioni negative, infatti». La diffidenza è arrivata al punto che gli eletti del M5S rifiutano di usare la rete wi-fi della Camera e ne usano una loro, per paura che le loro comunicazioni siano intercettate. Il tutti contro tutti coinvolge anche i parenti. E il caso della mamma della neoeletta M5S Loredana Lupo, al seguito della figlia per aiutarla col piccolo Mario, un mese e mezzo. A chi si avvicina per complimentarsi per il bimbo, la nonna 5 Stelle dà subito le spalle, negando al dialogo anche un orgoglioso «grazie». Riccardo Fraccaro, senza giacca fa colloqui ad aspiranti assistenti parlamentari. Al M5S sono giunti 20.000 curriculum, sceglierli è arduo. Specie se arrivano candidate che, sorridendo, fanno notare al neo deputato: «Sono più preparata di te». L’ACQUA? OFFRE IL SINDACO Prima dell’insediamento ufficiale, i grillini non avevano una sala riunioni assegnata a Montecitorio e si riunivano in conclave nella Sala della Regina. Hanno chiesto di sostituire le bottigliette di acqua minerale con più ecologiche ed economiche caraffe da riempire in bagno. L’«acqua del sindaco» è anche la bevanda grillina più richiesta alla buvette. Qui al 1 ora d i pranzo qualche 5 Stei le spi Iucca panini, pochissimi vanno al ristorante dei deputati. La maggior parte va in blocco alla mensa dipendenti, dove ci si serve da sé. Si mangiano le stesse cose, si spendono 10-11 euro («Ma la mensa Fiat costa meno!», obietta un grillino) a fronte dei 23-25 del ristorante. Nonostante la presenza di vegani tra i neoeletti, né a mensa né al ristorante sono stati inseriti menu ad hoc. LA GRANDE S ì RIMPICCIOLITA In questa prima settimana di Transatlantico la vera sconfitta è la neodeputata Marta Grande. Si diceva sarebbe stata la candidata grillina alla Presidenza della Camera, ma non ha superato l’esame dei suoi colleghi, che alla fine hanno proposto il Filippo Timi di Montecitorio, il deputato dal nomen omen Roberto Fico (inseguito dalle telecamere: «Inutile, la tv come format mi mette a disagio», liquida lui). Al momento della formalizzazione dei titoli di studio, poi, la Grande ha dovuto ammettere che la laurea conseguita in Alabama da noi non ha valore legale. E siccome qui ancora non si è laureata, risulta diplomata. E venuto meno anche l’ultimo primato di cui poteva fregiarsi, quello di essere la più giovane del Parlamento: Enzo Lattuca, deputato Pd, ha compiuto 25 anni il 9 febbraio, due settimane prima delle elezioni (la Grande li ha compiuti invece nel novembre scorso).

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