Cos’ha scritto, o non ha scritto, nella scheda infilata nell’urna di Palazzo Madama durante la votazione decivisa, Lorenzo Battista non intende rivelarlo per alcuna ragione al mondo. È pronto però a rivendicare con forza, anche a costo di entrare in rotta di collisione con il lídermáximo, la correttezza della linea adottata dai Cinquestelle al Senato. Perchè, spiega il neoeletto triestino, la posta in gioco era troppo alta: il rischio di consegnare la presidenza del Senato ad un nome impresentabile come quello messo sul piatto dal Pdl non doveva assolutamente essere corso. «Il MoVimento ha lanciato un messaggio chiaro. La decisione comune è stata quella di non rendere possibile l’elezione di Renato Schifani, un candidatonoto a tutti per la sua scarsa limpidezza. Una scelta giusta. E io mi sento a posto con la coscienza ». Eppure il voto secondo coscienza ha mandato su tutte le furie il comico genovese, che non ha risparmiato accuse durissime ai “traditori” nascosti sugli scranni di Palazzo Madama. «Prima di muovere queste critiche – ribatte a tono Battista -, Grillo dovrebbe pensare a chi è Schifani. Io so bene che tipo di persona sia e lo ricordo quando eracapogruppo al Senato: al suo confronto, Cicchitto è un principiante. Grillo non può davvero ritenere che Grasso e Schifani si equivalgano. Certo, anche sull’ex procuratore esistono luci e ombre, masul nome scelto dal Pdl di luci non ce n’è nemmeno una. Questo è stato il ragionamento ». Un ragionamento, Battista, condiviso anche dai milioni di italiani che a febbraio hanno dato il loro voto al MoVimento 5 Stelle. «Lo si è visto anche dai commenti in rete – prosegue il senatore triestino -. Sono stati pochissimi i post a sostegno della linea di Grillo. La gente ha capito che non ci sono stati traditori e si è schierata contro le sue accuse. E noi è alla gente che dobbiamo rispondere: una cosa è il pensiero di Beppe, un’altra è l’opinione degli cittadini». Parole che denotano un’autonomia di giudizio che Battista ha fatto sentire anche prima della votazione decisiva di sabato. «Ho criticato apertamente la scelta di indicare Orellana alla presidenza – chiarisce il triestino -. L’ho detto a chiare lettere:non lo conosco nemmeno io, se non da pochissimi giorni, come possiamo pretendere che lo conoscano, e quindi lo votino, gli altri? Sarebbe stato meglio non indicare alcun nome». E il rischio, ora, è che si ricrei lo stesso corto circuito sul nomedel futuro presidente del Consiglio. «L’ho detto anche a Crimi: non possiamo presentarci al Quirinale e dire semplicemente: questo non lo vogliamo, quest’altro nemmeno. Dobbiamo fare noi dei nomi e riuscire a passare dalla protesta alla proposta». Sì, ma come prendere la decisione? «È questo il vero problema – conclude Battista -. Mancano ancora gli strumenti di democrazia partecipativa che ci dovrebbero consentire di intercettare la volontà dei cittadini. Non possiamo essere noi a decidere per tutti».

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