Habemus Papam, Georgium Marium Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum». Il proto diacono, il cardinale Jean-Louis Tauran, annuncia con voce rotta di emozione, che si rivela profondissima. Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, gesuita è il nuovo Papa. La folla, in piazza San Pietro, trattiene il respiro. C’è un minuto di silenzio, sembra che nessuno si renda ben conto di chi si tratti. Poi, dopo aver compreso che il nome scelto, è appunto quello del tutto inedito di Francesco, fa esplodere un urlo. Il cardinale riunisce in se alcuni primati nella storia, il suo nome, Francesco, e il fatto di essere gesuita. Il rigore e la «conoscenza del mondo», gesuitica, e l’umiltà francescana, uniti insieme. Ed è anche il primo Pontefice sudamericano. Non solo. In molti ricordano immediatamente che proprio Bergoglio è stato lo sfidante di Joseph Ratzinger, nel Conclave del 2005, quando si registrò un testa a testa che durò fino al quarto scrutinio, poi lui stesso chiese di non essere votato. Tutte queste notizie, tutti i flash che attraversano la mente, scorrono in un istante, mentre via della Conciliazione è letteralmente occupata da decine e decine di migliaia di persone, forse centomila. Francesco appare, la gente saluta, acclama, piange. Lui è arrivato con passo sicuro. Rivolge un tranquillo «Buonasera », ricorda che i cardinali «sono andati a scegliere il vescovo di Roma ben lontano, quasi alla fine del mondo» (e in molti ricordano quel che disse nel 1978 papa Giovanni Paolo II, che si definì «venuto da lontano»), rivolge il proprio ringraziamento, ha un tono umile e soprattutto prega, fa pregare per lui, «insieme al popolo» perché lui è «il vescovo di Roma», chiede una preghiera «per il nostro Vescovo emerito Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui perchè il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca ». Fa recitare un Padre nostro, un’Ave Maria, un Gloria al Padre e tutti pregano, in un silenzio più totale. Poi benedice tutti attraverso la radio, la televisione e «tutti i mezzi di comunicazione» e concede l’indulgenza plenaria. Si concludono così le ore più lunghe della vita dell’ex cardinale Bergoglio. Entrato in Conclave ieri pomeriggio, dopo cinque votazioni, il risultato irrevocabile, la fumata bianca e le campane «sciolte», che suonano a distesa, la sua risposta all’elezione, il «sì» che cambia la sua vita e la storia della Chiesa. Poi il lento passare tra le stanze vaticane, fino alla Loggia delle Benedizioni, nella stanza «delle lacrime », dove ha riposato un momento, ripensare a quanto sta accadendo, al compito immane che lo attende. Si è infilato la veste bianca, pronta da qualche giorno. E vuole fare subito una cosa: telefonare a Joseph Ratzinger, per salutarlo, per chiedergli sostegno. E ora ecco, è arrivato il momento di affacciarsi, di farsi vedere e salutare la folla che urla, le parole rotte dall’emo – zione, il mondo che è percorso dalla notizia, le smentite di tutti i pronostici della vigilia. Come spesso accade, infatti, dal Conclave escono responsi completamente diversi dai tanti commenti e analisi -anche supponenti – dei lunghi giorni di vigilia. La Chiesa ribalta le logiche del mondo. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, poi avverte: «Il Papa ha detto che vuole andare a pregare la Madonna, credo che ci sarà domani (oggi, n.d.r.), probabilmente, una visita a Santa Maria Maggiore, ma non so ancora in che orario potrà svolgersi». E sulle «mosse» del neoeletto Papa adesso si scatenano i nuovi pronostici, soprattutto sul se e quando andrà a trovare il suo predecessore a Castel Gandolfo. Il direttore della sala stampa conferma: Papa Francesco I ha telefonato subito dopo l’elezione a Benedetto XVI e nei prossimi giorni andrà a trovarlo». Poi annuncia che ha anche deciso di ricevere i giornalisti e gli operatori dei media in udienza sabato mattina nell’Aula Nervi. E oggi pomeriggio celebrerà la messa nella Cappella Sistina, la messa di intronizzazione ci sarà il 19 marzo. Padre Lombardi si lascia andare anche ad un commento più personale, più legato alla propria vita. «Sono scioccato di avere un mio confratello come Papa. I gesuiti cercano di essere servitori della Chiesa». Dunque, secondo padre Lombardi, «sarà un Papa che vuole servire». Questa elezione, commenta ancora, «è una bella risposta» a quanti hanno letto la storia recente della Chiesa e il conclave in termini di «lotte di potere». Si diceva infatti dei vari primati che il nuovo Pontefice riunisce nella sua persona. L’argentino Bergoglio è anche, come accennato, il primo pontefice gesuita nella storia del papato. L’ordine fondato da Ignazio di Loyola nel 1534, infatti, pur essendo potentissimo nei secoli non ha mai espresso un papa di Roma, avendo tra l’altro una gerarchia molto strutturata con in testa un potente preposito generale, che non a caso viene chiamato il «Papa nero». Oggi i gesuiti sono 17.906 nel mondo.

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