Quasi una per ogni abitante delta Terra: «un miracolo mobile», per usare le parole del direttore dell’Itu a commento di statistiche nemmeno troppo sorprendenti visto il decollo del trend negli ultimi anni. Certo, non significa che tutti possiedono un telefonino, almeno non ancora, in tanti casi un utente ha due o tre contratti a suo nome, ma il boom è evidente. Ed è confermato da un’ulteriore statìstica: solo nel 2012 sono stati venduti nel mondo oltre 1,6 miliardi di dispositivi tra cui, come rileva la GfK, 720 milioni di smartphone, con un aumento del 56 per cento rispetto al 2011, È l’approdo coerente, lo sbocco di un lungo cammino: i cellulari si sono trasformati in computer tascabili. Non sarà sorprendente per le nuove generazioni, abituate ad avere con sé un oggetto che gira video, naviga su internet, risponde a delle domande dandoci del tu e fornisce indicazioni stradali. Ma lo è per chi è stato testimone dell’evoluzione progressiva del settore: dal segnale debole del Gsm ai muscoli del 3G, dalla tastiera al touch. Un’onda mobile, per riprendere il titolo di The mobile waoe di Michael Saylor, libro inserito tra i best-seller del New York Times in cui si preconizza la centralità crescente dei telefonini: nei pagamenti al posto del contante come nelFistruzione di alto profilo, fino al dialogo con gli elementi della vita quotidiana Inclusa una comunicazione bilaterale con i prodotti alimentari (provenienza, scadenza) o addirittura con gli animali (lettura di collari elettronici, controllo a distanza). Fantascienza? «E facile» scrive Saylor «cadere nella trappola di dare per scontato che una nuova tecnologia sia simile alla precedente, che ubbidisca alle stesse regole solo in maniera un po’ piti veloce, o più piccola, o più leggera». Secondo l’autore, il «mobile computing avrà delle conseguenze davvero dirompenti». In altre parole, il meglio deve ancora venire. E forse faremmo bene a crederci* vista l’ambizione smisurata e spietata dei cellulari, che in pochi anni hanno cannibalizzato tutto il possibile, massacrando il mercato dei lettori di musica, schiacciando quello delle fotocamere di fascia non professionale, picconando con forza su quegfi antagonisti di cui sono i naturali succedanei: 5 computer. Che soffrono tremendamente la concorrenza e non smettono di perdere colpi: solo nell’ultimo trimestre del 2012, riporta l’agenzia speeializata Gartner, ne sono stati venduti il 4.9 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2011. E il calo non è pili l’eccezione, ma la regola. In compenso gli smartphone hanno creato un indotto e nuovi posti di lavoro contribuendo a costruire mestieri inediti, come lo sviluppatore di applicazioni. Un mercato che solo nel 2012 valeva 8 miliardi di dollari e che ha permesso a molti di mettere a frutto la propria creatività. Ieri il business era appannaggio esclusivo dei costruttori di apparecchi, oggi l’industria dei contenuti fiorisce e si ramifica in tanti rivoli. La storia dei cellulari può essere letta da tante prospettive. Quella estetica: un percorso di forme sempre meno tozze e più aggraziate, una fisarmonica di schermi prima quasi assenti, poi piccoli, poi grandi, per un periodo di nuovo piccoli però a colori, ora dì dimensioni notevoli e ad alta definizione. Quella funzionale, per accumulazione, diversificazione, complessità. Quella, cruciale, di alfabetizzazione informatica: in alcuni paesi del mondo e per alcune fasce di popolazione sono il primo dispositivo elettronico, la chiave per uscire dai confini di una vita analogica. Ma è imprescindibile dare al fenomeno una chiave di lettura anche economica e una collocazione geografica: i protagonisti della prima ondata della rivoluzione mobile sono stati senza dubbio l’Europa e gli Stati Uniti. Con in prima fila l’americana Motorola e la finlandese Nokia che hanno prodotto modelli iconici, di massa, alzando via via l’asticella dell’innovazione. Ora Ea scena sta cambiando: esclusa la Apple, che comunque se la batte da sempre con un modello soltanto, il focus è altrove. Al momento stravince la coreana Samsung (30,3 per cento di quota di mercato nel 2012 secondo Idc), ma avanzano spediti nuovi attori, tutti cinesi. Zte e Huawei sono entrambi sicuri che strapperanno la corona di primi della classe. «Nel lungo termine vogliamo diventare i leader puntando sulla qualità dei materiali, su investimenti significativi in ricerca e sviluppo, grazie aìPinternalizzazione di tutto il processo produttivo» spiega Roberto Loiola, vicepresidente per l’Europa occidentale della Huawei. Mentre altri protagonisti sgomitano e si fanno avanti. La Lenovo, superpotenza nel mondo dei pc. guarda a quello mobile con enorme interesse: «Siamo già fortissimi in Cina, abbiamo intenzione di espanderci portando i nostri smartphone nei mercati emergenti che stanno crescendo a ritmi vertiginosi» dice a Panorama Yang Yuanqing, ceo dell’azienda. La ricetta, che suona come un guanto di sfida, è ripetuta come un mantra: «Produrre tutto da soli, a costi competitivi, bilanciando al meglio innovazione ed efficienza». A proposito di vittorie attuali, potenziali e prossime, la più grande, quella che conta, i telefonini l’hanno avuta nel costume, in Italia come nel resto dei mondo. Nel 1992 usciva una canzone degli 883 con queste strofe: «Hai comprato pure il cellulare/ da tua madre ti fai chiamare/ per far finta di essere uno importante». Il giudizio, impietoso, era nel titolo: «6/1/Sfigato». Oggi chi ha l’ultimo modello lo esibisce con orgoglio, come uno status symbol. Non a caso, rimanendo nel campo della musica, ai primi posti in classifica c’è Scream & Shout, in cui il cantante Will.l.Am detta tendenza sfoggiando la linea di accessori glamour per iPhone da lui creata, Mentre chi può permetterselo va oltre, non si limita agli accessori e sceglie modelli fatti a mano, da diverse migliaia di euro. È il segno che anche il mercato del lusso non guarda più con diffidenza ai cellulari, ma li ha sdoganati come elementi di stile alla pari di gioielli e orologi. Oggetti belli e pure muti. Ora la voce non è più la protagonista incontrastata, è stata soppiantata dalla messaggistica istantanea. Se ne sono accorte anche le compagnie telefoniche, che iniziano a offrire pacchetti con sms e trasferimento dati illimitato; ce ne accorgiamo facilmente andando per strada, negli uffici oppure sui mezzi pubblici: tutti sono chini a picchiettare con le dita sul loro telefonino. Al punto che se oggi, quarant anni dopo, Martin Cooper dovesse celebrare le meravìglie della rete mobile, è molto probabile che non farebbe un’altra telefonata. Piuttosto scriverebbe «tanti auguri» su WhatsÀpp.

Sony Xperia Z Display con tecnologia derivata dagli schermi tv, walkman, Playstation e fotocamera che non teme il buio condensati in un unico dispositivo leggero e maneggevole nonostante il generoso schermo da 5 pollici. Punto di forza: resiste all’acqua e alla polvere. Il display in vetro è fatto per durare. Prezzo: 649 euro.

Nokia Lumia 720 Spicca per la grande attenzione al comparto fotografico (ottica Cari Zeiss), il design e la gamma dei colori. Costa sensibilmente meno dei rivali, ma sa dare parecchie soddisfazioni. Punto di forza: Windows 8 con un’ampia dotazione di servizi Nokia, dallo streaming musicale al navigatore. 249 euro.

Lg Optimus G Sottilissimo, performante e con qualche effetto speciale, come la possibilità di vedere i contenuti del telefono sulla tv o scattare foto sfruttando il riconoscimento vocale. Punto di forza: si usano più applicazioni tenendole aperte in simultanea sul display. Prezzo: 599,90 euro.

BlackBerry Z10 Il BlackBerry ripensato in modo radicale, ottimo sia per il lavoro sia per lo svago. Controllo touch e interfaccia rinnovata: si passa in modo fluido e immediato da un’applicazione all’altra. Punto di forza: Hub, spazio in cui confluiscono tutte le notifiche, dalle chiamate ai messaggi. Prezzo: 699 euro.

Htc One Diffusori stereo frontali per audio di livello anche senza indossare cuffie e un display davvero utile, per godersi qualsiasi contenuto in mobilità o giocare in alta definizione. Punto di forza: Zoe, funzione che permette di montare video e immagini in pochi secondi. Prezzo: 699 euro.

Huawei Ascend P2 Dotazione tecnica di prim’ordine con schermo da 4,7 pollici e fotocamera da 13 megapixel, a un prezzo aggressivo: così i cinesi vogliono conquistare il mercato. Punto di forza: scarica dati fino a 150 Mbps. In altre parole, nessuno è così veloce. Prezzo: 399 euro.

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