Marziani quattro, terrestri zero. In una notte, il Barcellona cancella il Milan e la zavorra sacrilega dell’a ndata (0-2). Doppietta di sua maestà Messi, poi Villa e Jordi Alba. Non c’è stata partita. Lezione di calcio. Il palo di Niang, un attimo prima del bis di Messi, appartiene alla riffa che il calcio sa essere, quando decide di tenerci col fiato sospeso. Sono partite, queste, che segnano una stagione, se non proprio la storia. Altro che sfinito, il Barcellona. Il Milan l’ha subìto da cima a fondo, aggrappato com’era al ricciolo del caso. Allegri deve rinunciare a Balotelli per norma e a Pazzini per forza. Roura, lui, preferisce Mascherano a Puyol e, non pago, affianca Villa e Pedro a Messi. In teoria, molto in teoria, 4-3-3 contro 4-3-3. La partita è un libro aperto: torello del Barça, muro del Milan. All’andata, ai catalani non bastarono oltre ottocento passaggi per scoccare un tiro. Questa volta ne bastano una decina, e addirittura non più di due e tre, stretti stretti, per liberare il sinistro di Messi. Gol, splendido: il primo su azione della Pulce a una squadra italiana. Siamo appena al 5’, il Milan prova a reagire e un’azione Boateng-El Shaarawy buca la difesa, non Valdés. Un contatto sospetto tra Abate e Pedro infiamma l’arena: puzza di rigore (e di rosso). ABBIATI e la traversa smorzano una sventola di Iniesta (e sul rimbalzo, Pedro spreca di testa). Montolivo, Ambrosini, Flamini sono presi in mezzo. Niang, Boateng ed El Shaarawy mendicano munizioni. Si gioca a una porta sola. Abbiati si immola su Xavi (17’). Il pressing alto del Barça è una tortura. Mexes e Zapata ronzano attorno a Villa e Padro, Abate e Constant si occupano, in corsia, di Iniesta e Dani Alves. Xavi e Busquets smaltiscono il traffico. Non può non sporgersi, il Barcellona, e, dunque, non può non concedere qualcosa: il problema è cogliere l’attimo. Dopo venti minuti di fuoco, si passa a una lenta processione verso l’area di Abbiati. Da una parte, serve pazienza; dall’altra, coraggio. E precisione, le poche volte che il faraone si smarca o tira. Messi s’imbosca al limite, verso il 33’ Allegri accentra Boateng e allarga Niang, che proprio ariete non è. Il destino ha un sobbalzo tra il 38’ e il 40’. Palo di Niang, su liscio di Mascherano. Raddoppio di Messi, su tocco di Iniesta. Niang era solo, Messi no. Niang ha 18 anni, Messi è Messi. E’ proprio lui – e chi, se no? – a battezzare la ripresa: ci pensa Abbiati. Il Milan prova a guadagnare metri, situazioni. Il Barça rallenta, Xavi e Iniesta cercano di stanare gli avversari. L’idea paga: 10’, anticipo di Mascherano, assist di Xavi, David Villa brucia Constant e fulmina Abbiati. Dalle zero conclusioni del Meazza a tre gol in meno di un’ora: tutta un’altra storia. COME SI DICE in gergo pugilistico, il Milan resta sul colpo. Annaspa. Barcolla. Allegri richiama Ambrosini e Niang: tocca a Muntari e Robinho. Il tiki-taka del Barça, da adrenalina che era, diventa camomilla. O la va o la spacca: è questo il significato di Bojan al posto di Flamini. Roura, da parte sua, avvicenda Villa con Sanchez. E poi Mascherano con Puyol. I serbatoi sono quasi vuoti, si gioca sui nervi, si specula sulle parabole. Bojan, ex Barcellona, imbecca Robinho, “murato” da Jordi Alba. Anche Xavi e Busquets, nel loro grande, perdono colpi. Adriano avvicenda Pedro al 38’: un fluidificante per un attaccante, segno che un po’ di fifa circola. Si chiude, il Barça; e ci prova, il Milan. Gli ultimi dieci minuti sono tutti suoi meno uno, il 91’, quanto basta a Jordi Alba per sfrecciare in contropiede e calare il poker. Giù il cappello. A proposito: come la mettiamo, adesso, con la storia dell’alle – natore telecomandato? CLICCA QUI PER VEDERE I GOL

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