Vito Crimi: «Un gigantesco spreco di carta e di denaro, ogni senatore ci costa 1500 euro al giorno». Roberta Lombardi: «Una giornata assurda, ci è costata 420 mila euro». I parlamentari a 5 Stelle fanno i conti con il Parlamento e al primo impatto contestano il Palazzo, che appare lento e inefficiente. Il loro debutto coincide con uno stallo politico che porta a tre votazioni senza un nulla di fatto, con i partiti principali che votano scheda bianca e solo il Movimento a 5 Stelle che si vota i suoi candidati alla presidenza. La contestazione dei neoparlamentari è totale e a dare la sintesi ci pensa come al solito Beppe Grillo: «È tempo di resettare tutto». In Aula si siedono nelle file più in alto, per «controllare». Si pongono come i cani da guardia degli altri partiti, di cui diffidano, senza troppe distinzioni. Il contatto ravvicinato con la vecchia guardia provoca qualche scintilla. Come quando il leghista Gianluca Buonanno, habitué di provocazioni mediatiche, avverte: «Mi divertirò a prenderli a calci in culo». Il capogruppo Giancarlo Giorgetti non apprezza per nulla e neanche i grillini. Il deputato a 5 Stelle di Pesaro Andrea Cecconi raggiunge Buonanno e gli fa presente che non ha detto una cosa intelligente. Il leghista non desiste: «Dico quello che voglio ». Cecconi scuote la testa: «Questo è un tempio, ma va riconsacrato». Anche Giulia Sarti, una delle più attive, ci tiene a far sapere che non sottovaluta l’importanza del Parlamento: «Questo per me è un luogo sacro». Gli sguardi in cagnesco in Transatlantico non mancano. Rosy Bindi e Alessandra Mussolini si lamentano: «I grillini non ci salutano». Un motivo c’è, sentendo Crimi: «In aula ci sono Formigoni, Verdini, Scilipoti. Vedere certa gente fa senso, fa pena per il Parlamento e il popolo italiano». Ma resettarli non si può, sono rappresentanti del popolo anche loro e la convivenza è obbligata. I parlamentari a 5 Stelle ci tengono a differenziarsi in tutto, per dettagli folcloristici ma anche per comportamenti più probanti. Rivendicano di restare disciplinatamente in Aula ed è vero: mentre molti deputati cercano sollievo in cortile per una sigaretta o vagano per il Transatlantico, trovare un grillino fuori è un’impresa. Dentro l’Aula, nonostante «la noia mortale », non giocano a Ruzzle ma studiano i regolamenti. Quattro deputate emiliano-romagnole scrivono: «Siamo state attente e composte, tra la distrazione e le chiacchiere degli altri». «Cambieranno presto », malignano i colleghi esperti. Ma intanto il gioco a differenziarsi vale su tutto, anche sulle cose piccole. Tiziana Ciprini contesta che si voti ancora con «foglietto e matita»: «Per lo scrutinio ci si avvale di una catena umana di sette persone ». In Aula viene sdoganata la bottiglietta di plastica, naturalmente con acqua pubblica. Qualcuno beve da bicchierini con il nome scritto sopra, come alle feste delle medie. Paolo Bernini contesta: «C’è uno scempio di plastica: e se ciascuno si portasse la sua borraccia? ». Grillo twitta la foto di un apriscatole lasciato su un banco del Senato, postando il noto slogan: «Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno». E pazienza che nelle scatole di tonno ci sia ormai la linguetta. Aris Prodani chiede una app per iPhone «perché altrimenti al Senato ci si perde ». Laura Castelli contesta la sala fumatori, il lungo corridoio adibito ai tabagisti: «È possibile che si chiami così una sala non chiusa? A noi ci viene il mal di gola dopo due giorni». Marco Scibona sfoggia la cravatta No Tav. Altri la scritta «no carbone». Una commessa si informa: «Ma Carbone chi, il magistrato? ». Lingue ancora straniere. Sulla sostanza, è tutto fermo. Grillo alla tv tedesca Ard spiega che «la parola governare mi inquieta », figuriamoci un governo dei partiti. L’ineleggibilità di Berlusconi non viene sollevata in giunta, ma Laura Castelli si inalbera su twitter: «Ma è possibile che si scriva che non l’abbiamo sollevata? Lo faremo presto. Mala informazione viaaaa». La Lombardi dichiara che «la tattica delle schede bianche è una pratica vergognosa». I parlamentari grillini si votano il loro candidato e alla fine si applaudono da soli, soddisfatti. Paolo Cirino Pomicino, dalla buvette, si mostra comprensivo: «Grillini brava gente. Vogliono un partito nuovo, come sempre. Anche Togliatti e si è visto. Comunque la vuole una previsione? Tempo sei mesi e il 30 per cento di loro sarà espulso, altro che partito nuovo».

Cosa ne pensi? Lascia un commento