Un partito di lotta e di Palazzo. Un partito—anzi, un Movimento — che prosegue nell’opposizione contro tutto e tutti, in una contrapposizione frontale che rende inutile qualunque rincorsa degli avversari (ogni proposta di taglio avrà un rilancio al ribasso). E che vuole continuare nella luna di miele con il popolo grillino: tanto che Beppe Grillo dovrebbe intervenire di persona, con altri parlamentari M5S, al corteo in Val di Susa di sabato contro la Tav. Ma il Movimento 5 Stelle vuole anche penetrare a fondo nelle istituzioni, entrare nelle stanze dei bottoni, sedersi nelle vituperate poltrone e provare a cambiare volto alla «casta ». Una «costituzionalizzazione » che sarebbe bilanciata dalla controffensiva contro il (possibile) governo Pd-Pdl. Esecutivo che consentirebbe ai grillini di mantenere la purezza degli oppositori, gridando all’ennesimo inciucio, conferma definitiva che il Pd è un «Pd meno elle » e che i partiti «sono tutti uguali». Del resto, Grillo lo dice a Servizio Pubblico: «Pd e Pdl faranno un accordo, hanno sempre governato nell’ombra». Lui non ci starà: «Con Casaleggio abbiamo dato fuoco alle polveri che stanno cambiando il mondo. Questo Paese è fallito: e ora vogliamo essere più ricchi o più felici? Facendo a modo nostro saremo più poveri per i prossimi 4-5 anni, ma senza dubbio più contenti». In realtà il Movimento non è pronto a prendere il governo del Paese e Grillo lo sa benissimo. Molto meglio osservare dall’alto e fare i cani da guardia del Palazzo. Per questo ieri in molti premevano per avere i questori, anzi i questori=controllori, come da cravatta sfoggiata da Paolo Bernini. Laura Castelli, la candidata della Camera, avanza un dubbio: «Come mai Dini e Pisanu non ci vogliono? La verità è che facciamo paura. Perché vogliamo controllare anche le caramelle e vogliamo capire che tipo di caramelle ci sono là dentro». Alla fine viene eletto un questore a 5 Stelle, ma solo al Senato, Laura Bottici. «Decisione gravemente insufficiente », dice il deputato Alfonso Bonafede. Tra le richieste dei capigruppo, portate ieri al Colle, c’è anche la richiesta delle commissioni Vigilanza Rai e Copasir. La prima, per mettere le mani su un organo che sovrintende alla tv pubblica (che tra l’altro si vuole ridurre a una sola rete, «senza pubblicità e indipendente dai partiti»). Ma non solo. Si sa che i grillini hanno un rapporto conflittuale con i media. Crimi ieri l’ha detto con parole sue: «I giornalisti mi stanno veramente sul cazzo». E Grillo: «La stampa cambi o per me non esiste». Non sono gradite mediazioni che non siano l’apparente neutralità della Rete e dello streaming (usato però in modo parziale ed episodico). Ma si conta soprattutto sulla presidenza del Copasir, il Comitato per la sicurezza, con sedute e atti spesso vincolati da un rigido segreto. E come dice Giulia Sarti: «Avere il Copasir ci consentirebbe di aprire commissioni d’inchiesta per provare a risolvere molti dei misteri italiani ». Parte della strategia è l’enfatizzazione della forza dei 5 Stelle. «Siamo il primo partito», rivendicano i capigruppo al Colle: «Non ci sono state date neanche le presidenze delle Camere, oggetto di mercanteggiamento tra i partiti». In realtà, considerando i voti all’estero, il primo partito è il Pd. Ma la sottolineatura serve per rivendicare poltrone e potere. Una l’hanno ottenuta, quella del vicepresidente della Camera, che ha il volto pulito e la cortesia di Luigi Di Maio, ventiseienne studente di Giurisprudenza («sono a metà esami, continuerò con lezioni online»), entusiasta della Boldrini, ossequioso con il capo dello Stato, ma anche rispettoso del codice anti casta: «Rinuncerò alle indennità. Auto blu? Sono il male assoluto. Se mi vedete sopra, linciatemi.

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