«Per scambi indecenti qui non c’è recapito». Dopo aver vinto la difficilissima partita delle presidenze delle Camere, Pier Luigi Bersani boccia la proposta di Angelino Alfano per uno scambio tra il sostegno ad un eventuale governo del cambiamento targato Pd e il via libera all’elezione di un esponente del centrodestra alla presidenza della Repubblica e ricorda che da mercoledì la questione del nuovo governo passa nelle mani del Quirinale. Per il segretario del Pdl, Bersani non puòavere l’incarico di formare un nuovo governo perché non ha la maggioranza al Senato. E se vuole andare avanti senza strappi deve considerare la possibilità di avere il sostegno a due condizioni: «Una rappresentanza istituzionale del popolo dei moderati al Quirinale e la condivisione di una serie di misure per la soluzione della crisi». Il presidente della Repubblica, che dopodomani avvierà le consultazioni, attende di sentire dalla viva voce dei presidenti dei gruppi parlamentari le posizioni che decideranno di assumere per il futuro auspicando, in un momento particolarmente «difficile», un clima di «condivisione» ma anche di «unità e volontà di riscatto ». Il tutto «nell’interesse generale» e «senza dividersi in fazioni contrapposte su tutto» dice il capo dello Stato in un videomessaggio registrato in occasione della Giornata dell’Unità nazionale. Nell’attesa che il Colle decida a chi affidare l’incarico, Bersani spiega che l’accordo trovato due giorni fa con l’elezione di Grasso e Boldrini non può essere confuso con un accordo più generale anche per la formazione del governo. «Le istituzioni sono le istituzioni. E ieri le istituzioni hanno preso una boccata d’aria fresca. In questo momento non funzionerebbero accordi politici preventivi perché non ci sono le condizioni» precisa Bersani, che si affida con «stima e rispetto» al capo dello Stato ma esclude ogni ipotesi di governissimo. «Una nuova maggioranza comunque battezzata, che veda noi assieme al Pdl, sarebbe impossibile. Non si può mettere un coperchio precario su una pentola a pressione» spiega il segretario del Pd, che si dice «pronto» a sospendere l’erogazione di soldi pubblici ai partiti in attesa di una nuova legge che potrebbe essere approvata già a luglio. L’idea è quella di «piccole contribuzioni volontarie dei cittadini, parzialmente assistite da un meccanismo di detrazione fiscale». Quel che è certo è che il finanziamento pubblico non potrà essere abolito: «Non si racconti che gli asini volano. Per montare un palco ci vogliono i soldi… ».Malo scoglio che ostacola la formazione del governo non è certo quello dei soldi ai partiti. Bersani, che vorrebbe fare i ministri con il metodo Boldrini-Grasso, ammette che la strada che potrebbe portare Monti al Quirinale è tutta in salita e poi dà il benservito a Grillo, che non accetta il voto dei senatori 5 Stelle a favore dell’ex procuratore Antimafia e minaccia espulsioni. «Il M5S fa riunioni chiuse e poi vuole lo streaming quando va dal capo dello Stato, secondo un antico dettato che fa venire in mente le dinamiche proprie del leninismo» affonda Bersani, che chiede una vera trasparenza nei dibattiti e contesta il metodo «furbesco» adottato da Grillo, che attacca il Pd e bolla come «un inciucio» la possibilità che D’Alema vada al Colle. «Cosa credono di aver inventato? Sono un cuneo» dice Bersani riferendosi al Movimento «mi organizzo più omeno segretamente e poi approfitto di tutti gli spazi che la borghesia cogliona e capitalista midà. Su questo i grillini e ilPd sono profondamente diversi, speculari».

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