Roberto Maroni resta segretario federale della Lega, con pieni poteri. E potrebbe rimanerlo fino alla scadenza naturale del suo mandato, nel 2015. A chiederglielo, con un voto che ha respinto all’unanimità le sue (annunciate) dimissioni, è stato il Consiglio federale riunito nella sede di via Bellerio a Milano per un’analisi dell’esito delle ultime elezioni. Maroni, che fra pochi giorni entrerà in carica come presidente della Regione Lombardia (e che oggi ha già cominciato a ragionare con il coordinatore del pdl Mantovani sui nuovi assessori), ha rimesso il suo mandato di segretario al massimoorgano decisionale del movimento, come promesso, ribadendo che voleva occuparsi solo di Lombardia, la sfida di una vita. «Un culo, una sedia», il suo credo, manifestato anche davanti a Umberto Bossi che, dopo aver accennato alla possibilità di un congresso per la successione (senza però raccogliere seguito fra i dirigenti presenti), non avrebbe preso parte alla votazione per la riconferma di Maroni. Per la Lega, evidentemente, è troppo presto per affrontare una nuova rivoluzione nella sua leadership: è passato appena un anno da quando Bossi è stato costretto al passo indietro dalle inchieste e dagli scandali che hanno toccato anche la sua famiglia. C’è stata, sì, la vittoria in Lombardia. Manel contempo i consensi si sono dimezzati un po’ ovunque. Una consapevolezza, quella di essere ancora in mezzo al guado, testimoniata in queste settimane dalle turbolenze della militanza e affidata alla freddezza di una nota ufficiale che è stata distribuita al termine di due ore di discussione: «Il Consiglio federale, considerato il momentodi incertezza politica nazionale, la necessità di assicurare stabilità e unità al Movimento e l’obiettivo di dare rapida attuazione al progetto della macro regione del nord, ha respinto le dimissioni con voto unanime, con l’unica eccezione dello stesso Roberto Maroni ». Lui, il segretario federale, ha difeso fino in fondo la sua scelta delle dimissioni, pur conoscendo ormai da giorni gli appelli dei suoi a non lasciare. Ma dopo la votazione per alzata di mano ha dovuto cedere, promettendo che resterà in carica «per l’unità» della Lega. Il segretario-governatore ha anche chiesto ai suoi più disciplina, perchè d’ora in avanti i panni sporchi della dialettica interna vengano lavati in casa. Dunque, avanti con Maroni, avanti col progetto di macro regione su cui il segretario si è impegnato in campagna elettorale e per il quale dovrà lavorare da presidente della Lombardia. Allo scopo il Consiglio Federale ha deliberato l’istituzione diun comitato strategico per l’attuazione del progetto. A quanto si è saputo, non si è parlato invece dei risultati raccolti alle urne, che hanno provocato malumori specie in Veneto. Confermatissimo invece, il 7 aprile, il raduno di Pontida, che manca da due anni e che, per i bossiani più irriducibili, potrebbe trasformarsi nella vera valvola di sfogo degli umori della base.

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