La notizia è questa: se YouTube fosse un Paese, il numero dei suoi «abitanti» raggiungerebbe il terzo posto delle nazioni più popolose, dopo Cina e India. YouTube ha infatti superato da poco la fatidica soglia del miliardo di utenti attivi al mese, un risultato davvero ragguardevole. Nel mese di ottobre era toccato a Facebook, a riprova che le comunità virtuali stanno occupando un posto fino a ieri impensabile. YouTube è la nuova tv mondiale? Con YouTube si avvera l’antico sogno di una tv senza frontiere? Com’è noto, YouTube è il più famoso tra i siti web che permettono la condivisione di file video fra utenti. L’idea è partita da tre giovani dipendenti di PayPal: Chad Hurley (amministratore delegato), Steve Chen (direttore tecnico) e Jawed Karim (consigliere) hanno fondato questa società nel febbraio del 2005. Il primo video si chiama «Me at zoo» e viene caricato due mesi dopo; passa poco più di un anno e YouTube viene rilevato da Google per 1,65 miliardi di dollari. Da allora, il portale ha compiuto passi da gigante, il suo sviluppo è impressionante. Nel giugno 2006 l’azienda comunica che quotidianamente vengono visualizzati circa 100 milioni di video, con 65.000 nuovi filmati aggiunti ogni 24 ore. Nel 2012 sono quattro miliardi le ore di video viste ogni mese. Il portale si è evoluto a tal punto da riuscire a monitorare costantemente la tipologia di filmati inseriti, così da cancellare quei video che violano i diritti di copyright o che hanno contenuti porno o illegali. Se l’uso massivo della fotografia è stato un rituale collettivo attraverso cui siamo entrati nella modernità (secondo Susan Sontag una società diventa moderna quando una delle sue attività principali consiste nel produrre e consumare immagini), l’era di YouTube sancisce la «filmabilità» e la condivisione di qualsiasi cosa. In pochi anni, YouTube si è trasformato nel più grande archivio digitale della storia, in un dispenser di frammenti audiovisivi che a volte vivono di vita propria. Ma più che strumento di rappresentazione, YouTube diventa un nuovo ambiente in grado di generare profondi mutamenti culturali. La sua rilevanza culturale è cresciuta in modo esponenziale, di pari passo con la sua presenza nelle abitudini di tutti: nasce assecondando la grande promessa degli «user generated content», i video caricati dagli utenti, cavalcando il desiderio di personalizzare sempre di più i propri consumi mediali, aggirando i vincoli imposti dai produttori «tradizionali» per crearsi una sorta di palinsesto privato alternativo ai vecchi media (compresa la tv). In realtà, si capisce ben presto che la forza principale del portale non è tanto quella di aggirare la tv ma quella di vampirizzarla, di trasformarsi in una sorta di megafono che rilancia all’ennesima potenza i fatti più curiosi o demenziali successi altrove. Nascono così i primi «meme » e i fenomeni virali, sempre caratterizzati da una portata globale (da Gangnam Style a Susan Boyle). Anche sul rapporto con la tv si giocano i destini futuri di YouTube: da un lato, i canali tv lo usano per rilanciare i propri contenuti, dall’altro il portale stesso vorrebbe creare dei propri «canali» alternativi a quelli tradizionali, su cui però regna ancora una certa incertezza sul modello da seguire e sulle possibilità di successo. YouTube, in fondo, è anche il sogno proibito di una tv che per decenni non è riuscita ad attraversare i confini nazionali, restando confinata nei rispettivi recinti: una «tv senza frontiere» che ci mette in contatto con altri mondi, con generi inediti, con star prima sconosciute. Dagli spezzoni di fiction francesi e tedesche, passando per gli sketch del Saturday Night Live e dei late show americani come Jimmy Fallon o Letterman, molto del meglio della tv attuale passa dal sito. Più o meno legalmente (adesso la tutela del copyright si è fatta più rigida). Il fatto curioso è che poi YouTube ha espresso una propria originale forma di divismo, tutto misurato sui numeri delle visualizzazioni dei video, capace anche di curiosi travasi con il mondo della tv (è il caso della YouTube star Clio Make Up, ora su Real Time). E non basta ancora. La tv è soltanto uno dei media fagocitati da YouTube in questi anni: si pensi alla radio, per esempio, o alla discografia. Grazie alla sua estrema semplicità e immediatezza, il sito si è rivelato, negli usi forse più che nelle intenzioni, un enorme juke-box: quasi ogni canzone si può trovare in diverse esecuzioni, dal videoclip alle esibizioni televisive. Persino, ed è quasi un controsenso per un portale prevalentemente basato sul video, senza immagini se non una fotografia del cantante. Tanto basta ascoltare (e trovare ciò che si cerca). E la canzone successiva è quella suggerita alla fine della clip. YouTube si inserisce appieno nei ritmi della nostra vita quotidiana, frammentari e caotici. Non richiede fatica, si accontenta (e si nutre) di momenti residuali. In un tempo in cui lo schermo una volta piccolo diventa ad alta definizione e occupa intere pareti, molti video di YouTube presentano immagini sgranate, colori sfalsati, audio fuori- sincro: il contenuto (talvolta introvabile) vale più della forma. In un’epoca in cui siamo travolti dall’information overload, sottoposti contemporaneamente a mille stimoli, i pochi minuti di una singola clip si scoprono perfetti per una soglia di attenzione sempre più bassa.

Cosa ne pensi? Lascia un commento